Help us stranger

The Raconteurs

Help us stranger

Pias-Third Man, 2019

€ 18,50

Inter rompendo un silenzio durato addirittura undici anni, i Raconteurs sono tornati con un nuovo album, Help Us Stranger, il terzo dopo l’esordio di Broken Boy Sol- diers (2006) ed il successivo Consolers Of The Lonely (2008). Brani come Steady As She Goes, Together e Many Shades Of Black hanno subito catapultato la band tra i gruppi rock più amati. Pure i critici più feroci, quelli che reputavano il genere morto e sepolto da tempo, hanno dovuto ricredersi: se esiste una possibilità di rigenerare il rock, questa è tra le note e le parole del quartetto americano. Jack White, reduce dalle esperienze dei suoi progetti, solisti e non, ritorna quindi ad abbracciare il classic-rock: il suo approccio non è né troppo tradizionalista, né completamente rivoluzionario. Ciò che manifesta l’unicità della sua musica è una fusione tra la capacità di lettura storica del rock del passato e l’abilità di sviluppare naturalmente dei nuovi canoni stilistici attualizzati ai tempi odierni. La preziosa collaborazione di Brendan Benson permette al gruppo di continuare ad alimentare quel mix di rock voluta- mente grezzo e blues elegante che li ha consacrati come una delle band più ispirate nel panorama rock degli ultimi anni. L’incontro tra il preciso classicismo di Benson e l’eclettico futuristimo di White viene sapientemente arbitrato e bilanciato dalle linee di basso di Jack Lawrence e dai martellanti ritmi del- la batteria di Patrick Keeler, entrambi provenienti dalla band dei Greenhornes.

Help Us Stranger è a tutti gli effetti un omaggio al più puro classic-rock che ha rivoluzionato la storia della musica: si tratta di dodici tracce, ora lente e malinconiche, ora potenti ed elettriche, che guardano indietro alle origini del rock’n’roll e del blues, ma senza alcun sentore di nostalgia. Si spazia dai riff graffianti anni ‘70, stile Led Zeppelin e Black Sabbath, di Bored And Razed al ritmo country-folk incalzante di Help Me Stranger, passando per melodie alla Beatles, in brani come Only Child e Somedays (I Don’t Feel Like Trying). Altri riferimenti al classic-rock si possono apprezzare nei cori, che ricordano i Queen, e nelle note del pianoforte, che sembrano quasi plagiare She’s A Rainbow dei Rolling Stones, in Shine The Light on Me e nella cover di Donovan Hey Gyp (Dig The Slowness), rielaborata in chiave groove. Si prosegue poi continuando ad ammirare il corretto dosaggio tra ritmi frenetici e atmosfere più rilassate: nel primo gruppo rientra la decisa Sunday Driver, Live A Lie, ed il suo carattere punk, What’s Yours Is Mine, dalle sfumature funk, e Don’t Bother Me, con quella ruvida prepotenza tipica del garage-rock; della seconda tipologia sono invece la ballata elegante Now That You’re Gone e Thoughts And Prayers, degna conclusione della raccolta accompagnata da violino e mandolino.

Help Us Stranger risulta davvero un album coinvolgente e ben strutturato fin dal primo ascolto. Per gli amanti del genere rock è da considersi un’opera notevole e rilevante per la sua duplice anima: da un lato White e soci prendo- no spunto dai dettami ereditati dai padri del rock che costituiscono i canoni e le fondamenta del genere, dall’altro usa- no queste basi per costruire una musica che rappresenti la naturale evoluzione di quegli stilemi, senza provocare dissonanze e stonature che potrebbero causare il crollo dell’impalcatura musicale. Difficilmente sulla scena rock del giorno d’oggi si può trovare una entità così carismatica ed avanguardistica come quella rappresentata da Jack White: i suoi numerosi progetti hanno determinato una sorta di ricerca scientifica su come possa essere compiuta una vera e propria sperimentazione musicale del rock. Gli studi di registrazione sono quasi un laboratorio dal quale nascono creature, a volte riuscite, a volte meno, che rispecchiano il desiderio e la volontà dell’ex White Stripes di reinterpreta- re un genere, sì vecchio, ma ancora potenzialmente in grado di rinnovarsi. Ma è solo in compagnia di Benson, all’interno dell’ambiente Raconteurs che questa rivoluzione diventa definitiva. La calma acustica si fonde perfettamente con il nervosismo elettrico per comprendere tutto il ventaglio emozionale di cui il rock è in possesso da sempre. Ciò che ne consegue è un disco completo, sapientemente composto da testi e spartiti pregevoli, senza particolari difetti ed inutili eccessi, che accompagna l’ascoltatore in una genuina e piacevole esperienza rock, che, al giorno d’oggi, si fatica a trovare frequentemente.

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