Essere madri oggi tra biologia e cultura. Etnografia della maternità nell’Italia contemporanea

Martina Giuffrè (a cura di)

Essere madri oggi tra biologia e cultura. Etnografia della maternità nell’Italia contemporanea

Pacini Editore, Pisa 2018,

pp. 224, € 18,00

Vi sono molteplici esperienze di maternità, modi diversi di desiderare, vivere, trasformarsi nella relazione con i figli/ figlie. Nel recente passato, i femminismi hanno decostruito l’identificazione donna-madre, aperto l’esperienza e il pensiero a un senso libero della differenza sessuale, in cui la maternità è frutto di una scelta e non di una costrizione socioculturale. Le nuove generazioni femminili hanno il compito sfidante di narrare una pluralità di vissuti di maternità, di legittimare quella libertà femminile che si gioca nell’esperienza stessa del desiderare, diventare ed

essere madri, declinandola nelle varie culture, orientamenti sessuali e reti di parentela. Questa è la forza e la scommessa del libro curato dall’antropologa Martina Giuffrè. Il libro raccoglie set- te saggi che approfondiscono aspetti, vissuti, contraddizioni delle maternità nell’Italia contemporanea. Partendo da una critica etnocentrica al modello tradizionale di famiglia, i diversi lavori danno voce a nuove e differenti “figure della maternità”. Nell’ultimo decennio, infatti, vi è stata una moltiplicazione di tali figure che riconfigurano i rapporti di parentela, il significato e la distribuzione delle pratiche di cura, le caratteristiche della paternità, il senso di sé e delle reti familiari e sociali. Comune ai diversi contributi è la scelta del metodo etnografico, fondato su interviste in profondità, osservazione partecipata sul campo, storie di vita, ecc. Gli elementi della scelta, del desiderio e dell’ambiva- lenza denotano le nuove madri e attraversano tutti i contributi del libro, in particolare quello dedicato alle perdite in gravidanza, in cui emerge che è proprio il desiderio di maternità a generare le madri. Il dolore legato a un aborto o alla nascita di un figlio/a morto/a è spesso taciuto dalla rappresentazione sociale della maternità, per la quale le traiettorie riproduttive seguono un corso ideale e positivo. In questo modo il valore corporeo della gravidanza, centrale nella definizione della madre, è negato e cancellato dall’evidenza che il frutto del ventre non viene al mondo, creando così una dissonanza cognitiva e simbolica nelle donne che vivono questa esperienza. La gravidanza e il parto rimangono centrali nell’immaginario sulla riproduzione, nonostante le innovazioni tecnologiche e le contestazioni ideologiche abbiano generato nuovi percorsi di maternità. Questi temi sono indagati nel saggio sulla maternità lesbica e in quello sulle tecnologie riproduttive. Nel primo, le madri scompagina- no gli elementi genetici della maternità, riconfigurandoli come caratteri sociali appresi, derivanti dalla pratica quotidiana di cura. Sul desiderio e sulla scelta si fondano le decisioni riguardanti i ruoli riproduttivi interni alla coppia (scelta dettata, in Italia, anche dall’impossibilità di adottare bambini/e per le coppie omo-genitoriali) e gli esercizi quotidiani di maternità, che producono un “imparentamento” continuo, in grado di trasformare il bambino/a nel figlio/a di entrambe le madri. Il desiderio di genitorialità è centrale anche nel saggio dedicato alle tecnologie riproduttive, in cui è la dimensione relazionale a pro- durre la maternità. Essa può essere dissociata dalla sfera corporea della riproduzione e legata a un processo di identificazione sociale. Tuttavia, l’elemento biologico o genetico, genera non poche contraddizioni in chi ricorre alle tecnologie di riproduzione medicalmente assistita (tra cui la GPA): il desiderio di superare con una scelta consapevole i vincoli della natura si accompagna a quello di mantenere nel/la nascituro/a le tracce genetiche di sé, di quel corpo che si vuole simbolicamente oltrepassare. Ne emerge una decostruzione radicale dello statuto della corporeità nel processo riproduttivo e nella produzione simbolica della maternità.

Del tentativo di superare i vincoli di un corpo materno malato, parla il saggio dedicato alle madri sieropositive, che si ritengono vere madri nel momento

in cui i propri figli/e riescono a non contrarre la malattia grazie all’impiego di tecnologie biomediche. La maternità diviene una forma di riscatto ed emancipazione, una possibilità di gene- rare nuova linfa vitale. Responsabilità, scelta, desiderio, consapevolezza e rischio sono tenuti insieme in una griglia complicata di vissuti, e ricorrono anche nel saggio dedicato alle madri di figli o figlie “diversamente etnici”, per le quali lo sforzo di “normalizzazione” implica una contestazione esplicita di tutti gli assunti normativi della riproduzione, del genere e della parentela socialmente riconosciuta.

Le maternità scompaginano le reti parentali e le gerarchie familiari anche nel caso delle maternità transnazionali, causate da processi migratori che determinano “maternità a distanza”. Queste situazioni rafforzano la matrifocalità della cultura d’origine, rendono fluidi i rapporti di parentela e intensificano pratiche, già diffuse in patria, di affidamento di figli e figlie ad altre figure materne surrogate (es. di Capoverde). Il significato del progetto riproduttivo si modifica anche per le donne senegalesi immigrate in Italia, che mediano continuamente con i saperi e le aspettative della propria cultura d’origine.

In conclusione, il libro mostra come le differenti esperienze di maternità siano centrali nella messa in discussione delle norme culturali di genere e parentela. I saggi legittimano un importante lavoro di narrazione dei vissuti materni, fondamentale per costruire nuove rappresentazioni e saperi simbolici sulla maternità: plurali, complessi, situati, vicini alle ricche e variegate pratiche femminili. Dare espressione a contraddizioni, gioie, vulnerabilità, fatiche e gratifica- zioni delle madri è un compito teorico e pratico utile non solo alle figure professionali che a vario titolo si occupano di maternità, ma a tutte le donne che con questa esperienza, desiderio, scelta, si sono, volenti o nolenti, confrontate.

Elisabetta Cibelli

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