Il traditore

di Marco Bellocchio

Il traditore

Italia 2019,

01 Distribution, 2h 35 minuti

A chi? A chi ha bisogno

di imparare o

ripassare un pezzo

di storia italiana che

ha del terrificante

Perché? Per arrivare a pochi centimetri di distanza dalla pelle di Tommaso Buscetta e sentirne il respiro.

La storia: Uno dei più travolgenti protagonisti della mafia degli anni Ottanta si trova in mezzo a una faida che vede Cosa nostra sull’orlo di una feroce guerra contro la fazione Corleone di Riina. Per sfuggire allo scontro frontale, Buscetta va in Brasile ma l’estradizione in Italia lo obbliga a fare i conti con le macchie e i veleni che si è lasciato dietro. Per farlo ha poca scelta: o soccombe o tradisce. La mossa che farà porterà a galla 476 imputati che verranno coinvolti nel maxiprocesso del 1986. La collaborazione con il magistrato Falcone farà esplodere le fondamenta di un’organizzazione tentacolare. E gli effetti saranno devastanti.

I temi: Al centro della vicenda risaltano almeno tre temi molto potenti che fanno luce su di una fase storica molto difficile da raccontare. Intanto spicca il drammatico contaminarsi del versante immorale e di quello umano di Buscetta che sparge morte e dopo si aggrappa

al collo della moglie, che affronta ogni nemico ma poi scappa fino in Brasile per paura, che sputa sull’onore della giustizia ma poi l’aiuta a rialzarsi. La faccia pubblica e quella privata mette

a nudo una gigantesca assenza, quella dello Stato. Quando poi al maxiprocesso centinaia di corrotti e assassini si ammassano inferociti dietro le sbarre a ululare contro il traditore, gli effetti di quell’assenza vengono allo scoperto pienamente. E poi tocca nel profondo il legame tra il mafioso e il magistrato; tra Buscetta e Falcone il dialogo inizia da una sigaretta accesa e finisce con una collaborazione che fa crollare come birilli una sfilza di balordi.

Lo stile. Il profilo di Buscetta viene tratteggiato con contorni che mettono in risalto la sua intimità. Le mascelle contratte e lo sguardo disorientato mettono a nudo un duro. Un uomo senza scrupoli che ha mandato a morte la gente per godersi ricchezza e potere viene raccontato senza iperboli linguistiche.

Il volto, il corpo, i gesti parlano di un mafioso che dietro il nero degli occhi maschera angoscia, paura, dolore.

Queste emozioni lo spingono a tradire, a collaborare con la giustizia. Sono le emozioni a occupare la scena e a calibrare le azioni della storia. Sullo schermo si proietta una paradossale ingiustizia: nel teatro del tribunale il traditore soffre quando scopre che a tradire non è stato lui ma quelli che credeva vicini.

Da vedere per imparare una versione della storia della mafia che fa delle emozioni i sottotitoli fondamentali.

 

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