Editoriale – Oltre le diagnosi

Oltre le diagnosi

Maria Piacente

Negli ultimi anni si è assistito ad una dilagante invasione delle diagnosi in ambito educativo e scolastico.

Si tratta di situazioni all’ordine del giorno nella scuola ita- liana: i bambini si ritrovano in mezzo tra ansie genitoriali e timori dei docenti, così scrive Daniele Novara nel suo articolo. C’è una dimensione di estrema precocità del disagio: sempre più bambini e bambine e sempre più piccoli vengono indirizzati alla neuropsichiatria per valutazioni che sfociano spesso in una diagnosi.

Davanti a situazioni problematiche che genitori e insegnanti non riescono ad affrontare, la diagnosi diventa una panacea, è un po’ come se ci si riferisse “alla medicina, alla scienza” per interrogare le difficoltà del proprio figlio o del proprio alunno.

Ma come vengono fatte queste diagnosi? E come vengono utilizzate?

Accanto a questo, emerge anche una dilagante invasione dell’ambito legale nelle questioni educative: si è diffusa una sorta di delirio legalista in cui molte volte si usa la legge come una sorta di forma tutelativa contro le istanze esterne, producendo in questo modo un effetto del tutto paralizzante per chi ha il compito di educare.

Diagnosi e legge richiamano entrambi la questione dei confini. La diagnosi sembra vada quasi a perimetrare un confine tra ciò che si è e ciò che non si è. Se in fin dei conti la diagnosi è una valutazione, non rischia di diventare quasi un riferimento normativo che segna il destino dei bambini e il modo in cui genitori si relazionano con loro?

Questo vale non solo per i genitori, ovviamente, ma anche per le professioni educative: la diagnosi rischia di diventare una prescrizione sul cosa bisogna fare e cosa no, un tentativo di standardizzazione che non tiene più conto della specificità della persona.

Dove è finita la “diagnosi pedagogica”? Come i pedagogisti possono aiutare genitori, insegnanti ed educatori a recuperare la dimensione pedagogica della diagnosi?

Come ripartire dalla diagnosi per definire il percorso più adatto sulla base della specificità di ogni singolo bambino?

E quale diagnosi sarebbe stata fatta ad alcuni illustri personaggi presenti e passati?

Molti sono i personaggi celebri, per lo più lumi nel loro campo di interesse, che si pensa possano rientrare nei disturbi dello spettro autistico e nello specifico nella Sindrome di Asperger

Si tratta di persone con autismo diventate famose, mai diagnosticate oppure identificate come tali da adulte, le cui storie sono difficili da raccontare tramite la voce di medici e psicologi. Soggettività speciali, che potremmo definire geni della musica, della fisica, della filosofia, dell’arte etc., il cui genio vogliamo riportare attraverso alcune loro celebri frasi:

 

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido

Albert Einstein

La follia di una persona è la realtà di un’altra

Tim Burton

Solo i folli e i poveri, con assoluta limpidezza di sguardo, contemplano la verità del mondo e ne colgono tutto lo splendore.

Simon Weil

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