Vicinanza sociale e cooperazione. Il progetto Restart-Up

Il processo cooperativo ha richiesto le energie di tutti, e nella nostra cooperativa simulata “Social Closeness“ non sempre tutto ha funzionato al meglio. Ci siamo dovuti confrontare con una collaborazione altalenante tra noi studenti e la mancanza di contatto diretto si è fatta sentire

Cristian Rocca*, Gaia Baschirotto**

Costruire una coperativa sociale e scrivere un articolo cooperativo

 La pandemia ha rivoluzionato an- che i tradizionali percorsi di alternanza scuola-lavoro. Nessun inserimento in azienda per sperimentare la dimensione lavorativa per noi studenti negli anni scolastici targati Covid-19.

Eppure ci è stata data la possibilità di intraprendere un percorso formativo nuovo: la partecipazione ad un progetto di impresa sociale simulata. Si tratta di un progetto finanzia- to dall’impresa sociale “Con i Bambini” – il progetto RELOAD – ed in particolare il percorso RESTART-UP, promosso dalla Cooperativa sociale Stripes, che ci ha permesso davvero di “lavorare” sul campo.

Eravamo dietro ai nostri banchi di scuola, o più spesso nella nostra cameretta, ma eravamo allo stesso tempo all’interno di un contesto “formativo” unico. Ci siamo messi in gioco con le nostre abilità e attitudini. Abbiamo messo il nostro impegno e il nostro tempo nella creazione di un’impresa sociale – la cooperativa Social Closeness.

La creazione della nostra cooperativa prende forma dopo una prima fase di studio del mondo cooperativo. Una volta definita la mission aziendale e scritto il nostro business plan, ci siamo messi alla prova con verbali, nomine del Consiglio di Amministrazione e della Presi- dente, stesura dello statuto per l’avvio dell’Impresa fino a dividerci negli “uffici” amministrazione, commerciale, editoria, comunicazione e marketing, per il lavoro quotidiano.

Abbiamo imparato a dare voce ai no- stri pensieri scrivendo articoli. Abbiamo iniziato ad usare strumenti come word, excel, creare e aggiornare il nostro sito web, preparare questionari e utilizzare i social per la promozione del nostro lavoro. Tutte abilità che non sono usuali nel nostro mondo da studenti, ma che abbiamo imparato a fare nostre.

All’interno del nostro percorso formativo ci è stato infine proposto di scrivere un articolo per la rivista “Pedagogika.it”. Un’opportunità che ci ha reso subito orgogliosi.. L’obiettivo dell’articolo è de- scrivere gli “spazi virtuali dell’educare”

  • come il nostro progetto per l’appunto. Grazie alle conoscenze pregresse, e a quelle acquisite durante il progetto, abbiamo quindi predisposto un questiona- rio da sottoporre a tutta la nostra scuola – l’istituto Barbara Melzi di Legnano
  • con lo scopo di ottenere più risposte possibili ed essere

Siamo partiti dalla domanda: “..e tu come ti senti?”, dove il TU è indirizzato in maniera diretta a noi ragazzi adolescenti. Troppo spesso, infatti, abbiamo sentito insegnanti e genitori parlare di noi, delle nostre emozioni e difficoltà in questo periodo. Noi invece abbiamo vo- luto dare voce ai diretti interessati, per raccontare i nostri pensieri e stati d’ani- moda dentro – non dall’esterno.

Abbiamo creato un alfabeto con parole chiave che potessero descrivere il vissuto adolescenziale in questo periodo, in modo che ogni ragazzo intervistato potesse scegliere tra 3 parole per ogni lettera – risposta quantitativa di facile catalogazione – e per ciascuna aggiungerne una motivazione – risposta qualitativa.

Il questionario è stato inviato agli studenti delle classi secondarie di secondo grado per un totale di circa 300 destina- tari. Grazie ai rappresentanti di classe, tramite whatsapp, a quelli di istituto, al Preside e ai docenti con le mail, le risposte a noi pervenute sono state 224 (75% del totale).

A conclusione del questionario, con le parole maggiormente selezionate, abbiamo elaborato la fotografia di come noi ragazzi viviamo gli spazi virtuali e temporali in epoca pandemica.

Ora, vi diciamo – dalla A alla Z – come stiamo davvero noi adolescenti.

Adolescenti e pandemia: il nostro alfabeto, dalla A di  ANSIA alla Z di ZONE.

 ANSIA

La pandemia ha creato una situazione di incertezza che in noi adolescenti si è strutturata come uno stato di ansia pressoché costante.

Tutti noi all’inizio non sapevamo cosa fosse il virus, cosa sarebbe successo, come la situazione si sarebbe evoluta. Alla paura iniziale è poi è subentrata l’ansia di uscire di casa, cosa stranissima perché noi adolescenti vogliamo evade- re e ci divertiamo a stare fuori con gli amici. Avevamo la paura di contrarre il virus e fare ammalare i nostri cari. Questa oppressione dura ormai da un anno, ci sentiamo schiacciati, spesso non ci sentiamo all’altezza della situazione e le paure prendono il sopravvento. In sostanza abbiamo perso autostima, certezze, sicurezze. Ci resta uno stato di ansia, indefinibile ma molto concreta.

BASTA

nuove. Molte sono sensazioni negative,

Se potessimo scegliere noi, la scriveremmo sugli striscioni da appende- re su tutti i balconi. Altro che “Andrà tutto bene”. La urleremmo a pieni polmoni per le strade, perché in questo momento è la parola che ci unisce più di tutte.

Basta allo stare chiusi in casa, basta al non sentirci liberi, basta a questa situazione di tensione. Vorremmo che ci fosse una fine definitiva, che ci fosse un basta-per-sempre, perché ci sentiamo chiusi, stanchi, sfiniti. Vogliamo la nostra libertà. Basta Covid, basta paure e rimorsi. Rivogliamo la nostra vita normale da adolescenti, quando uno sbaglio costava solo una sgridata dai nostri genitori. Non la vita di qualcuno. Basta

CAMBIAMENTO

Noi adolescenti siamo il cambiamento. Ci piace osare, sperimentare. Ma nessuno di noi avrebbe voluto questo cambiamento, una situazione statica che ci ha reso immobili. Non ci riconosciamo più. Ci è stato tolto tanto, non siamo più i protagonisti, ma nonostante tutto abbiamo scoperto qualcosa di nuovo di noi stessi.

DISTANZA

I baci. Gli abbracci. Il contatto tra corpi. Lo stare in compagnia, in cinque appiccicati su una panchina. Ciò che rincorrevamo, ora ci fa paura. Viviamo a distanza e ci sentiamo distanti da tutto e tutti. Abbiamo bisogno di ricomincia- re a vivere per davvero.

EMOZIONI

Emozioni nuove, alcune mai provate prima. La paura, la tristezza, la noia. Sentirsi chiusi, lontani. Soli. Questo pe- riodo per noi adolescenti è caratterizza- to da emozioni così forti che ci sembrano

che non ci rappresentano. Facciamo fatica a decifrarle, ad esprimerle. Molti di noi piangono, si arrabbiano. Spesso, troppo spesso. Non vogliamo spegnerci, non vogliamo lasciarci andare. Quando finirà tutto questo? Vogliamo tornare a vivere leggeri.

FUTURO

Se lo sono chiesti in tanti. Sociologi, insegnanti, genitori. Quale futuro avrà questa generazione di adolescenti coinvolta dal Covid? Ce lo domandiamo an- che noi ragazzi, quasi ogni giorno, e la parola futuro assume tratti spesso opposti. Guardiamo al domani con speranza, ma anche con paura. Cerchiamo di sognare, progettare, ma in alcuni momenti vediamo tutto nero. Saremo in grado di farcela? Cosa ci stiamo perdendo? Di una cosa siamo certi: vi sorprenderemo. Ma dateci tempo.

GABBIA

La mia camera è diventata una gabbia.

Quelle quattro mura che tempo fa ci facevano sentire al sicuro, ora sono di- ventate un incubo. Un posto dal quale vogliamo solo evadere, per ritornare alla nostra normalità.

Ci sentiamo rinchiusi, intrappolati in una vita che non ci appartiene.

Non solo la nostra camera è diventata una gabbia, ma in qualche modo anche la nostra mente, dove stiamo conservan- do solo brutti ricordi e pensieri negativi.

HO FAME

Ho sempre fame.

Mi riduco spesso al cibo, non avendo altro di meglio da fare.

Mangio per noia. Mangio per consolazione.

C’è poco altro da aggiungere. Mangiamo sempre. Troppo. Mangiare senza orario è diventata la nostra routine.

INSICUREZZA

Che un adolescente sia insicuro non è una novità. Prima, c’erano i corridoi della scuola, le strade e gli sguardi degli amici a darci dei punti di riferimento. Ora è tutto più difficile. Non conosciamo e non sperimentiamo le nostre capacità, non abbiamo luoghi di confronto e di crescita.

LIBERTA’

Pronunciamo la parola libertà sempre con un nodo alla gola. Fino a qualche tempo fa era un concetto

astratto, oggi si traduce nella possibilità di uscire senza mascherina, di andare fuori Comune a trovare degli amici, di andare in un ristorante e rimanerci fino a mezzanotte. Siamo gli adolescenti sfigati che devono rientrare a casa entro le 10 di sera.

MUSICA

Dopo 24 ore chiuso in casa, l’aria a volte si fa pesante e in questi casi la mu- sica è stata il nostro ossigeno. La musica ci distrae, ci libera dalle tensioni. È stata il nostro modo di far capire a tutti che siamo vivi. Abbiamo voglia di cantare, urlare e ballare. Vogliamo che la nostra musica torni a risuonare per le strade.

NETFLIX

Vamping. No, non è il titolo di una famosa serie tv su Netflix. Anche se con Netflix è fortemente collegato. Siamo rinchiusi in casa e passiamo giornate – e nottate – davanti ad un tablet. Come vampiri restiamo svegli anche di notte: perché andare a letto quando domani ricomincia l’ennesima – noiosa – identica giornata?

OBBLIGHI

Negli ultimi dodici mesi la nostra vita è stata caratterizzata da restrizioni che hanno alterato la nostra routine. Mascherine, coprifuoco, DAD.

Ciò che prima era normale adesso non lo è più.

Ciò che prima ci faceva stare bene, adesso ci manca.

La vita ora pesa.

PIGRIZIA

Dormiamo senza orari. Ed è vero, stiamo diventando sempre più pigri e svogliati. Molto spesso non abbiamo vo- glia di fare niente.

Vorremmo uscire, viaggiare, ma stiamo perdendo quella spinta vitale che ci caratterizza(va).

Ma non è per nulla semplice: siamo un po’ depressi e non riusciamo a man- tenere nessun impegno. Molti di noi soffrono – e spesso la nostra sofferenza viene scambiata per pigrizia.

QUARANTENA

Vite in quarantena. Ci potremmo fare un film con attori noi adolescenti. La sceneggiatura la conosciamo a memo- ria, è una quotidianità statica fatta degli stessi gesti ripetuti all’infinito. Sarebbe però sicuramente un film noioso, altro che Oscar. Siamo sempre in isolamento. Fine del film.

RISPETTO

In questo periodo sentiamo ovunque la parola rispetto. Rispetto delle regole, dei D.P.C.M. Sappiamo che queste norme favoriscono la sicurezza, ma noi adolescenti non ci siamo sentiti rispettati, nessuno ci ha chiesto come ci sentivamo. Non ci siamo sentiti capiti.

SPERANZA

Abbiamo perso tanto, troppo. Ma an- che in questo momento così difficile per tutti, la speranza è la nostra àncora di salvezza. Continuiamo a desiderare la normalità e speriamo al più presto di riprendere in mano le nostre vite. Vogliamo continuare a sognare.

TEMPO

Il tempo passa, ma il Covid resta.

Spazi virtuali dell’educazione – valori e limiti del nostro percorso

Ci stiamo bruciando i momenti più belli. Ogni giornata mi sembra infinita.

Chi ci ridarà il tempo che abbiamo perso? Di certo, siamo più consapevoli che mai dell’importanza del

nostro tempo.

USCITE

Per noi adolescenti uscire con gli ami- ci è fondamentale per crescere e scopri- re la nostra identità. Non poter uscire di casa è stata una vera e propria lotta contro noi stessi: le nostre paure ed insicurezze hanno preso il sopravvento.

Uscire è libertà.

Uscire è entrare in noi stessi

VOGLIA

Voglia di uscire Voglia di viaggiare. Voglia di abbracciare.

Abbiamo passato giornate intere sdraiati sul divano, perchè quando manca la motivazione manca anche la voglia. Ma ora abbiamo voglia di ripartire, di rea- gire e farci sentire.

ZONE

Non ci chiediamo più, ormai, come stiamo, ma in che zona siamo.

Le nostre vite dipendono dal loro colore che, settimanalmente, cambia. Le zone vengono prima di noi, della nostra storia e dei nostri pensieri. Non rappresentiamo più una comunità, ma dei co- lori: siamo divisi, disgregati.

Il giallo, l’arancione e il rosso sono colori che non vogliamo più vedere. Hanno dipinto le nostre vite ricoprendo qualsiasi sfumatura.

a distanza

 Scrivere questo articolo è stato difficile. E l’intero percorso educativo è stato complesso e talvolta faticoso. E’ stato complicato unire modalità diver- se, trovare un’idea comune, collaborare e mantenere le nostre responsabilità nel tempo.

Senza giri di parole: cooperare è davvero difficile.

E farlo a distanza, lo è ancora di più.

Il processo cooperativo ha richiesto le energie di tutti, e nella nostra cooperativa simulata “Social Closeness“ non sempre tutto ha funzionato al meglio. Ci siamo dovuti confrontare con una collaborazione altalenante tra noi studenti e la mancanza di contatto diretto si è fatta sentire. Su questo tema abbiamo scritto due articoli sul nostro sito: “La scuola da uno schermo” e “Dad: pro e contro”. In breve, lo schermo filtra e impoverisce le relazioni e il rischio è che vengano privati del loro valore anche i progetti più significativi.

La proposta del progetto RE- START-UP ci ha però messo davanti a nuove prospettive. Con la nomina del CDA e dei portavoce degli “uffici” ci siamo sentiti chiamati a nuove resposabilità: verso il nostro gruppo, verso i compiti da fare e verso la cooperativa. Perché, se è vero che abbiamo sempre avuto gli educatori a guidarci, poi dovevamo essere noi a concretizzare il nostro lavoro. Questo articolo ne è un esempio, con l’organizzazione e la di- visione di compiti, siamo riusciti a dare ordine e voce ai nostri pensieri.

Abbiamo sperimentato modalità nuove ed interattive: la possibilità di collegarci in semi-autonomia in stanze diverse per portare avanti il nostro la- voro, il confronto diretto e continuo con gli educatori, il lavorare per obiettivi e scadenze, dovendoci mettere la faccia come team, la possibilità di ascoltare esperti del settore, che con un semplice clic, entravano nella nostra dimensione.

Si è trattato di un lavoro nuovo, che ci ha costretti a metterci in gioco pienamente. Grazie a questo progetto abbiamo potuto capire l’importanza di ciò che studiamo e di quanto possa essere concreto, anche se diverso e faticoso nella pratica.

Vogliamo concludere con una frase di Henry Ford: “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo”. Stiamo solo cominciando a comprendere il valore di queste parole e questo ci permetterà di avere una maggior consapevolezza quando, in un futuro, toccherà a noi affrontare l’esperienza lavorativa.

Educatori “a distanza” ma non distanti: rendere reale il virtuale e… vivere alla giornata

 Pensare ad un progetto, immaginarne la sua struttura in presenza con i docenti e i ragazzi e poi, nemmeno un mese dopo, ripensarlo completamente per farlo a distanza: ecco come siamo partiti ad ottobre 2020.

Si dice che la creatività sia alla base di ogni progetto educativo; e sicuramente è stata alla base di questo progetto.

L’idea iniziale è stata ri-plasmata per tenere conto dei nuovi bisogni e del- le opportunità che la collaborazione a distanza ci offriva. Una sorta di analisi SWOT del nostro progetto per affronta- re il nuovo setting e le seguenti domande di base.

Come riuscire ad interagire con i ragazzi che stanno vivendo un periodo così destabilizzante dal punto di vista emotivo e relazionale? Come stimolar- li? Come far loro vivere un’esperienza lavorativa collaborando a distanza?

Abbiamo dovuto adeguare strumenti e competenze.

Abbiamo sfruttato le potenzialità del- la rete per creare nuove modalità di interazione.

Abbiamo imparato a dividerci in sottogruppi e ad entrare e uscire nelle varie “classi virtuali”.

Abbiamo strutturato compiti specifici e proposto di lavorare per obiettivi, esplicitati e scadenzati grazie a Classroom.

Eravamo pronti ad affrontare qua- si ogni difficoltà, preparati e motivati a portare avanti i valori della cooperazione eppure siamo rimasti sorpresi che la coo- perazione stessa, la collaborazione, sia stata la difficoltà più grande per i ragazzi.

Far sentire tutti responsabili verso un progetto non è un compito facile, an- che se siamo educatori da tanti anni. E da educatori navigati abbiamo deciso di affrontare la problematica. Insieme ai docenti – e su sollecitazione dei ragazzi stessi – abbiamo cercato di creare una discussione costruttiva sull’argomento. E’ stato un momento importante di confronto, di ripartenza e di condivisio- ne delle fatiche del percorso. In presenza o a distanza, l’ascolto è una modalità sempre vincente.

 

Un passo decisivo di consapevolezza è avvenuto qualche settimana fa. I ragaz- zi hanno dovuto raccontare quello che hanno costruito in questi mesi, a due classi di prima superiore. Ogni gruppo ha preparato le slide di presentazione e ne ha co-costruito la narrazione. Con stupore i ragazzi di prima hanno chiesto “Ma quindi avete un sito vostro? Scrivete davvero degli articoli?”. E la risposta è sì, ci siamo costituiti in cooperativa abbiamo un nostro sito web, abbiamo sottoposto questionari e ci siamo divisi  in “uffici”.

A breve verrà pubblicato il libro che sarà il simbolo concreto del progetto RESTART-UP.

Un percorso difficile, faticoso e sti- molante allo stesso tempo. Una nuova modalità di alternanza scuola-lavoro che ci ha chiamati a simulare contesti co- operativi reali, a fare vicinanza sociale a di- stanza, a cercare di essere una presenza significativa seppur da casa.

Per farlo, noi educatori, abbiamo do- vuto ri-leggerci costantemente, abbiamo costruito un progetto liquido, che tenesse conto delle potenzialità dei ragazzi e in grado di evolversi costantemente.

Abbiamo   collaborato   internamen- te ed esternamente, creando link con

Pedagogika..) e con i partner esterni (la presidente dell’associazione Melagioco, le testate giornalistiche di Legnano…).

Perchè è solo cooperando che si possono trasmettere i valori della cooperazione.

*Educatore e coordinatore Stripes Coop. Co-conduttore del percorso RESTART-UP

 **Amministrativa Stripes Coop. Co-conduttrice del percorso RESTART-UP

 

Sintesi:

Questo articolo è stato scritto a 52 mani, come i soci della co- operativa sociale simulata Social Closeness – vicinanza sociale.

Contiene 224 voci, come il numero di studenti dell’Istituto Barba- ra Melzi che abbiamo intervistato.

Contiene anche altre 20 voci, come le parole di un alfabeto molto particolare che abbiamo costruito insieme.

 

Parole Chiave:

alternanza scuola-lavoro, cooperazione, innovazione, adole- scenti, vicinanza sociale

Autori

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