Pedagogia dell’invecchiare. Vivere (bene) la tarda età

Sergio Tramma

Pedagogia dell’invecchiare. Vivere (bene) la tarda età

FrancoAngeli, Milano 2017,

pp. 105, € 13,00

Tra educazione e vecchiaia possono stabilirsi legami virtuosi? Come affrontare il nesso, spesso trascurato, tra pedagogia e vecchiaia? Sono solo alcuni tra i molti interrogativi con i quali questo testo, agile ma denso, si confronta. Senza intenti manualistici, o con la pretesa di fornire facili risposte, veniamo guidati attraverso un itinerario critico- riflessivo di stampo pedagogico, attento a cogliere la complessità, le contraddizioni e le sfumature inerenti il processo di invecchiamento. In primis non riducendo una condizione, quella anziana (o della vecchiaia), che sin dalla definizione dei suoi confini e delle sue caratteristiche appare complessa da delineare tanto nel suo apparire, quanto nelle sue (possibili) transizioni. Una vecchiaia, quella calata nella contemporaneità, che deve fare i conti con lo smantella- mento del welfare state, e/o con i cambiamenti insorti in seno alla famiglia: come ogni umana definizione, ineludibili sono le condizioni storicamente, culturalmente, ed economicamente situate, le quali – intrecciate a doppio filo con l’appartenenza di genere, quella socioeconomica e quella “etnica” – producono il complesso portato educativo rispetto alla condizione anziana. In tal senso, l’autore propone l’uso di preposi- zioni articolate per costruire una griglia in grado di rappresentare l’insieme dei processi educativi: nella vecchiaia, ossia all’interno della condizione stessa; della/ dalla vecchiaia, nei confronti di ciò che la circonda; alla vecchiaia, come processo di formazione della condizione stessa e infine sulla vecchiaia, relativo alla con- dizione già in atto. Il testo ha il merito, attraverso questa pluralità di flussi, di ricomprendere lucidamente anche quei fenomeni contemporanei di riemersione e rievocazione – spesso edulcorata, idealizzata e depurata dalla complessità

– di modelli forti di vecchiaia passata: aleggiano ancora, infatti, il modello di una vecchiaia pre-moderna contadina, e quello di una vecchiaia moderna legata a un sistema relativamente chiaro di fuoriuscita pensionistica dei lavoratori dipendenti. Nel contemporaneo si sono prodotti al contrario dei modelli deboli di vecchiaia, più o meno virtuosi o auspicabili: meno strutturanti rispetto alle prospettive di vita, essi presentano, tuttavia, un alone di libertà contraddittoria rispetto alla costruzione (sempre più in autonomia) della propria vecchiaia. Un primo passo segnalato rispetto ai compiti dell’educare intenzionale concerne la perturbazione, oltre che del proprio sguardo, di questi ambienti educativi informali, promuovendo cambiamenti migliorativi attuabili attraverso esperienze educative ex novo, e rafforzando, o indebolendo, alcune caratteristiche del contesto. Vengono inoltre discusse alcune aree di orientamento per un lavoro educativo pedagogicamente e criticamente consapevole nel suo operare, calato quindi nella problematicità e contraddittorietà del presente, attraverso una serie di piste riflessive: a partire dall’educazione permanente come quadro di riferimento, vengono interrogate le modalità di trasmissione del sapere, gli ambi(en)ti in perenne e rapida trasformazione (nuove tecnologie), e la necessità di autoimprenditorialità come espressione odierna dell’autogoverno, di contro a un gruppo di popolazione che vive la problematicità dei limiti, della dipendenza e della riduzione di possibilità. In tal senso viene messo in luce il complesso rapporto tra tempo e vecchiaia: nesso oggi problematico, ma centrale, in una società dove passato e futuro sono compressi sul presente, e rispetto a una condizione sociale dove il rapporto con queste categorie si modifica anche in rapporto al mutare delle prospettive di vita. Di particolare pregnanza per il lavoro quotidiano, infine, sono le riflessioni rispetto alle sfide poste dalla vecchiaia problematica (e) alla cura, intesa come vissuta quotidianamente in tutta la sua materialità, contraddittorietà e ambivalenza. Un testo che nel suo svolgersi, non fornendo risposte certe alle domande poste in apertura, sviluppa importanti linee di pensiero per accostarsi con un sapere pedagogico alla tarda età, e per la- sciarsi interrogare da essa come operatori pedagogici.

Simone Romeo

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