Il Weekend

Charlotte Wood

Il Weekend NN Editore, Milano 2020,

pp. 231, € 18,00

 

Amicizia e vecchiaia sono i due temi che stanno alla base di questo romanzo nel

quale Charlotte Wood illumina la zona grigia di un’età della vita, che non è facile da esplorare senza scadere nella banalità degli stereotipi. Con leggerezza, ironia e indulgenza, l’autrice racconta tre donne, tre amiche settantenni, offrendoci una storia, tutta al femminile, di rara umanità e realismo.

Durante un caldo e piovoso weekend australiano, a cavallo del Natale, Jude, Adele e Wendy, amiche da quarant’anni, si ritrovano nella casa di vacanze di Sylvie, la loro quarta amica, scomparsa

da poco meno di un anno, con l’ingrato compito di svuotarla prima che venga messa in vendita. Tre donne dalle personalità complesse e molto diverse tra loro.

Jude, forte, raffinata, maniaca del controllo, scontrosa e intransigente, vive da decenni intrappolata in una relazione con un uomo sposato. Adele, un’attrice di teatro in declino, rimpiange i fasti del passato e vive nella patetica attesa dell’occasione giusta che la riporti a brillare sulla scena. Infine Wendy, l’intellettuale, femminista, un po’ svampita e trascurata nell’aspetto; vedova inconsolabile di un marito che ha amato moltissimo e madre imperfetta, vive per il suo cane Finn, vecchio e malandato, sua ultima e irrinunciabile ancora di salvezza nella deriva della solitudine. Per tutti questi anni una forza misteriosa e segreta le ha tenute unite, ma la perdita di Sylvie le ha scosse profondamente e ora si sentono perse, estranee fra loro.

Nella casa, che è stata lo scenario di tanti momenti felici trascorsi insieme, si trovano ad affrontare non solo l’elaborazione del lutto, ma anche un impietoso faccia a faccia con se stesse, il loro passato, le ragioni della loro amicizia, le domande senza risposta che assillano il loro presente e rendono incerto il futuro. In quelle stanze, ricolme di oggetti vecchi e dimenticati, Jude, Adele e Wendy si rendono conto che Sylvie era il perno della loro amicizia, quella che manteneva l’equilibrio del gruppo, fungendo da collante. Cosa resta ora?

Per tutto il weekend non fanno che beccarsi, discutere mal celando insofferenza e fastidio. Riemergono pettegolezzi, rancori di gioventù, cose non dette, segreti mai confessati, mentre il fantasma di Sylvie appare loro in forme e momenti diversi, tacito testimone di un legame che, nonostante tutto, è ancora vivo e pulsante. In questo groviglio di tensioni gioca un ruolo fondamentale il cane Finn, che oltre ad essere un personaggio a tutti gli effetti, e metafora della vecchiaia e del decadimento fisico, è il catalizzatore di tutti gli avvenimenti, la forza che fa progredire l’azione in un crescendo surreale sino alle inaspettate battute finali.

In un susseguirsi di cambi di prospettiva, introspezione, parole inespresse, dialoghi scarni e pungenti, tra incontinenze, scivoloni, artrite e piccoli lampi di declino mentale, Charlotte Wood ci fa navigare tra i pensieri delle protagoniste in una dimensione che, spingendosi oltre le apparenze, svela l’essenza più intima e segreta delle loro anime. Imparare ad accettare i propri sbagli, le proprie debolezze e i propri limiti, a convivere con rimpianti e rimorsi, a ricostruire rapporti dopo che un lutto ci ha messo a dura prova, a ripensare al passato senza precludersi la possibilità di un futuro ancora possibile… su tutto questo e molto altro l’autrice ci invita a riflettere ponendo domande senza fornire risposte, facendoci sorridere, intenerire e commuovere.

Un messaggio arriva però forte e chiaro: quando tutto sembra andare in pezzi, anche a settant’anni, esiste la possibilità di rialzarsi dopo una batosta. Nonostante la stanchezza di una lunga vita vissuta, malgrado le delusioni e i fallimenti, a dispetto di un corpo affaticato e acciaccato, si può ancora trovare il coraggio di affrontare un nuovo insperato inizio. E lo sanno bene Jude, Adele e Wendy che alla fine, messe a nudo dagli eventi, finalmente autentiche e sincere, riscopriranno l’essenza vera del loro legame e si ritroveranno nell’alba di un nuovo a giorno a nuotare nell’oceano tenendosi strette per mano “in attesa della prossima onda”.

Carla Franciosi

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