Il silenzio dell’acqua

Louise O’Neill

Il silenzio dell’acqua

Editrice Il Castoro, Milano 2019,

pp. 257, € 16,50

Età di lettura: a partire dai 15 anni

 

Sono passati 30 anni da quando il cartone animato Disney della Sirenetta fu distribuito in Italia. Era il 1990 quando la storia di Ariel si presentò a noi bimbi come una storia fantastica e meravigliosa. Lo schermo era pieno di pesci colorati che cantava- no, c’erano una bellissima sirena e il suo

bel principe, Tritone il re del mare seve- ro ma di buon cuore e l’indimenticabile granchio Sebastian…

Non ci volle però molto, arrivati all’adolescenza, per scoprire che la storia raccontata dalla Disney non era altro che una rivisitazione molto più romantica e felice, della storia originaria dello scrittore danese Hans Christian Andersen. Come tutti ormai sappiamo, infatti, la storia della Sirenetta – che in realtà non aveva neanche un nome – fu tutto fuor- ché felice.

Dopo quella della Disney molte sono state le rivisitazioni della storia, alcune sottoforma di film, altre di serie tv, al- tre di libri, ed ecco che a quasi 30 anni dall’uscita di quel meraviglioso film di animazione, è arrivato nel 2019 nelle librerie un testo che ricalca abbastanza fedelmente la storia originaria di Andersen… Una storia a tratti macabra e cruenta e a tratti spietata: quella di una giovane sirena di appena 15 anni alla ricerca di un amore impossibile e desti- nata a grandi sofferenze.

L’ambientazione è quella dei giorni nostri: al posto del vascello un lussuoso yacht, al posto del principe un ricco ragazzo… le tematiche in evidenza sono quelle dello stupro, della sottomissione femminile, del patriarcato, del lutto.

Il libro intitolato Il silenzio dell’acqua è uscito per l’editore il Castoro nella collana HotSpot un nuovo marchio per lettori dai 15 anni in su, che amplia la tradizionale produzione libraria della casa editrice per bambini e ragazzi presentandosi come “un punto di raccolta di suggestioni, idee, stimoli, da cui scoprire il mondo con occhi nuovi e un po’ più aperti”.

L’autrice irlandese presenta un mondo sottomarino diviso in buoni e cattivi, in privilegiati ed esclusi… insomma una versione acquatica del nostro mondo in cui il valore dei giovani tritoni è misurato in base alla forza fisica e quello delle giovani sirene dall’aspetto esteriore, dal- le decorazioni della loro coda, dalla loro capacità di stare al loro posto e in silenzio a meno che non sappiano cantare egregiamente.

Protagonista della storia è Gaia (nome scelto per lei dalla madre morta) o Muirgen (nome che invece le ha imposto il padre) giovane sirena orfana di madre e figlia più piccola del Re del Mare… ci sono poi sua nonna, le sue sorelle, i pretendenti e la Strega del Mare con le sue Rusalka.

Gaia non è però felice della sua vita e di quello che l’aspetta: al compimento del suo sedicesimo anno verrà data in sposa a un tritone molto più anziano di lei.

Lei che come sua madre sogna di an- dare lassù, di vedere la terra ferma e gli umani, teme ed insieme desidera che arrivi il giorno del suo compleanno, il giorno in cui le sarà permesso di salire in superficie.

Finalmente con la testa fuori dall’acqua Gaia si guarda intorno esplora con curiosità la superficie del mare finché qualcosa di imprevisto accade: vede una nave in mezzo tempesta e a bordo un bellissimo ragazzo di cui si innamora perdutamente e a cui salva la vita. Bene o male la storia qui si ripete come la conosciamo anche se in modo molto più cruento. La bella sirena stringe un patto con la strega del mare che in cambio della sua voce le dà la possibilità di andare sulla terra ferma… la fregatura? Se il ragazzo non si innamorerà di lei, morirà.

Gaia è disposta a tutto per il suo amore, ma il ragazzo di cui si è innamorata si rivelerà essere il principe che si aspettava?

Una storia tutta al femminile con don- ne forti e determinate, disposte a sacrificare ciò che di più prezioso hanno in nome dell’amore, verso un uomo, verso le figlie o verso una sorella.

Una lettura davvero particolare, che ad essere sinceri lascia un po’ di amaro in bocca, ma è giusto così. Il “vissero tutti felici e contenti” non avrebbe reso giustizia Gaia, alla sua forza, all’aver trova- to finalmente se stessa dopo una lunga e dolora ricerca. Dopo tutto è questo il suo lieto fine… Sì perché “Essere se stessa è la cosa più importante che qualunque donna possa fare”.

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