Un villaggio per educare

Domande, curiosità e dubbi dal mondo dell’educazione

a cura di Alessia Todeschini

Gentile Redazione,

sono la mamma di una bimba che frequenta l’asilo nido. Una delle mie prime preoccupazioni quando ha fatto l’inserimento è stata riguardo al fatto che non avrebbe mangiato nulla; già a casa è un po’ inappetente, figuriamoci al nido! Eppure, non è andata così, e le mie aspettative tutt’altro che rosee sono state disattese. Molte volte alla mia domanda “Ha mangiato?” le educatrici hanno risposto: “Certo! Ha mangiato tutto! Primo, secondo, frutta”. Era impossibile per me credere che mia figlia avesse mangiato tutto senza neanche opporre un po’ di resistenza, senza una faccia disgustata o un piatto allontanato con un accenno di pianto.

E mentre al nido mangia senza problemi a casa rifiuta tutto quello che le propongo e fa un sacco di capricci per mangiare. Sto forse sbagliando qualcosa? Come mai ha un comportamento così diverso nei confronti del cibo al nido e a casa? Che cosa posso fare?

Eleonora P.

Risponde Dafne Guida, Direttrice generale Stripes Coop sociale

Gentile Eleonora,

mi preme dirle innanzitutto che il comportamento della sua bimba è perfettamente nella norma e ricorre frequentemente una volta ultimato l’ambientamento al nido.

Per spiegare a fondo le motivazioni che portano la sua bimba a rifiutare il cibo in sua presenza dobbiamo fare un passo indietro e ricordare quanto Freud, il padre della psicoanalisi, affermava nei suoi scritti del 1936 “L’amore nasce dal bisogno soddisfatto di cibo”.

Il primo oggetto di amore e investimento emotivo è la madre, intesa come persona che adempie al maggior numero di cure di cui ha bisogno il bambino.

Nasce così una relazione di assoluta dipendenza che lega fisicamente il bambino alle persone le cui cure lo mantengono in vita. Una scelta amorosa in cui le persone che hanno a che fare con l’alimentazione, le cure e la protezione de bambino divengono prototipi di tutte le relazioni future.

In tal senso va anche letta la famosa equazione kleiniana “madre/cibo” che sembra essere al centro delle difficoltà a mangiare che mostra di avere la sua bimba. Non sarebbe esatto dire che lei “sbaglia qualcosa” nel rapporto con la sua bimba anche se una minore concentrazione e angoscia materna legata al momento del nutrimento gioverebbe al rapporto della bimba con il cibo. In poche parole, potremmo dire che l’ansia di nutrire il proprio bambino in modo soddisfacente è percepita dal bambino stesso che spesso fa passare proprio dalle “battaglie” in sala da pranzo la ricerca di attenzione e protezione.

Al nido l’investimento emotivo nel confronto delle educatrici di riferimento è necessariamente limitato seppure soddisfacente.

Non esiste una esclusività del rapporto che porta la sua piccola a investire emotivamente il rapporto con il cibo che rimane “salvo” dalle componenti emotive che solitamente assume quando è la mamma a fornire e garantire il nutrimento. In tal senso avremo dunque una bimba ben ambientata nel sistema nido che mangia imitando gli altri bambini e apprezzando qualità e quantità del cibo offerto “scevro” dalle componenti affettive dello stesso.

Spesso le difficoltà nel mangiare riguardano la fase iniziale dell’ambientamento ovvero quando il bambino non conosce il contesto e non ha ancora sviluppato una relazione significativa con gli adulti di riferimento; in tempi brevi aumenta la fiducia e il bambino si dispone all’accettazione del cibo come accettazione della relazione, resa libera da quelle connotazioni affettive che permangono invece nel contesto domestico.

Per concludere le suggerisco di proporre a pranzo e cena piatti diversificati per stimolare la curiosità alimentare e sensoriale della sua bambina e di non farsi un cruccio delle sue eventuali difficoltà laddove la bimba cresca bene. Il cibo mantiene per tutta la vita un alto valore simbolico e aggregativo (basti pensare al fatto che tutti noi adulti quando vogliamo festeggiare o conoscerci meglio ci invitiamo a pranzo e a cena).

Potremmo dire che la sua bambina, apprezzando il cibo del nido, abbia accolto con positività le relazioni umane attivate all’interno di quel contesto.

 

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