L’ESPOSIZIONE AL RUMORE NELLA VITA SCOLASTICA

La vita scolastica si svolge in un ritmo di attività nel quale molteplici fattori, personali e ambientali, concorrono a favorire lo sviluppo dell’apprendimento, inteso come il processo di acquisizione di nuove abilità e conoscenze.

La comunicazione verbale rappresenta, sia un mezzo per la trasmissione delle nozioni necessarie per lo sviluppo dell’apprendimento, sia uno strumento per costruire rapporti e socializzare

Talarico Palmerino*

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la salute “uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale”, pertanto la tutela della salute deve preservare il mantenimento di un benessere, ancor prima che si verifichino i sintomi di una malattia.

Il disturbo da rumore viene considerato tra i fattori che possono pregiudicare la qualità della vita delle persone. In termini psicofisici si definisce “rumore” una qualsiasi perturbazione sonora che dia luogo ad una sensazione acustica soggettiva giudicata sgradevole, fastidiosa e molesta. La sua esposizione è legata: alle caratteristiche fisiche del suono, alla durata, e in parte alla percezione che si genera quando questo viene riconosciuto. Clinicamente i danni da una continua esposizione al rumore, sono causati da alterazioni anatomo-patologiche nell’epitelio neurosensoriale dell’organo dell’udito.

Questo determina una riduzione della capacità uditiva, all’interno del giro basale della coclea, deputata alla percezione delle frequenze dai 3000 Hz ai 6000 Hz.

A livello neuronale la continua esposizione ai rumori causa il rilascio di cortisolo. Questo ormone steroide, secreto dalle ghiandole surrenali, compromette la funzione della corteccia prefrontale, deputata al ragionamento e al controllo degli impulsi di pianificazione. La corteccia prefrontale, inoltre, ha un ruolo importante nelle capacità mnemoniche a breve termine. Situazioni di stress derivanti da un continuo rumore di sottofondo possono diminuire i livelli di dopamina, che grazie alla sua funzione neuro-trasmettitrice, peggiora i livelli essenziali di apprendimento. Nella comunicazione, il rumore tende a mascherare le parole e i suoni che sono fondamentali per l’intelligibilità del parlato, diminuendo le percentuali di fonemi correttamente intese da un ascoltatore.

La vita scolastica si svolge in un ritmo di attività nel quale molteplici fattori, personali e ambientali, concorrono a favorire lo sviluppo dell’apprendimento, inteso come il processo di acquisizione di nuove abilità e conoscenze. La comunicazione verbale rappresenta, sia un mezzo per la trasmissione delle nozioni necessarie per lo sviluppo dell’apprendimento, sia uno strumento per costruire rapporti e socializzare. In questa prospettiva è indispensabile che le condizioni fisico-ambientali siano idonee a garantire benessere e comfort acustico. A tale riguardo diversi studi hanno evidenziato che un livello sonoro troppo elevato in casa o a scuola può alterare la qualità della comunicazione verbale, generando ritardi nell’acquisizione del linguaggio sia scritto che parlato. In particolare uno studio realizzato nel 1975 da Bronzaft e McCartthy osservò che studenti situati sul lato più silenzioso di una scuola posta accanto ad una ferrovia sopraelevata, avevano risultati migliori nella lettura rispetto a quelli situati sul lato esposto al rumore del treno, con livelli superiori a 89 dB.

I fattori fisici che incidono e pregiudicano la qualità acustica degli ambienti acustici sono:

Distanza: si è dimostrato come l’intelligibilità dell’informazione è proporzionata alla distanza della cattedra da cui l’insegnate parla con timbro di voce normale: l’intelligibilità raggiunge il 95% quando la distanza è sui 2 metri mentre diminuisce quando aumenta di 8 metri. I dati indicano che allievi disposti a metà dell’aula o in fondo, hanno una difficoltà di comprensione del parlato. Queste criticità inducono le scuole a raggruppare gli studenti intorno alla cattedra, oppure gli insegnanti si muovono all’interno dell’aula in modo da attenuare questo disturbo. Un’altra strategia è dotare gli ambienti di sistemi elettronici di amplificazione della voce.

Tempo di riverberazione: quando una sorgente di rumore in locale viene spenta, il livello pressorio non si annulla istantaneamente. Questo evento è determinato dal fatto che le superfici che definiscono l’ambiente, tendono a riflettere le onde sonore ancora presente nella stanza, generando una “coda sonora”. Tale fenomeno prende il nome di “riverberazione”, mentre l’intervallo di tempo necessario affinché il livello sonoro si annulli è definito “tempo di riverbero”. La capacità di una sala di risultare più o meno riverberante dipende dalle sue dimensioni e dalla capacità delle superfici delimitanti di assorbimento dei suoni. Le superfici assorbono i suoni alle varie frequenze in maniera differente, i locali possono risultare molto riverberanti a certe frequenze e poco ad altre. Locali troppo riverberanti non sono adatti a per l’ascolto del parlato, in quanto la coda sonora non permette di distinguere chiaramente le sillabe che compongono le parole. Sia per l’OMS, sia per le normative italiane, il tempo di riverberazione ammesso nelle aule scolastiche deve essere compreso tra 0,6 e 0,8 secondi. Nella realtà scolastica si riscontrano tempi di riverberazione molto più elevati che pregiudicano l’intelligibilità del parlato. I rimedi sotto il profilo tecnico possono essere superati attraverso l’istallazione di controssoffittature e di rivestimenti murali con materiale fonoassorbente, in grado di attenuare la riflessione delle onde sonore incidenti. Altri rimedi possono prevedere la semplice apposizione di tendaggi pesanti, plissettati alle pareti che riducono le code sonore. Nella aule con soffitti piani, la riduzione del riverbero può essere attuata con una oculata disposizione degli arredi, e l’applicazione di tendaggi alle superfici finestrate. In alcuni casi può essere utile collocare gli appendiabiti degli alunni all’interno della classe. Queste soluzioni interrompono la continuità della superficie, che permette la propagazione del riverbero. Infine, attribuendo una adeguata forma geometrica agli spazi che eviti piante circolari ed ellittiche, a favore di pareti convergenti verso la direzione della rappresentazione, il riverbero viene confinato notevolmente.

  • Rumore di fondo: rappresenta il fattore d’inquinamento acustico più grave e diffuso nelle aule scolastiche, la cui criticità si ripercuote sull’intelligibilità del Il rumore di fondo presente in una stanza è generato dal contesto sonoro nella quale è inserita. Le cause che aumentano i livelli sono:
  • sorgenti di rumore esterne all’edificio: dovute alla presenza di traffico stradale, aereo e ferroviario; gli impianti industriali e commerciali, cantieri stradali;
  • sorgenti di rumore interne all’edificio: favorite dall’attività negli ambienti adiacenti;
  • sorgenti interne all’aula di lavoro: il brusio degli allievi, il rumore di banchi, sedie, ecc…

Secondo le indicazioni della normativa internazionale e delle legislazioni nazionali il rumore di fondo ammesso in un’aula scolastica non deve superare i 35 dB.

Maggiore sarà il rumore di fondo da una sorgente sonora, maggiore sarà la difficoltà per gli allievi di distinguere i segnali vocali dell’insegnante in presenza di un rumore con caratteristiche di livello di frequenza simili a quello del parlato. L’insegnate potrà ovviare a questo disturbo alzando il volume della voce, che costituisce un affaticamento vocale per il suo stato di salute.

La presenza di rumori di fondo è stata evidenziata da numerose ricerche. Una delle prime fu effettuata a Bordeaux in una scuola esposta a rumore da traffico stradale. Somministrando agli studenti un test di intelligibilità di parole pronunciate a volume di comoda udibilità da parte di un altoparlante, in un’aula insonorizzata, si verificò che per il rumore di fondo stradale intorno ai 50 Db la percentuale di errori era relativamente bassa (4,3 %). In presenza di rumore di fondo, dovuto a causa di sorgenti esterne, la percentuale di errore aumentava a 15%. Oltre a condizionare l’apprendimento degli studenti normoudenti, le cattive condizioni acustiche influiscono negativamente nei confronti di alunni con problemi uditivi. Si stima che il 40% dei bambini che frequentano le scuole primarie soffra di disturbi a carico dell’orecchio, sia temporaneo, dovuto a un processo infiammatorio dell’orecchio medio, sia permanente, causato da problemi neuronali. Per questi studenti è necessario garantire elevati valori del rapporto segnale-rumore (differenza tra il livello della voce dell’insegnante e quello del rumore), che garantiscano un corretto apprendimento dell’intelligibilità del parlato.

Oggi, nelle strutture scolastiche, è stata abbandonata la rigidità degli spazi architettonici che influivano negativamente sulla didattica. Si diffondono, pertanto, nuove impostazioni didattiche basate su una pluralità di attività culturali e ricreative che richiedono una definizione degli spazi in maniera flessibile. Secondo  questa impostazione, lo stretto rapporto tra didattica e architettura può aiutare gli studenti nel loro processo di apprendimento e può essere un valido sostegno alle attività di didattica proposte dagli insegnanti.

Le risorse economiche da investire per garantire una bonifica su tutto il territorio nazionale non sarebbero poche, ma maggiori potrebbero essere i costi necessari a fronteggiare l’emergenza sociale e sanitaria dell’esposizione a rumore sia per gli insegnanti che per gli studenti.

* Audiometrista Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale

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