Editoriale – Il gruppo pedagogico

È più bello insieme

Maria Piacente

Pedagogika ha sempre avuto come obiettivo quello di trattare temi di interesse educativo, pedagogico, sociologico e psicologico adottando un approccio multidisciplinare e interdisciplinare e utilizzando il gruppo come metodo di lavoro.

Infatti, anche quello di redazione che è eterogeneo per età, professione, interessi è di fatto un gruppo pedagogico, una dimensione gruppale, un insieme di risorse e di opportunità che mette al centro le tematiche educative e pedagogiche.

La proposta di lavorare per un dossier interamente dedicato al gruppo pedagogico ci è arrivata da due membri del Centro Studi Riccardo Massa che fanno parte del comitato scientifico e collaborano da tempo con la nostra rivista.

Vi riproponiamo quasi integralmente gli interrogativi, i dubbi e le difficoltà emerse durante la riunione del comitato di redazione riguardo alle caratteristiche specifiche di un gruppo che fa un lavoro pedagogico.

“Come distinguere i tratti specifici di un gruppo pedagogico a livello processuale: che processi attiva un gruppo di lavoro pedagogico rispetto ad altri gruppi?

Quali rapporti ha questo gruppo con la conduzione di gruppi che hanno una natura differente (psicologica, sociologica, antropologica, terapeutica)?

Che cosa succede nelle istituzioni educative più formali quando si parla di lavoro di gruppo?

Come si educano i ragazzi, i bambini a lavorare in gruppo?

Come la classe scolastica può diventare un gruppo? Quali sono le resistenze de- gli/lle insegnanti?

Queste domande possono orientare una prima esplorazione di un tema che ha come oggetto specifico il “gruppo pedagogico”. La centralità del gruppo per il lavoro pedagogico è sempre più palese, ma allo stesso tempo un trattamento dello specifico pedagogico del gruppo può apparire vago o evanescente. È per questo che Pedagogika cerca di costruire un discorso che sia orientato da questo significante e che cerchi di chiarirne il più possibile i contorni e le diverse sfumature. L’educazione è spesso vista e percepita, anche a volte da chi se ne occupa, come una relazione duale, ma se si osservano le pratiche educative più diffuse è necessario ripensarla a partire dalla centralità e dall’incidenza di situazioni ed esperienze in cui il gruppo è protagonista del lavoro educativo e formativo. Ci sono almeno due aspetti principali che possono orientare il discorso che prende in esame il gruppo pedagogico: quello che vede il gruppo come contesto del lavoro educativo: molti professionisti pedagogici lavorano in contesti di gruppo (classe, comunità, ecc.), nei quali il gruppo diviene la ‘sede’ del lavoro educativo e allo stesso tempo il destinatario privilegiato; quello che vede i gruppi di formazione come oggetto del lavoro pedagogico, che hanno una loro collocazione specifica.

Il gruppo è spesso considerato “un vissuto” dell’educatore con il quale deve sempre mettersi in gioco e confrontarsi.

Dunque, è importante chiedersi quali alchimie funzionano in gruppi di lavoro che hanno come oggetto l’esperienza educativa, formativa, pedagogica in genere?

Perché un gruppo funziona, perché un gruppo non funziona?

Per esempio, nella scuola primaria l’apprendimento diventa una cosa individua- le, mentre nella scuola dell’infanzia non è così, perché questa cosa si perde nel lavoro degli educatori e nel lavoro degli insegnanti nel passaggio da un ordine di scuola all’altro?

Anche i professionisti del lavoro educativo hanno paura del gruppo?

Il riconoscimento delle soggettività nel gruppo mette in difficoltà la progettazione educativa? Il gruppo può essere minaccioso perché non fa emerge- re le soggettività e non permette ai professionisti del lavoro pedagogico di stabilire un rapporto ben controllato tra compito-conoscenza-relazione-risultato? Che ipotesi facciamo noi come pedagogisti su queste realtà?”

Interrogativi che solo in parte hanno trovato risposta nei contributi che popola- no il dossier. Molti sono rimasti aperti, forse perché vanno a toccare quei livelli di complessità tipici delle relazioni umane che è difficile raggiungere.

Dopotutto un gruppo è molto più dell’insieme delle sue parti.

 

 

 

 

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