Scelti per voi ragazz* XXI_3

Davide Morosinotto

La legge della Giungla. La vera storia di Bagheera

Il battello a vapore, Milano 2016, pp. 292, 16,00

Età di lettura: dai 10 anni

Vi è mai capitato leggendo un libro di domandarvi se i personaggi della storia avevano avuto una vita prima di quello che accade nella narrazione, di chiedervi chi erano e quali esperienze li hanno portati lì in quell’esatto momento?

C’è chi non se ne preoccupa, chi se lo chiede ma non osa fantasticare e chi come lo scrittore Davide Morosinotto si spinge ben oltre e crea dal nulla l’intera storia di un personaggio.

Nel caso specifico stiamo parlando di uno dei personaggi più amati del Libro della Giungla. Tutti conosciamo Mogwli e le sue vicende con il lupo Akela, l’orso Baloo, la tigre Shere Khan e con la pantera Bagheera, ma nessuno sa come questi si siano conosciuti e abbiano vissuto insieme prima che Mowgli piombasse tra loro. L’autore di questo bel libro ce lo svela in modo molto particolare attraverso le vicende di Bagheera, la pantera nera.

Tutto ha inizio con il matrimonio di un Principe e una Principessa indiani e con un domatore di belve che porta in dono agli sposi alcuni cuccioli di pantera. Per errore, durante il festeggiamento, la Principessa sceglie l’unico cucciolo di pantera diverso dagli altri, tutto nero, se ne innamora e lo tiene per sé chiamandolo per l’appunto Bagheera. Pramesh, il domatore, che in realtà sperava di fare molti soldi con la vendita del raro cucciolo, accusò il suo servo Hem dell’errore e, per punizione, lo indicò come custode di Bagheera. Sotto le sue amorevoli cure il cucciolo, anziché perire, crebbe forte e sano subendo le angherie del grosso gatto della principessa e imparando a uscire di nascosto dalla reggia per andare a caccia e procurarsi del cibo.

Una sera, tuttavia, a causa di alcuni incontri spiacevoli con il principe, Bagheera viene messo in gabbia viene dato ordine a Pramesh di domarlo con la frusta. È una situazione a cui la pantera di certo non vuole sottostare e ben presto trova il modo di fuggire. É così che ha per lui l’inizio una grande avventura nella giungla, dove, se vorrà sopravvivere dovrà imparare a rispettare la sua legge.

Una storia dal fascino esotico in cui facilmente si riconoscono i luoghi e i personaggi del classico Libro della Giungla di Kipling, senza ricalcare troppo l’originale – una sorta di prequel, di spin off.

L’idea è certamente intrigante e come ci racconta l’autore stesso è nata quasi per caso: “Il libro della giungla l’ho letto per la prima volta da bambino… Una volta entrato in quel mondo, non ne sono più uscito. I tanti personaggi, gli animali con le loro leggi, la giungla, le battaglie, l’epica di un tempo dimenticato, mi hanno tenuto incollato alle pagine. E a ognuna si apriva una nuova storia.”

Morosinotto ha trovato spunto proprio in una di quelle pagine per creare la storia di Bagheera, nell’episodio in cui Mowgli chiede alla pantera come mai lo avesse aiutato ad essere accettato dal branco di lupi e Bagheera gli mostra il segno del collare e gli rivela che anche lui una volta era uno straniero. “Quando io ho letto la scena” scrive l’autore “mi sono chiesto quali avventure straordinarie doveva aver vissuto Bagheera nel suo passato. Ed è da qui che sono partito.”

Un libro molto accattivante, da leggere tutto di un fiato, arricchito da alcune bellissime illustrazioni in bianco e nero, che permetterà ai bambini di scoprire fino in fondo che cos’è la legge della giungla, i suoi principi e l’importanza del rispetto per essa.

Per chiudere prendo in prestito, forse un po’ per nostalgia, un pezzetto della sigla del cartone animanto a puntate del Libro della Giungla che veniva trasmesso in tv quando ero piccola: La giungla ci aspetta, andiamoci in fretta. È questa un’avventura per chi non ha paura. La giungla ci attende fra mille leggende, dai vieni nella giungla pure tu!

Zita Dazzi

Pensami forte

Lapis Edizioni, Roma 2017, pp. 200, 12,50

età di lettura: dagli 11 anni

Un libro dall’apparenza e dal titolo molto romantici, che racconta invece una storia dura, di sofferenza e di libertà, che può vantare la presenza di una prefazione di Don Gino Rigoldi e di una postfazione di Giuliano Pisapia.

Le vicende, raccontate attraverso le lettere che i protagonisti si scambiano, intrecciano passato, presente e futuro delle vite di due adolescenti “normali” su cui ha gravato la sfortuna di essere nati, nel luogo sbagliato e di aver fatto le scelte sbagliate…

Lui è Cosimo, 16 anni, ha iniziato a fare rapine a 14 e ora ha già al suo attivo un giro di tutti i carceri minorili d’Italia terminato al Beccaria di Milano dove è recluso in attesa del giudizio.

Qui, in questo momento di solitudine, Cosimo ripensa a una sua ex compagna di scuola, a cui decide di scrivere una lettera con la speranza che lei gli risponda e che lo accetti per quello che è diventato.

Lei è Valentina una ragazza per bene che vive a Quarto Oggiaro, non vede Cosimo da molto tempo, dopo un bacio scambiato quasi per caso lui era sparito… fino al giorno in cui è comparsa una lettera nella sua casella della posta.

I due ritrovano così, lettera dopo lettera, un legame che si era solo sopito: Cosimo si racconta, le chiede perdono, cerca di riconquistare la sua fiducia, Valentina lo ascolta e lo conforta, lei lo vuole ancora ed è disposta ad aspettarlo per creare un futuro insieme, a patto che lui cambi, che lasci perdere le rapine e che cominci a lavorare e che ritorni ad essere quel bravo ragazzo che lei aveva conosciuto.

Tra il carcere minorile Beccaria di Milano e la solitudine dell’estate a Quarto Oggiaro, il romanzo racconta gli errori, la voglia di ricominciare, le difficoltà di chi ha commesso un reato senza comprendere le conseguenze, la potenza dell’incontro tra due adolescenti, per costruire insieme qualcosa di diverso.

Una storia che insegna il perdono, che crede nella capacità rieducativa del carcere vissuto non solo come luogo di punizione, ma anche come luogo dove ragazzi e ragazze detenuti possano con il supporto di volontari ed educatori capire che nessuno è “cattivo” per sempre, ma che esserlo è una questione di scelte.

Leggendo si capisce che l’autrice ha fatto un lavoro di ricerca e di raccolta davvero importante, non è una storia buttata lì, ma trasuda da ogni riga la verità di quelle lettere. “Raccontare il carcere” scrive Zita Dazzi “si può fare solo parlando con chi ci vive, ascoltanto le storie, la fatica, i pensieri, il desiderio di non essere dimenticati dietro a un cancello, dentro a una cella. Ho conosciuto tanti ragazzi del Beccaria e ho visto i loro sguardi puntati sul futuro, capaci di indagarsi dall’interno, crescendo giorno per giorno, con l’aiuto di chi indica una strada diversa da percorrere… Bisogna ascoltare questi ragazzi e non avere pregiudizi perché nessuno è il solo reato che ha commesso, e nessuno rimane “cattivo” per sempre.

Ho letto questo testo in una settimana caldissima di fine luglio e leggendo mi sembrava di essere accanto a loro. Accanto a Cosimo dentro al carcere che soffriva per il caldo, accanto a Valentina con la scuola finita e la noia di quel periodo estivo quando gli amici sono in vacanza e di studiare non se ne parla. Ero li accanto a loro e non riuscivo a staccarmi dalle loro storie, dai loro racconti, dalle loro confessioni e dal loro sentimento così puro e semplice che trovava spazio per crescere anche in mezzo a mille avversità. Ero accanto ai molti ragazzi in carcere che, come Cosimo, sognano quello che faranno quando usciranno da lì, e che, come lui, si stanno cercando, e sperano proprio di ritrovarsi.