La dea fortuna

di Ferzan Özpetek,

La dea fortuna

Italia 2019,

Warner Bros.

118 minuti

 

 

 

 

A chi? Agli adulti in pensione dalla vita.

Perché? Per fare un’immersione rivitalizzante nella carne delle relazioni umane, le uniche che danno senso pieno all’avventura esistenziale.

La storia. Una coppia di uomini accoglie nella propria casa un’amica che deve ricoverarsi e ha bisogno che i due giovanissimi figli siano seguiti durante la sua assenza. Il tempo di convivenza tra i due adulti e i due minori sembra interminabile, il confronto aprirà le porte al dolore, alla gioia, al coraggio di cambiare.

I temi: Inutile girarci intorno, la storia va dritta al punto e mette in scena gli effetti vitali della morte: la vita finisce, spesso senza preavviso e senza eleganza ma l’amore resta e congiunge la fine con un nuovo inizio. A straripare di bellezza, con un linguaggio più affinato del solito, è appunto l’amore, liberato dal guinzaglio delle parentele, che mette in piedi famiglie fatte di vicini di casa, vecchi flirt, nuovi incontri, piccoli e grandi. Il trionfo della comunità parla chiaro, è una politica, una scelta che è tanto più bella oggi perché troppo se ne sente la mancanza.

Lo stile. La fotografia si imprime nello sguardo e mette a fuoco gli incontri, i sentimenti, gli sbandamenti. I paesaggi non sono solo sfondo, impongono la

loro presenza, la bellezza del mare, dei tramonti, degli alberi vigorosi si fa spazio con garbo dentro a una narrazione che, oltre ai primissimi piani dei volti e della natura, entra nel vivo del montaggio alternato che mostra gli affanni e le tensioni di chi insegue e chi fugge, di chi esce allo scoperto e di chi è rinchiuso al buio. La tensione e la commozione vengono fuori dalle immagini che accostano lo stridore di rapporti sbagliati con il colore del cibo corposo, la lucentezza di bicchieri di cristallo con l’incastro di smorfie e sorrisi. Una celebrazione dei corpi, del loro spessore, dei loro legami, della loro fine che si propaga nell’invisibile degli spazi, nell’aria e nella potenza della musica. Da vedere per non perdersi nel grigio dell’indifferenza e lasciarsi bagnare dalle acque del legame che può accogliere la paura della morte e sussurrarle cose buone.

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