L’educazione extrascolastica nella seconda metà del Novecento. Tra espansione e rinnovamento (1945-1975)

Giuseppe Zago (a cura di)

L’educazione extrascolastica nella seconda metà del Novecento. Tra espansione e rinnovamento (1945-1975)

FrancoAngeli, Milano 2017, pp. 256, € 35,00

Il testo si propone di offrire un contributo allo studio dell’educazione extrascolastica o non formale, area che manca ancora di una storicizzazione organica, proprio perché, come viene chiarito nell’introduzione, essa ha risentito di una certa subalternità nei confronti dell’educazione scolastica, che è stata per lungo tempo considerata l’unico sistema preposto a educare. Del resto già la denominazione di extrascolastica -o non formale- ne rivela in un certo senso la posizione ancillare, costretta com’è a definirsi per ciò che è “altro” o che “non è” rispetto alla scuola.

Nelle intenzioni del curatore, Giuseppe Zago, si tratta di un primo tentativo per avviare nuovi itinerari di ricerca, e il testo si pone in effetti come uno strumento molto ricco, capace di rendere conto di un ampio patrimonio di esperienze, che vengono collocate in un quadro storico e legislativo sempre dettagliato eppure agile. La capacità di autori e autrici di raccontare con semplicità, senza mai rinunciare a dare conto della complessità, rende la ricostruzione storica vivace e la lettura coinvolgente.

Il testo propone in apertura le iniziative messe in campo, o ricostituite, dopo il ventennio fascista e la guerra, da un lato, dal mondo cattolico (Luciano Caimi) e dall’altro, dalla sinistra italiana (Pietro Causarano). Scelta ovviamente non casuale quella di aprire richiamando le pratiche delle due grandi forze che si pongono come fondamentali nella fase della ricostruzione: in tal modo viene delineato un orizzonte di senso politico e culturale che permette a chi legge di ambientare e posizionare anche le altre esperienze.

Particolare attenzione viene dedicata all’educazione dei minori. È in questa fase che si assiste alla trasformazione da un sistema di tipo assistenziale a un modello di tipo educativo. Tale passaggio riguarda i nidi e le scuole per l’infanzia (Monica Ferrari), ma riguarda anche o soprattutto i servizi residenziali per i minori (Giuseppe Zago). La trasformazione procede in modo non lineare, tra resistenze al cambiamento, e quindi arroccamenti e permanenze del modello assistenziale, e spinte innovative a volte tropo rapide o velleitarie. Un cambiamento di prospettiva davvero epocale dal quale comunque non sarà più possibile prescindere.

Trova spazio in questa parte del testo la didattica museale (Fabio Targhetta). Anche in questo caso si tratta di una trasformazione: da una funzione prettamente conservativa-espositiva, i musei infatti tendono a divenire luoghi nei quali viene elaborata e offerta una proposta educativa.

La seconda parte del testo approfondisce l’ambito dell’editoria e dei media.

Anche l’editoria per l’infanzia è stata attraversata, nel periodo 1945-1975, da grandi trasformazioni in tutta l’Europa (Marnie Campagnaro). Si rende urgente il recupero di valori, quali la pace, la comprensione internazionale, la solidarietà, il rispetto di tutti gli esseri umani per costruire un nuovo tessuto sociale in grado di aiutare anche la ricomposizione delle famiglie lacerate dal conflitto. Nascono così letture per l’infanzia che propongono personaggi in grado di farsi interpreti delle esigenze di tutti i bambini (è il caso ad esempio di Pippi Calzelunghe). Nella Germania Occidentale (Hans-Heino Ewers) nascono libri pensati “per offrire ai bambini un mondo tuto loro” nel quale possano finalmente sentirsi più liberi e sereni. In Italia (Giordana Merlo) la letteratura per l’infanzia mira ad allenare i giovani a ad essere soggetti di trasformazioni per sé e per la società intera.

Nei Paesi Europei insomma si fa strada l’idea che occorra proporre nuovi modelli che aiutino i giovani a uscire dalle vicende della guerra, ma che al contempo contribuiscano a educarli affinché si rendano protagonisti del proprio futuro.

Non solo l’editoria, ma anche la televisione si appresta in quegli anni a divenire uno strumento educativo con una forza senza precedenti, sia per gli adulti, sia per i bambini. Un’analisi del “Corriere dei Piccoli”, periodico dedicato ai bambini, permette di analizzare gli atteggiamenti diversi attraverso i quali gli adulti hanno guardato al rapporto che andava instaurandosi tra i più piccoli e la televisione (Simonetta Polenghi).

Il testo si chiude con un’analisi dei documenti elaborati dagli organismi internazionali relativi, appunto, all’educazione extrascolastica (Carla Callegari).

Claudia Alemani

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