La violenza contro le donne nella storia Contesti, linguaggi, politiche del diritto (secoli XV-XXI)

Simona Feci e Laura Schettini (a cura di)

La violenza contro le donne nella storia Contesti, linguaggi, politiche del diritto (secoli XVXXI)

Viella, Roma 2017, pp. 287, € 27,00

È in atto qualche cambiamento nella prassi della violenza sulle donne o assistiamo ogni giorno alle consuete conseguenze del secolare strapotere degli uomini?

Il lavoro di Simona Feci, docente di Storia del diritto medievale e moderno all’Università di Palermo, e di Laura Schettini, ricercatrice di Storia contemporanea all’Università L’Orientale di Napoli, La violenza contro le donne nella storia, indaga nel passato anche per dare risposta, documentata e circostanziata, a questo interrogativo che da qualche tempo sociologi, psicologi ed opinionisti si pongono di fronte all’inasprirsi degli episodi di violenza sulle donne.

Si tratta di un ambito in cui la raccolta dei dati risulta, come è noto, particolarmente difficile; ciononostante appare evidente ed inquietante il moltiplicarsi delle forme più estreme del fenomeno (il numero dei femminicidi lievita di anno in anno). Diventa dunque necessaria un’analisi approfondita delle costanti e delle variabili delle molteplici forme di violenza e della relativa percezione a livello etico e sociale, una analisi che possa fornire indicazioni utili per elaborare gli strumenti e i modi dell’intervenire.

Il libro si compone di due parti, strettamente correlate: la prima (contributi di Ferrante, Feci, Borgione, Radica, Pelleriti, Mantioni, Stagno) che guarda al passato, dentro alcuni specifici contesti dell’Italia dei secoli scorsi; la seconda (Pisa, Bossini, Rossilli, Trimarchi, Boiano, Gamberi) che, illustrando la situazione attuale di politiche e diritti, guarda al futuro.

In prima istanza dunque, nell’intento di “interrogare la dimensione storica della violenza maschile al fine di individuarne i tratti costitutivi e far emergere le dinamiche sociali e culturali attraverso cui si realizza”, le curatrici coordinano una serie di saggi che, prendendo in considerazione settori specifici, vanno a scandagliare il milieu culturale in cui prendevano forma un tempo denunce e sentenze giudiziarie. Da un processo bolognese del primo Seicento, dalle cause di separazione nella Torino dell’Ottocento, e poi dagli interventi del “poliziotto paciere” nella Sicilia post-unitaria, si coglie come il mantenimento dell’ordine sociale e la tutela dell”onore” maschile informassero ogni orientamento e sentenza. La ricerca condotta sui repertori di cinque tribunali fiorentini, per un periodo che va dalla fine del Settecento alla metà dell’Ottocento, a proposito delle violenze su bambine, rileva quanto dai difensori degli accusati venisse messa in dubbio la “onestà” delle piccole, spesso definite “maliziose”. Un atteggiamento, quello della colpevolizzazione delle vittime che ancor oggi non cessa di essere posto in atto.

Nella seconda parte del libro, attraverso numerosi saggi, si mette a fuoco il cammino percorso dai movimenti delle donne, si illustrano le proposte di legge italiane ed europee per contrastare la violenza di genere e si relaziona sulla risoluzione dell’ONU del 2008 (la 1820) a proposito dei crimini sessuali di guerra. Un intero saggio è dedicato ai mutamenti portati in ambito giuridico dal femminismo: si constata il perdurare di pregiudizi e miti, ma al tempo stesso si rileva la “portata trasformativa dell’esperienza concreta che le donne fanno del processo e della legge”.

L’intento delle curatrici nel comporre questo prezioso volume è, per loro dichiarazione, non solo quello di “contribuire a una più corretta consapevolezza della violenza e delle sue radici, delle disuguaglianze di cui è espressione” ma anche e soprattutto un “aiuto a contrastarla, decostruendo e depotenziando sul piano culturale e politico i simboli e i discorsi pubblici di cui si nutre”.

In questo senso desta interesse il saggio conclusivo che intende porre l’accento sul perdurare nei mezzi di comunicazione di stereotipi che di fatto perpetuano schemi di valori contro i quali si intenderebbe lottare: ne sarebbero esempio le Pubblicità-Progresso in cui appare la donna vittima e perdente, ripresa dal punto di vista del maschio (invisibile) che la aggredisce.

Maria Cristina Fedrigotti

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