Teorie e metodi di pedagogia interculturale

 

Mariangela Giusti
Laterza,
Roma-Bari 2017,
€ 13,99

Esce per Laterza il volume Teorie e metodi di pedagogia interculturale di Mariangela Giusti, docente universitaria impegnata da diversi anni nell’ambito della pedagogia interculturale che unisce all’attività di ricerca sul campo una riflessione non finalizzata a se stessa, ma volutamente orientata ad individuare strumenti e metodologie che meglio possano aiutare i docenti, gli educatori nella costruzione di ambienti formativi concretamente inclusivi e interculturali, dove tutti i soggetti concorrano ad un confronto e ad uno scambio capace di valorizzare le specificità di ognuno e di individuare intersezioni e punti di contatto.

Il volume è suddiviso in due parti entrambe volte a far crescere nel lettore l’immagine di una pedagogia fortemente costruttiva e generativa. Non si trova, infatti, nel testo una riflessione sul tema dell’intercultura portata avanti in modo teorico e astratto, quanto un lavoro che prende spunto da molteplici osservazioni e laboratori condotti personalmente dall’autrice insieme a docenti, dirigenti scolastici, educatori in diverse città italiane. La narrazione di ciò che è accaduto e di ciò che è stato osservato diventa occasione per Giusti, ma anche per chi legge, di estrapolare considerazioni di ordine metodologico che conducono alla formalizzazione di alcuni principi preziosi per chi voglia sviluppare una competenza interculturale con la quale affrontare le sfide della complessità e della multiculturalità oggi presenti nella maggior parte dei contesti formativi: le scuole, i centri di aggregazione, gli spazi pubblici. Se si vuole realmente agire per la costruzione di ambienti educativi in cui i ragazzi, gli allievi, gli adulti possano sperimentare le opportunità offerte dalla presenza di persone provenienti da luoghi diversi, portatori di lingue e sistemi valoriali differenti, occorre assumere fin da subito un atteggiamento intenzionalmente propositivo, scrive l’autrice, intendendo con questo che il docente, l’educatore, l’adulto interessato debbano scegliere in modo ragionato, sensibile e progettuale gli strumenti e le attività che vogliono proporre alla classe, o al gruppo, per trasmettere una visione positiva della presenza di identità culturali diverse, per favorire una comunicazione interpersonale grazie a cui superare diffidenze ed ostilità, e più in generale per promuovere un’idea di cultura aperta, fatta di scambi, di intrecci, di meticciamenti, capace di tenere insieme analogie e differenze. Un atteggiamento pedagogicamente interculturale genera cambiamenti all’interno del gruppo e può agire sul comportamento e sul modo di guardare alle differenze da parte dei ragazzi e degli adulti. La dimensione del costruire, ripresa nella seconda parte del volume attraverso la presentazione di casi ma soprattutto di strumenti didattici da poter utilizzare (testi narrativi e materiale video specifici a seconda dell’età e delle finalità che si vogliono perseguire), necessita secondo l’autrice di un presupposto fondamentale: l’assunzione di un atteggiamento fiducioso. Più volte ricorre nel testo la parola “fiducia” e certamente non a caso. Occorre aver fiducia nel fatto che la pluralità delle lingue, delle culture, delle religioni, delle identità sia di per sé un valore centrale di ogni intento educativo e, a partire da questo, avere fiducia nelle potenzialità che la scuola (o un altro ambito formativo) ha nel riuscire a promuovere atteggiamenti di apertura e confronto non conflittuali. Il docente, l’educatore, l’adulto intenzionato a costruire ambienti in cui le individualità siano valorizzate deve avere fiducia in ciò che fa dal momento in cui lo ha pensato e progettato a partire dall’osservazione attenta e dalla conoscenza dei soggetti con cui interagisce, ma deve avere fiducia anche in quegli stessi ragazzi a cui si rivolge. Sono gli allievi che, se ben accompagnati attraverso attività laboratoriali svolte insieme o a piccoli gruppi, possono individuare modalità di incontro e di relazione capaci di andare oltre alla diffidenza e al rifiuto per ciò che si impone inizialmente come diverso e “indecifrabile”. Occorre tempo certo, ci ricorda l’autrice, e occorre anche studio, la ricerca degli strumenti e delle risorse più adatte; occorre stringere alleanze, valorizzare le risorse disponibili, avvalersi delle normative per puntellare le proprie scelte didattiche, ma ciò che emerge dalla lettura del testo è che una trasformazione culturale e interculturale è possibile. La scuola può farsi mediatrice all’interno, tra studenti di provenienza diversa, tra questi e i loro docenti, e all’esterno, con le famiglie, con il resto del territorio. “Chi si occupa di scuola non deve distogliere lo sguardo ma allargarlo, estenderlo, fino a ciò che sta intorno alle scuole”, confidando che attraverso scelte educative e didattiche precise sia possibile costruire una società in cui diffidenze e atteggiamenti razzisti possano essere smussati in nome di un pluralismo articolato e complesso in cui coesistano le diversità ed emergano comunanze e nuove identità.

Anna Chiara Lugarini

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