Parole per veicolare valori di democrazia e libertà

Egli rilevava l’urgente necessità di cercare parole per pensare, distinguendole da quelle che fanno solo rumore, in quanto non motivate dal desiderio di farsi sentire, urlate per l’unico fine di troncare la comunicazione, così lasciando persone prive di parole e orfane di significati

Claudia Cacchioni*

 

Abbiamo parole per fare rumore, parole per parlare non ne abbiamo più.

Gianni Rodari1

 

Tutti gli usi della parola a tutti

Rodari è stato un grande scrittore per l’infanzia, ma la sua opera supera i confini della letteratura infantile, perché lo si può ritenere non a torto, uno dei maggiori autori italiani del ‘900 al pari di Italo Calvino al quale fu legato per amicizia e ideali sociali e politici. Ambedue rivisitano la fiaba tradizionale adattandola all’attualità, cercando accuratamente un punto di vista chiaro, che sia veicolo di pensieri. Le storie che narrano viaggiano sempre su due piani tra fantasia e realtà, e dove l’uomo comune subentra, o si alterna all’eroe fiabesco, pur senza rinunciare a quel senso dell’umorismo da cui bambini e giovani, possono trarre esempio del vero coraggio che serve per vivere e affrontare la quotidianità.

Nei suoi racconti e filastrocche Rodari utilizza un linguaggio vivace e diretto, innovativo nel panorama dell’epoca, arricchito da giochi di parole e dal nonsense mutuato dai surrealisti. In questi anni bui, dove l’uomo in più occasioni ha mostrato verso il proprio simile poca umanità ed empatia, risuonano profetici quei versi che scrisse riferendosi al valore della lingua e del linguaggio. Egli rilevava l’urgente necessità di cercare parole per pensare, distinguendole da quelle che fanno solo rumore, in quanto non motivate dal desiderio di farsi sentire, urlate per l’unico fine di troncare la comunicazione, così lasciando

persone prive di parole e orfane di significati.

Riteneva che la lingua avesse un potenziale creativo, per veicolare valori di democrazia e libertà, e non come in passato per manipolare le persone condannandole all’ignoranza, pensava che adottare un linguaggio oscuro, enfatico o moralista alzasse le barriere, attribuiva alla parola un valore di liberazione per questo aveva scritto “tutti gli usi della parola a tutti( Rodari,1973, p.6), perché tutti dovevano avere la possibilità di esprimersi e capire quello che gli altri dicevano.

Concepiva la lingua come un giocattolo da smontare nella sua struttura per meglio comprenderla e comunicare, e i suoi racconti e filastrocche per far apprendere agevolmente grammatica e sintassi, con la massima attenzione oltre alla forma ai contenuti sia simbolici che espliciti.

Usava la lingua scritta in forma diretta avvicinandola così a quella parlata, grazie alla sua lunga esperienza di giornalista a contatto con la gente, abitua- to a descrivere situazioni concrete che meritavano chiarezza, una lingua quindi che avvicina i fatti sociali e gli eventi legandoli ai sentimenti personali, una lingua degli affetti vicina al vissuto di bambini, genitori e adulti in genere.

Rodari oltre ad essere un grande scrittore, è stato un efficace pedagogista, riteneva che inventare storie aiutasse a pensare, e che apprendere a pensare servisse per affrontare la vita.

E’ nella Grammatica della fantasia ( Rodari, 1973) che chiarisce i suoi principi educativi ,i modelli di riferimento, sempre con tono confidenziale descrivendo le tecniche usate per inventare le storie insieme ai bambini, ma lui modestamente definisce questa sua opera un libretto, per noi al contrario tanto immensa quanto condensata e profonda, se si vuole propedeutica a quei contenuti pedagogici che in verità si svelano in tutte le sue opere riconosciute a ragione educative.

Nella fase matura trasmetterà sempre più messaggi educativi attraverso

un’assidua presenza nelle scuole, molte le conferenze i seminari e laboratori nelle classi , i suoi libri sono proposti e letti da insegnanti e genitori è lo stesso Rodari a ritenere importante che adulti e bambini leggano insieme i suoi testi, perché da tale scambio nasce lo stimolo a porsi domande per arricchire le conoscenze linguistiche e della vita . In un’ intervista dove gli si chiedeva come avrebbe voluto che fossero letti i suoi libri, aveva risposto: “in famiglia, prima di tutto: tra genitori e figli vorrei arri- vare come compagno di giochi, come uno che accende un fuoco, che tiene vivo un dialogo, che aiuta a guardare il mondo , ad amare la vita” (Rodari, 1971 p. XII) e avrebbe voluto che anche a scuola i suoi libri fossero un ponte per il dialogo tra in- segnanti e scolari: discussi, criticati, riscritti verbalmente, perché la carta stampata non doveva incutere soggezione .

Cos’è la creatività

Più volte Rodari fa riferimento alla creatività “È creativa una mente sempre al lavoro, sempre a far domande, a scoprire problemi dove gli altri trovano risposte soddisfacenti…che manipola oggetti e concetti senza lasciarsi inibire dai conformismi” (Rodari, 1973,p.171).

Queste caratteristiche che hanno a che vedere con il pensiero divergente sono parte di un processo creativo, che si manifesta in forma di gioco ed è così nel campo artistico come in quello matematico o letterario: “le fiabe – diceva Rodari – servono alla matematica come la ma- tematica serve alle le fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all’utopia, all’impegno politico: insomma , all’uomo intero, e non solo al fantasticatore” (Ibid., p. 170-171).

Inventare fiabe, giocare con le paro- le e con i numeri, svolgere attività manuali, formano l’uomo e lo preparano ad usare braccia e mente insieme. Nella società occorrono uomini creativi, e tutti gli uomini non solo gli intellettuali e gli artisti, potenzialmente lo sono, per questo c’era bisogno di coltivare la creatività della mente in tutte le direzioni.

L’idea di creatività che aveva Rodari pare in diversi punti accostarsi a quella di Winnicott, grande pediatra e psicoanalista che molto si occupò di questo argomento e del valore del gioco, benché Rodari non l’avesse mai citato, almeno negli scritti.

Se Rodari intende il gioco “… un processo attraverso il quale il bambino combina tra loro i dati dell’esperienza per costruire una nuova realtà, rispondente alle sue curiosità e ai suoi bisogni” (Ibid.,p.170), Winnicott, lega la possibilità che un individuo possa vivere creativa- mente alla qualità e quantità dell’esperienza che l’ambiente gli avrà offerto nei primi tempi della sua vita, ambiente che include la relazione con la madre, le sue cure fisiche e di contenimento psicologico, e di presentazione della realtà a piccole dosi. (1974b). La creatività e il gioco sono legate tra di loro per Rodari come per Winnicott, che affermava: “mentre gioca, e forse soltanto mentre gioca, il bambino o l’adulto è libero di essere creativo” (1974a, p. 101).

Winnicott intende con la parola creatività: “una colorazione dell’intero atteggiamento verso la realtà esterna” (1974b,p. 119), ed essa non ha nulla a che vede- re con il prodotto creativo ad esempio un quadro o una sinfonia, un modo di arredare la casa o di vestirsi ecc. parla invece di “appercezione creativa” una qualità che permette all’individuo di sentirsi vivo, di pensare che la vita valga la pena di essere vissuta, che gli permette di usa- re la sua personalità e di scoprire il proprio sé e non avere con la realtà esterna un rapporto di compiacenza (falso sé)

. Anche Rodari riteneva che la mente è creativa quando non si lascia inibire dal conformismo, e che la creatività è attinente al modo in cui l’individuo si dispone verso la realtà esterna, e al suo

sentirsi vivo nelle relazioni e in tutto ciò che lo circonda. Per Rodari “Il mondo si può guardare a altezza d’uomo, ma anche dall’alto di una nuvola ( con gli areoplani è facile). Nella realtà si può entrare dalla porta principale o infilarvisi – è più divertente – da un finestrino” (Rodari, 1973, p. 28).

Il signor Newton che scoprì la forza gravitazionale non avrebbe scoperto un bel niente se non avesse avuto quel- la grande immaginazione comune agli scienziati, e Rodari prestando fede alla leggenda della mela che gli cadde in te- sta mentre se ne stava in contemplazione sotto un albero della sua tenuta, ci fa notare che “Un altro al suo posto, avrebbe detto quattro parole poco gentili e si sarebbe cercato un altro albero. Invece il signor Newton cominciò a domandarsi : – E perchè quella mela è caduta all’ingiù. Come mai non è volata all’ insù ?… Quale forza misteriosa l’ha attirata in basso?” (Rodari,1971 p.VIII).

Newton cominciò a farsi tante do- mande perché aveva una mente capace di immaginare cose sconosciute, ecco che Rodari con questo aneddoto vuol far sapere che le persone vanno educate ad avere una mente aperta in qualsiasi direzione per conoscere il mondo.

L’esempio di Newton e di un ipotetico altro, che al suo posto avrebbe imprecato sentendosi arrivare improvvisamente una mela sul capo , è probabile che Rodari l’avrà proposto anche ai bambini e ai ragazzi incontrati durante i suoi laboratori, oltre che in occasione del suo discorso per la consegna del premio Andersen attribuitogli nel 1970 ,era questo un modo diverso, ma altrettanto creativo. di presentare la teoria della forza gravitazionale.

Molti insegnanti nell’introdurre alla fisica i propri studenti non tentano di valorizzare e arricchire gli aneddoti, o a dimostrare sul serio che uno scienziato è una persona che fa esperienza del mondo che lo circonda.

Sarebbe interessante per i ragazzi leggere nei libri scolastici approfondite pagine di biografia degli scienziati come in parte accade per poeti e scrittori, ciò renderebbe più vivi quegli elementi di creatività e di passione alla base della loro scienza.

Nella presentazione de Il libro dei perché (Rodari, 1995), uscito postumo, il curatore Marcello Argilli, scrisse che Rodari ideò una rubrica di corrispondenza per i bambini pubblicata settimanalmente sul quotidiano l’Unità e intitolata proprio Il libro dei perché, in quanto i genitori si trovavano in difficoltà nel dare delle risposte alle domande dei bambini , domande “ che piovevano sulla loro testa come la grandine”, ma nello stesso tempo era necessario considerare che quei bambi- ni avevano estremo bisogno e diritto di esprimere i loro perché, come aveva fatto anche Newton quando osservò cadere la mela dall’albero, e quella non sarà stata certamente la prima volta.

Ma Newton ormai adulto e di acutezza non comune, fu in grado di rispondere da solo ai suoi perché, mentre i bambini hanno bisogno di essere aiutati nella ricerca del sapere.

A tal proposito viene da immaginare un Isaac Newton bambino, starsene sotto l’albero della sua

tenuta a mangiarsi una bella mela ma- tura appena colta, e all’improvviso sentir- sene cadere una in testa, e poi osservarne cadere altre con la stessa modalità, e allora correre dal padre a chiedere il perché… ma questa è un’altra storia, purtroppo non lo conobbe mai suo padre che morì alcuni mesi prima della sua nascita.

Nel 1980 pochi mesi prima della sua prematura scomparsa, Rodari svolse una conferenza presso un teatro di Bari, dal titolo “quello che i bambini insegnano ai grandi”, testo pubblicato postumo (Roda- ri,1983). Si tratta di un intervento bellissimo, un concentrato di insegnamenti di finissime e profonde osservazioni di psicologia infantile e pedagogia, dovute

 

alla rielaborazione personale di letture ed esperienze sul campo con i bambini, e nello stile che lo distingueva. Un Rodari al lavoro che con semplicità dice “A questo punto vi dirò che a me piace interrogare i bambini in modo indiretto mettendo in movimento la loro fantasia. Perché se io pongo loro un problema fantastico le loro soluzioni sono sempre più avanzate delle mie. L’ho imparato in trent’anni! Sono sempre più coraggiose; vanno sempre un passo più in là.” (Ibid.p.74).

 

*Psicologa, psicoterapeuta, psicoanalitica

 Note:

1 Le parole da Il secondo libro delle filastrocche, Einaudi, Torino, 1985

Bibliografia

De Mauro T., Prefazione” in Rodari, Il gatto viaggiatore e altre storie a c. di C. De Luca, supplemento al n. 85 dell’ 11 Aprile 1990 «L’Unità» – Editori

Riuniti, Roma 1990.

Rodari G., Favole al telefono nota introduttiva, Einaudi, Torino 1962 ediz. negli “Struzzi”, 1971.

Rodari,G., Grammatica della fantasia, Torino, Einaudi, 1973

Rodari G., Esercizi di fantasia a cura di Filippo Nibbi, Roma, Editori Riuniti,1981, 2 °ediz. 1983.

Rodari G., Il Libro dei perché Editori riuniti, Roma 1984, universale economica/ragazzi 1995.

Winnicott D.W., “ Il gioco attività creativa e ricerca del sè “ in Gioco e realtà , Roma, Armando editore 1974a

Winnicott D.W.,” La creatività e le sue origini” in Gioco e realtà ,Roma, Armando editore 1974b

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