Una religione per la vita

 

Maria Piacente

 

La domanda da porsi potrebbe essere: “cos’è la vita?”, ma la risposta richiederrebbe un tempo  infinitamente lungo, tanto che non ci basterebbe una sola vita per rispondere…

Allora forse è meglio chiedersi: come possiamo affrontare la vita, di quali credenze, schemi interpretarvi, visioni del mondo possiamo dotarci per dare un senso a questa vita che, canta Vasco Rossi, “un senso non ce l’ha”?

Come prendere atto che l’irrazionale che è presente in ciascuno e ciascuna di noi ha, udite, udite, senso e che, e sembra un ossimoro, questo nonsense va compreso, va ascoltato, va forgiato, per poterla affrontare e vivere questa nostra vita?

Questa nostra vita nella quale la morte viene costantemente espunta e… dimenticata, come non ne facesse parte, mentre forse, come fanno le religioni, ad essa dovremmo guardare per trovare un senso alla vita.

Dico quasi sempre che, all’interno dei nostri dossier, troverete contributi di grande interesse ed effettivamente, nemmeno questa volta, ci smentiamo. Intanto, non potevamo non occuparci di un argomento così importante come quello delle Religioni, nella nostra società multietnica e multireligiosa, in particolare in questo momento storico in cui donne, uomini e bambini cacciati dalle loro case e dalla loro terra fuggono insieme alle loro “religioni” per mare (soprattutto) e per terra, in ogni dove.

E allora, occorre affrontare il tema e riflettere su quanto il processo di integrazione in seno alla società possa essere anche facilitato, e non solo ostacolato, dalle religioni e dai loro differenti credo.

E riconoscere che all’interno delle stesse vi sono dispositivi educativi (anche irrazionali) che favoriscono l’educazione e la crescita dei nostri ragazzi, andando a sorreggere i pilastri dell’animo umano.

I fondamenti etimologici della parola religione, re-ligare, come legame originario capace di tenere insieme ed unificare la realtà, e re-legere, gesto della rilettura, del leggere più a fondo i vissuti, costituiscono cornici educative entro le quali pescare, all’interno dei grandi paradigmi ideologici, strumenti capaci di operare metamorfosi in grado di costruire collanti tra le varie religioni per un approccio più libero e più laico. Si tratta di costruire perimetri condivisi entro i quali nascere, crescere e divenire con la consapevolezza che, nel tempo, queste cornici possano essere riconsiderate.

Distillare un’essenza capace di rivelare che “l’essenziale è invisibile agli occhi”, che si può vedere bene solo con il nostro cuore, anch’esso invisibile, eppure così vero e pulsante.

Uno sforzo titanico, certo. Ma non possiamo fare crescere donne e uomini dimentichi dei patrimoni materiali, immateriali e spirituali dell’umanità. Ciò cozzerebbe fragorosamente contro il desiderio di libertà e giustizia di ogni essere umano.

Per questo nell’ambito del sapere e della conoscenza sembra necessario andare al di là dell’assunzione dei precetti dogmatici, promuovendo uno studio aconfessionale delle religioni e dei  loro testi. Arricchiamoci della diversità ideologica dei paradigmi religiosi, prendiamo il meglio da ogni religione e utilizziamolo per dare un senso alla vita.

Scontri ideologici, presunzione di verità e guerre (più o meno figurate) “in nome di dio” non hanno più senso nell’era contemporanea. Il sacro, scrive Maria Zambrano nel testo L’uomo e il divino, è ambiguo, ermetico, incomprensibile e resiste alla libertà umana.

Il nulla è l’irriducibile che la libertà umana trova quando pretende di essere assoluta… Chi pretende assolutamente di essere finisce per sentirsi nulla dentro una resistenza senza frontiere. É il sacro che riappare con la sua massima resistenza. Il sacro con tutti i suoi caratteri: ermetico, ambiguo, attivo, incoercibile. E come tutto quello che resiste all’uomo, sembra nascondere una promessa”.

Lasciamo che ognuno sia libero di trovare la propria promessa.