Finestre di vita

Nonostante tutti i limiti, aprire la finestra di Skype, sul proprio Pc, rappresenta uno Spazio altro di incontro e un modo per costruire insieme “finestre di normalità”

Glensa Panzavolta*

Floriana Casiraghi**

Laura Rizzuto***

Sara Clemente***

EDUCARE: dal latino educere. (E- «fuori», educ?re «trarre, condurre»).

In generale, promuovere con l’insegnamento e con l’esempio

lo sviluppo delle facoltà intellettuali, estetiche, e delle qualità morali di una persona,

Questo è il nostro compito di vita, sempre e comunque…

 

Sono le 14.30: è ora di aprire la finestra di Skype e poterci collegare con il gruppo dei ragazzi del “Centro Azzurro”, un Centro di Aggregazione Giovanile, nato con l’obiettivo di aiutare i preadolescenti del Comune di Busto Garolfo, ad affronta- re le sfide più proprie di quell’età. Un contesto di socializzazione che, fino a pochi giorni fa, aveva un proprio setting concreto, in cui si incontravano mani, sguardi, sorrisi.

Oggi, tempo di quarantena e di Coronavirus, tutto è stato stravolto. Ci si può incontrare solo su uno schermo, uno spazio bidimensionale virtuale, in cui a volte si fatica a trasmettere lo spessore delle emozioni. Percepire cosa cela lo sguardo altrui, spesso risulta impossibile. La connessione è scadente, le immagini spesso non sono nitide, a volte, più banalmente, non si attiva la video- camera sul Pc.

Anche il suono della voce appare falsato. A volte non si percepisce alcun suono, a causa di un maledetto microfono che non funziona.

In queste circostanze in cui siamo chiamati a la- vorare in uno spazio virtuale, la fedele materialità a cui ci ancoravamo ci viene negata. Perché educare è appunto un “fare”, un “costruire insieme”, una “danza di corpi” che si devono sincronizzare per raggiungere un’armonia e collaborare per la crescita e il cambiamento.

Come dice Pennac: “ Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia.

Una buona classe […] è un’orchestra che prova la stessa sinfonia; e se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo schiacciapensieri che fa soltanto bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile […].

Siccome il piacere dell’armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la stessa musica.”

Ma in tempo di Coronavirus, tra infinite distanze, silenzi e suoni impercettibili, armonizzare gli strumenti di ognuno, appare un compito ancor più complesso.

Far educazione significa però anche progettare scenari di speranza: noi adulti siamo perciò chiamati a familiarizzare con modalità nuove per comunicare, per essere con l’Altro.

Ecco dunque che tutti quei mezzi che noi educatori abbiamo spesso guardato con sospetto e non sempre come amici della relazione, oggi diventano gli unici canali di vicinanza.

Così, nonostante tutti i limiti, aprire la finestra di Skype, sul proprio Pc, rappresenta uno Spazio altro di incontro e un modo per costruire insieme “finestre di normalità”.

All’interno di uno scenario di morte, abbiamo dunque bisogno di aprire “finestre di vita”, di ritessere relazioni, per poter progettare scenari futuri di speranza.

Su cosa lavorare dunque?

Inutile riempire il tempo dell’educazione con la smania di fare, costruire. Quello che noi educatori siamo oggi chiamati a “fare” è innanzitutto preservare le “relazioni”, “per quanto immateriali siano”; siamo chiamati a connettere e connetterci, con un filo invisibile che ricordi ai nostri ragazzi che ci apparteniamo ancora.

Come agganciare i ragazzi a distanza, che spesso vivono in ambienti semplici e non certi del possesso e della padronanza degli strumenti essenziali per attivare questo spazio virtuale?

Telefonate, autorizzazioni, consensi, spiegazioni per attivare applicazioni e piattaforme on line sicure e accessibili a tutti, sono state le prime difficoltà che abbiamo incontrato. Alle prime adesioni, anche se in numero esiguo, la motivazione e la convinzione che la strada era quella giusta ci hanno spinte a sperimentarci sempre di più … anche perché di questo si tratta: il nostro lavoro spesso ci chiede di cambiare strada, di aggiornarci, di ricrederci e di riformarci.

Anche noi educatori, ci troviamo, infatti, in modo ancora più palpabile, a fare i conti con il “nostro” senso di vulnerabilità, con le nostre paure. E ammettere a noi stessi, la nostra fragilità, rispetto a sfide nuove che ci hanno colto impreparati, non ci può che aiutare a vedere l’educazione come un processo di cura ancora più autentica.

Da tutte queste considerazioni, nasce così un progetto, un cantiere aperto, che non ci stancheremo mai di costruire passo per passo.

Dopo una prima fase di contatto telefonico con le diverse famiglie, abbiamo pensato di fornire una ritualità, tanto cara all’educazione: abbiamo perciò proposto incontri “live” su Skype a cadenza regolare. “Centro Azzurro sempre connesso” si riunisce on-line tutti i giorni dal lunedì al giovedì, per circa un’ora. Un tempo passato per ascoltarci, per monitorare lo stato emotivo dei ragazzi, per giocare, per studiare, per fare merenda insieme.

Purtroppo, tale spazio di incontro presenta non poche criticità, come abbiamo già accennato. Non tutti i ragazzi possono connettersi a Skype, chi per Giga limitati, chi per difficoltà tecnologiche, chi ancora per mancanza di mezzi. Il mondo virtuale sembra a volte accentuare le diseguaglianze sociali, la preparazione culturale, non da ultimo sembra accentuare le insicurezze. Difficile per molti rivedersi in webcam, la quale funge da continuo specchio per ragazzi preadolescenti, per i quali l’accettazione dell’immagine del sé risulta ancora un percorso critico e tortuoso.

Inoltre la routine giornaliera, quella che dava una struttura ai nostri giorni e ci faceva riconoscere un martedì da un mercoledì, sembra quasi un lontano ricordo.

Il ciondolare per casa fino a sera, con il pigiama e una coperta sulle spalle inizia ad avere un suo ruolo fondamentale. La sindrome Hikikimori, che letteralmente in giapponese significa stare in disparte, non è letteralmente una dipendenza da internet quanto un meccanismo di difesa che tende a far chiudere i ragazzi in camera, abbassare le persiane e adottare come uniche finestre virtuali gli schermi dei videogames.

Dunque non poter bussare materialmente alle porte, non ci consente di poter raggiungere, chi, colto da crisi emotiva per tutto ciò che è stato sconvolto, ha preferito rinchiudersi nell’isolamento.

Problemi concreti appaiono poi, nel favorire connessioni significative con minori con disturbi da deficit d’attenzione e da iperattività, che continuano ad agitarsi con la videocamera in mano, senza riuscire a stabilire un vero dialogo.

Un altro strumento, dunque, che abbiamo utilizzato per raggiungere i ragazzi è rappresentato dalla piattaforma We School.

Su tale piattaforma abbiamo pensato di fornire idee per attività ludico-ricreative e stimoli cinematografici, affinché i ragazzi mantengano vivi nel proprio percorso di crescita, le domande e i dubbi che normalmente caratterizzerebbero la loro quotidianità.

Ma in questo tempo di separazione, abbiamo soprattutto pensato di continuare a creare legami: ecco allora una sorta di radio on- line, dove poter dedicare una canzone, a chi abita a qualche chilometro, distanza che oggi potrebbe apparirci incolmabile. Ed ecco lavagne virtuali per far circolare emozioni, pensieri e discorsi che altrimenti rimarrebbero confinati entro le mura di casa.

E poi, quale altro ingrediente usare per tenere vive le relazioni? Qui entra in campo la fantasia, il gioco, che assume le forme più elementari, come già sperimentato in una versione rivisitata di “nomi, cose, città”, nel nostro spazio live. Pochi strumenti nella nostra postazione, una penna e un foglio, possono fornire occasioni per continuare a sorridere insieme, perché di sorrisi, oggi, ne abbiamo tutti un gran bisogno.

Proprio in questa situazione esistenziale, in cui siamo stati privati degli aspetti più elementari della nostra vita, occorre dunque poter riscoprire la magia della semplicità, delle piccole cose, ritornando a far brillare la ricchezza dei dettagli.

Dunque, continuiamo ad aprire infinite finestre virtuali, che come “finestre di vita”, possano offrirci scorci significativi del paesaggio emotivo e dell’universo esistenziale dell’Altro.

*Educatrice Stripes,

**Educatrice Stripes,

***Educatrice Stripes,

****Coordinatore Stripes

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