Inchiostro. Storia di un’adolescente oltre l’anoressia

Caterina Minni

Inchiostro. Storia di un’adolescente oltre l’anoressia

Il Pensiero Scientifico Editore, Roma 2017,

pp. 128, € 12,00

Gli ultimi dati SDO (Scheda di Dimis- sione Ospedaliera)

riferiscono che, nel 2016, l’anoressia ha fatto 3240 vittime in Italia, mentre la ricerca scientifica afferma che i malati sono sempre più giovani, spesso bambini in età prepuberale. Inchiostro è appunto il diario scritto da un’autrice quattordicenne che, con continui falshback narrativi, rimanda alle fasi della malattia, manifestatasi quando la ragazza ha compiuto 11 anni e a cui ha fatto seguito un lungo percorso di riabilita- zione presso la Residenza Palazzo Francisci di Todi. Attraverso una scrittura intima e lineare, Caterina dà voce alla sua storia narrando giorno per giorno, per tre mesi, la propria vita quotidiana trascorsa in un collegio, le giornate scolastiche, i fine settimana con i genitori e il fratello, i rapporti non sempre sereni con le amiche e il proprio stato interiore di adolescente che sta combattendo una guerra personale, anzi le ultime batta- glie di una guerra, da cui dichiara di stare uscendo, tuttavia non senza fatica. L’autrice si sofferma spesso sul cambia- mento avvenuto in lei negli ultimi mesi, sulla propria strenua volontà di guarire e sui piccoli successi ottenuti: «In mezzo a tutti quegli scaffali pieni di confezioni, scatole, bottiglie contenenti i più svariati tipi di cibarie e bibite, per la prima volta dopo tanto tempo mi sono sentita stranamente tranquilla: il supermercato è stato per me, luogo di ansie e ossessioni, litigi e minuziose supervisioni dei prodotti che finivano nel carrello» (martedì 15 aprile, ore 19,27, p. 108).

Nel contempo la consapevolezza che l’anoressia, anche una volta superata, lasci uno strascico clinico importante viene evidenziata nel testo: «Stamattina sono tornata all’ospedale, tristemente e interamente bianco, per via delle mie ossa fragili. Dopo circa mezz’ora di attesa, ar- riva il dottore. […] In sintesi (parla molto e a lungo) mi riferisce, senza un minimo di tatto, che le mie ossa si potrebbero fratturare senza bisogno di cadute rovinose, e somigliano a quelle di un’ottantenne» (giovedì 20 febbraio, ore 17,45, p. 26). La conclusione del testo non è affidata a una pagina di diario, bensì a una lettera al padre, assegnata come compi- to dall’insegnante di lettere e divenuta uno sfogo reale, non un esercizio retorico. Ed è proprio qui che Caterina racconta il senso di inadeguatezza vissuto in famiglia dopo l’arrivo del fratellino, il suo essersi sentita invisibile di fronte alla novità, l’impegno scolastico di- venuto un tentativo di farsi notare agli occhi del padre che, in quel momento, sembrava riservare attenzioni solo al figlio minore. È in quel frangente che si è insinuata la malattia: mentre il corpo della ragazza cambia, diventa quello di una adolescente, l’autrice inizia a sen- tirsi “pesante”, incapace di soddisfare le aspettative che gli altri ripongono in lei e scontenta di se stessa, a tal punto da decidere di voler bloccare la propria crescita, per essere ancora amata dai genitori come quando era piccola.

Il diario di Caterina è stato depositato all’Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano nel 2015 ed è risultato finali- sta del premio Pieve Saverio Tutino dello stesso anno, suscitando interesse nei membri della Commissione di lettura e della Giuria internazionale poi- ché, come scrive Nicola Maranesi, in apertura del testo, Inchiostro si presenta come «approdo per chi conclude quel pro- cesso di esplicitazione del vissuto che passa attraverso le tappe dell’interiorizzazione, della presa di coscienza, dell’autonarrazione scritta dapprima per sé, poi offerta alla lettura dell’altro, e infine raccontata all’altro».

Elena De Marchi

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