L’estremo aiuto. L’ultima lezione

Franco Blezza

L’estremo aiuto. L’ultima lezione

 GEDI Gruppo Editoriale S.p.A., 2020

pp. 133, € 16,50

Come in Dark Lady, pubblicato nel 2018, tema principe di questo altro strano e affascinante testo di Franco Blezza è il prendersi cura dell’altro con le parole, prendersi cura con l’ascolto di parole e prendersi cura con la proposta di parole. Anche in L’estremo aiuto è descritto un percorso particolare di relazione, l’interlocuzione pedagogica, ovvero la conduzione di dialoghi attraverso i quali il pedagogista professionale facilita al cliente l’organizzazione di risorse personali per comprendere e superare esperienze dolorose vissute. L’autore fa dire in modo esplicito a uno dei due personaggi della narrazione che «esiste una pedagogia seguendo la quale il professionista … instaura una relazione d’aiuto con la persona che ne ha bisogno, che si trova in situazioni problematiche, guidandola a porsele come problemi, a ideare soluzioni, a confrontarle, studiarle, vagliarle, e poi ad applicarsi nel dominio nel quale quelle situazioni problematiche si sono presentate» e conduce il lettore a riscontrare le applicazioni pratiche delle procedure educative annunciate dalle affermazioni teoriche.

Il gioco sulla ricerca di connessioni e di significati su vicende e relazioni di un passato recente e di un passato ormai lontano prende da subito chi legge, stupisce e incuriosisce. Fa desiderare di arrivare al finale, ma fa anche apprezzare via via i meandri del percorso dialogico tra due persone che si incontrano solo in occasione della contingente indagine, ma che tra loro parlano di una conoscenza in comune, di una persona che hanno avuto modo di vedere sotto aspetti molto differenti, come molto differenti sono state le rispettive posizioni relazionali, l’uno allievo del professore universitario fino alla sua recente morte, l’altra sua amante parecchi anni prima. Già. In questo testo il pedagogista non è più in vita, ma è applicando i suoi metodi che gli interlocutori dialogano. È attraverso l’applicazione dei principi delle sue lezioni di pedagogia applicata che essi arrivano a dare spiegazione a motivazioni e azioni del passato. È con le osservazioni, le connessioni e le riflessioni dei dialoghi dell’oggi che si trovano risposte ai perché degli avvenimenti dell’ieri.

Nella realtà del presente l’allievo si trova ad essere strumento di cura della donna appena conosciuta attraverso stimoli pensati e organizzati dal maestro nelle ultime azioni della propria vita da poco conclusasi. Il titolo stesso anticipa con chiarezza la sintesi del testo: L’estremo aiuto. L’ultima lezione.

Ultimi insegnamenti, ma anche ultimi messaggi personali nella creativa coincidenza di aspetti del personaggio e aspetti del suo autore?

Franco Blezza chiaramente scrive per far conoscere e far apprezzare principi e metodi dell’interlocuzione pedagogica, ma scrive anche per il piacere del comporre creando attese e interrogativi nel lettore e, così come avviene per chiunque produca testi narrativi, mette parte di sé nei personaggi che descrive e/o fa dialogare.

Sono evidenti i riferimenti alla propria storia professionale.

Sono forse allusivi quelli alla storia personale?

Chi legge trova riscontri oggettivi in attività e ambienti che riguardano la vita pubblica dello scrittore. Si trova invece a chiedersi quali potranno essere, se veramente ci sono, gli elementi autobiografici inerenti la sua vita privata.

Blezza vuole davvero parlare di sé al di là del suo essere pedagogista?

Se sì, quali i messaggi da cogliere? Oppure, chi in particolare dovrebbe coglierli?

Queste domande possono certo essere fuori luogo o fuori strada, mi sembrano però funzionali a rendere l’idea di una scrittura che coinvolge il lettore soddisfacendolo su due piani: su quello più propriamente cognitivo, perché preso in un affascinante processo di apprendimento, e su quello essenzialmente emotivo, perché trasportato in un percorso descrittivo-narrativo stupefacente e intrigante.

Margherita Mainini

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