Hey Clockface

Elvis Costello

Hey Clockface

Universal Music 2020

€ 17,90

Può sembrare difficile per un artista simbolo di un’epoca passata, anche se abbastanza recentemente, adattarsi a nuove sonorità e nuove esigenze. Di sicuro non è un problema per Elvis Costello, pseudonimo di Declan Patrick MacManus, che pur avendo compiuto 66 anni, conserva intatta la sua duttilità artistica, vero marchio di fabbrica dell’autore inglese. Icona della scena punk-rock londinese degli anni ‘70, Costello compare all’ottantesima posizione della classifica dei 100 artisti più grandi di tutti i tempi, sti- lata dalla rivista Rolling Stone, ed è sta- to inserito, insieme alla band da lui formata, The Attractions, nella Rock and Roll Hall of Fame. Dopo due dall’uscita di Look Now, pubblica il suo trentunesimo album intitolato Hey Clockface, progetto che, a causa della pandemia Covid ha dovuto essere ritardato e costruito “a pezzi” in diverse città, tra cui Helsinki, Parigi, Los Angeles e New York. Ciò che ne è scaturito è una raccolta molto variegata, sia per quanto riguarda gli spartiti che per i testi. Si tratta comunque di un insieme di brani particolari nel loro genere, alcuni interessanti e piacevoli, altri confusi e fuori contesto, che sembrano non condivide- re troppi elementi stilistici in comune tra loro. Se si dovesse invece cercare un filo conduttore degli argomenti cantati nelle tracce di Hey Clockface, si potrebbe menzionare lo scorrere del tempo e la natura dell’uomo in equilibrio precario tra bene e male. Si parte con Revolution #49, in cui una base arabeggiante accompagna un testo parlato e riecheggia il mantra “Love is the one thing we can save” (“L’amore è l’unica cosa che possiamo salvare”). La critica No Flag è un rock elettronico propulsivo e continuo, che presto diventa però un po’ caotico e ripetitivo. Una chitarra acustica introduce alla positività del ritornello di They’re Not Laughing At Me Now, dove vie- ne affrontato il tema dell’indifferenza sempre più presente nell’arrogante società moderna. Un ritmo sferzante ma cupo, risolto dalle trombe sul finale, fa dà scenario alla tematica dell’oppressione del mondo contro la gente comune in Newspaper Pane, come racconta lo stesso artista: “C’è una donna che legge il foglio di giornale che ha incollato alla finestra per proteggersi dal freddo, e si ritrova di fronte una serie di pubblicità per una vita che però lei, e tanti altri, non saranno mai in grado di permettersi”. I fiati sono presenti, con archi e pianoforte, anche nella successiva I Do (Zula’s Song), canzone dall’atmosfera malinconica e noir. We Are All Cowards Now ha un incedere incalzante, come il pianoforte che la caratterizza: “Non volevo descrivere una precisa situazione, ma provocare su alcuni temi universali. Per esempio, questo dilagare delle armi e della violenza: ma il coraggio di cui tanto si parla rimane, senza armi? We Are All Cowards Now però parla anche delle troppe vittime invisibili del mondo, quelle che non possiamo nominare perché vengono uccise a nostro nome lontano da dove noi viviamo, perché alcuni si assicurino potere, controllo, una giustizia finta”, così spiega Costello. Subito dopo incontriamo lo swing divertente e splendente di Hey Clockface/How Can You Face Me? e la sincera dolcezza di The Whirlwind, accompagnata da pianoforte e violino. Una cadenza tamburellante generata dal sintetizzatore dà origine a Hetty O’Hara Confidential, spensierato brano funky. In The Last Confession Of Vivian Whip, pianoforte e voce si inseguono delicatamente in un contesto etereo, incorniciato dalla presenza di archi e tromba. Una voce ruvida gratta lo sfondo di un malinconico western in What Is It That I Need That I Don’t Already Have?. Ritorna il parlato in Radio Is Everything, questa volta su una base sfumata ed echeggiante in lontananza, concluso da un assolo di tromba noir. L’idea che l’autore vuole rimarcare è che noi stessi, per primi, siamo dei me- dia: “C’è qualcosa dentro ognuno di noi che si può emanare agli altri, ed è quello il fulcro del comunicare onestamente. Il mezzo migliore per farlo dunque resta la radio: la tv può essere anche divertente ma vende prodotti, mentre Internet, risorsa potenzialmente meravigliosa, ha tanti lati insidiosi”. Si compie un altro salto nello swing con l’elegante I Can’t Say Her Name, mentre la sacrale e corale Byline chiude, con voce e pianoforte, la raccolta. La sensazione che si ha ascoltando l’album è che si voglia dare molto spazio e risalto alla voce, morbida ed elegante, magari riducendo la durata, la frequenza o addirittura l’intensità sonora degli interventi strumentali. Il pano- rama sonoro qualche volta risulta però un poco caotico ed approssimativo, quasi fosse ancora in fase sperimentale. Questo aspetto rappresenta sicuramente un tratto distintivo di Costello, che d’altra parte sa di poterselo permettere, come lui stesso ammette: “Se osi, la mu- sica ti conduce da una stanza a un’altra e ti apre porte decisive cui non avresti mai pensato”.

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