Maschi in crisi? Oltre la frustrazione e il rancore

Stefano Ciccone

Maschi in crisi? Oltre la frustrazione e il rancore Rosemberg & Sellier, Torino 2019,

pp. 160, € 13,50

 

Oltre a quella nel titolo, Maschi in crisi?, sono molte le domande che Stefano Ciccone pone nello svolgimento dei diversi temi del testo.

Ne riporto alcune, quelle che più mi sembrano significative nel creare aspettative in chi si accinge alla lettura del libro.

Come stare in questo enorme processo di cambiamento come uomini?

Come riconoscere le opportunità che si aprono per le nostre vite concrete e le nostre prospettive esistenziali, oltre il disagio, la frustrazione e il disorientamento?

Perché non provare a pensare che la crisi del sistema di valori tradizionale possa rappresentare un’occasione per aprire spazi per dare significato alla propria esperienza per ogni singolo uomo, un’opportunità per ridefinire la propria collocazione nel mondo?

Se gli uomini, gli uomini eterosessuali, sono in una posizione di potere e di autorità, come possono avere un ruolo attivo nella trasformazione delle rappresentazioni e delle relazioni di genere?

Che contributo possono portare gli uomini, e in particolare gli uomini eterosessuali, al movimento teorico e sociale di critica della società patriarcale?

È possibile, e in che forma, agire un conflitto a partire da una posizione che corrisponde alla norma e a un ruolo di potere? È possibile esprimere una critica dell’esistente, un desiderio di cambiamento non a partire da una condizione di discriminazione?

Sono domande che aprono a puntuali e profonde riflessioni sulla situazione attuale e ad interessanti ipotesi di cambiamento.

Assumendo come dato di fatto che non si possa certo parlare di naturalità di attitudini e ruoli di genere, il libro “vuole provare a capire se siano possibili letture e risposte diverse in grado di interpretare la nuova esperienza maschile” e vuole cercare paro- le nuove che possano esprimere il desiderio di cambiamento degli uomini.

Per l’analisi dell’esistente Ciccone guarda a diversi ambiti di pensiero: prende in considerazione quanto emerge dai media e dalle posizioni correnti rispetto ad atteggiamenti sia di continuità con il passato sia di rottura, spesso solo apparente, con esso; analizza le posizioni di gruppi maschi- li che portano avanti idee di ritorno all’ordine della società patriarcale con atteggiamenti più o meno revanscisti; riprende le tesi di filosofi, sociologi, politologi, psicoanalisti, linguisti, che esaminano le questioni riguardanti l’identità maschile; si confronta con le tematiche del femminismo e della prospettiva queer.

Nella disamina di dei diversi ambiti di pensiero l’autore mantiene costante l’attenzione ai nessi che si possono individuare fra aspetti di crisi d’identità maschile e aspetti di cambiamento sociale. La posizione di potere del maschio, del maschio eterosessuale, bianco e occidentale, non è minacciata solo da elementi di emancipazione e di liberazione femminile, che rimettono in discussione rapporti affettivi e concezioni di genitorialità, ma è messa in relazione con scontri di civiltà, che si rappresentano come scontri fra uomini, dove le donne sono una categoria da opprimere o da proteggere (emblematiche in tal senso sono le posizioni revansciste maschili che si legano alle visioni xenofobe delle destre poluliste, per cui i migranti sono visti come minaccia). Aspetti riguardanti il sesso, la razza, la classe, la religione si intrecciano; ci si trova di fronte “a una intersezione, un incrocio di sguardi inferiorizzanti che si mescolano”.

E, tornando infine al titolo e al suo carattere anticipatorio dei temi del libro, accanto alla problematizzazione degli elementi di una reale o presunta   crisi maschile, è chiaro l’intento di Stefano Ciccone di non restare su sentimenti di frustrazione (né tanto- meno su atteggiamenti di rancorosa rivendicazione), per andare invece verso percorsi di comprensione, di assunzione di responsabilità e di ipotesi di cambiamento che liberino da modelli che nel tempo non hanno solo discriminato chi non ha occupato la posizione di potere del maschio eterosessuale, ma che hanno anche   condizionato   e   stigmatizzato i comportamenti degli uomini stessi, costretti a reggere faticosi ruoli stereotipati nel dover corrispondere a una presunta norma.

Margherita Mainini

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