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L’autobiografia non è solo un genere letterario. E’ anche, in particolar modo per chi si occupa di processi formativi, una metodologia educativa che si avvale oggi, dopo vent’anni di studi ed esperienze internazionali, di molteplici strategie e strumenti destinati alla cura e alla crescita di sé e degli altri nei più differenti contesti. Da quelli universitari, a quelli del lavoro e della promozione delle culture locali e del benessere individuale, della

scuola di ogni ordine e grado all’interno di programmi di educazione del pensiero e dell’intelligenza, delle emozioni e della reciprocità interculturale, delle differenze di genere, la formazione autobiografica alimenta infatti progetti e ricerche i cui motivi prevalenti riguardano aspetti di natura cognitiva, motivazionale, trasformativa.

Nel raccontare di sé, da sempre occasione di riflessione e di ripensamento, “più che il racconto di vita, il narratore trasmette senza saperlo le istruzioni per l’uso”1. E’ essenzialmente a partire da questa intuizione che la declinazione pedagogica dell’autobiografia ha saputo costruire proposte capaci di porre il soggetto al centro del percorso formativo, restituendo ai suoi vari ambiti – spesso soffocati da una ricerca ossessiva tutta tesa a contrastare costantemente il già troppo “pieno” delle nostre vite, non solo professionali, con il “pieno” di prestazioni e oggettività – la voglia di ricercare, di ricordare e di ragionare, il piacere della concentrazione e della meditazione,  della ricerca condivisa di modi di sentire, di interpretare e di comunicare, di tornare ad attribuire valore e significati al proprio operare. L’educatore autobiografo si presenta come un mediatore di comunicazione che facilita l’autoriflessione e l’apprendimento, proponendo esercizi, giochi, esperienze creative di carattere narrativo; raccoglie e riorganizza le testimonianze tanto dei bambini o degli adolescenti quanto degli adulti o degli anziani per conservarle e proteggerle, per riproporle in lettura; che accompagna – quando lavora nel disagio, con la vecchiaia, con l’handicap, con i giovani in difficoltà – e assiste, svolgendo una funzione di incoraggiamento e promozione dell’autostima. Tale figura, riconoscibile in un docente, in un educatore, in un animatore, in un pedagogista ecc. si preoccupa anche di fornire interpretazioni non psicologiche ma filosofiche e pedagogiche sulle potenzialità, sugli stili di pensiero, sulle competenze cognitive, su quanto il soggetto potrebbe ulteriormente aggiungere e sviluppare raccontandosi, pure esplorando altre domande, linguaggi e modalità narrative2.

Una simile poliedricità di prospettive, dovuta in Italia all’impegno profuso da oltre dieci anni dal Gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca diretto da Duccio Demetrio  (e testimoniata a più riprese anche nelle pagine di questa rivista), ha determinato la creazione dal basso di una vasta comunità di operatori culturali che nell’approccio autobiografico si riconoscono, apportando nuovi e costanti contributi personali. Una “ragnatela” (secondo una felice espressione di Demetrio) che ha dato vita a corsi universitari, seminari, convegni, riviste, collane editoriali e, soprattutto, alla “Libera Università dell’Autobiografia”, un’associazione culturale senza fini di lucro, fondata nel 1999 ad Anghiari, antico borgo medioevale dell’Alta valle del Tevere, culla natale e artistica di Piero della Francesca, in cui si organizzano da allora attività di formazione, di consulenza e ricerca sul campo con il patrocinio dell’Ateneo milanese, e in cui è possibile frequentare una scuola biennale (aperta a chiunque sappia leggere e scrivere) dedicata all’arte dell’autobiografia e agli approfondimenti scientifici sul ruolo, il senso, le finalità e gli obiettivi specifici della scrittura autobiografica e delle storie di vita.

Dalla ragnatela alla rete il passo era inevitabile. E non solo per una presenza che oggi sembra si imponga, a gruppi e individui, nel mondo del Web. L’immagine di antica e lontana memoria che campeggia nella home page del nostro portale, oltre ad una opzione etica di trasversalità culturale che da sempre ci contraddistingue (tanto più importante in tempi di integrismi e fondamentalismi non solo intellettuali), allude piuttosto a una scommessa che consiste nel desiderio di provare a coniugare, mantenendole vive, le forme tradizionali del racconto di sé con quelle proprie di altri linguaggi di cui Internet incarna ben più di una semplice moderna metafora. Ad Anghiari, non a caso, ci preme ricordarlo, si incontrano oltre che scienziati della memoria e del pensiero autobiografico, pedagogisti, educatori, terapeuti e sociologi anche esperti in letteratura, cinema, teatro, musica, pittura, poesia, linguaggi corporei.

Autobiografia.it nasce insomma come ulteriore occasione per tenere insieme una realtà interdisciplinare che riscuote sempre più consensi pur rifuggendo le mode e le facili promozioni, dai confini incerti in quanto libera e aperta, in costante divenire, composta da  individualità tanto orgogliosamente irriducibili quanto consapevoli dell’ineludibilità del bisogno di relazioni e di scambi.

Nel sito vi offriamo, per cominciare, più di cento pagine, la possibilità di dialogare, attendendo le vostre sollecitazioni (e le vostre critiche) per crescere, anche questa volta, insieme.

1Formenti L., La formazione autobiografica. Guerini, Milano 1998.

2Demetrio D., L’educatore auto(bio)grafo. Unicopli, Milano 2000.