#Io resto psicopedagogico…

Nell’attesa di ripopolare strade, banchi e classi vuote, volevamo star vicini alle famiglie che ci circondano, con la ferma convinzione che il saper psico pedagogico potesse condurci a proporre delle riflessioni utili in una prospettiva generativa.

Antonia Palumbo*

In questi giorni sospesi in cui siamo stati costretti ripensare al nostro tempo e ai nostri spazi con una nuova scansione della giornata, un nuovo modo di lavorare fatto di scrivanie improvvisate, librerie per- sonali, arricchimento del sapere tecnologico e nuove idee su come incontrarsi, l’equipe Psico Pedagogica di Stripes ha deciso di creare un nuovo progetto, per poter incontrare le persone e accogliere i bisogni emergenti, “Io Resto Psico Pedagogico”, con nuovi spa- zi e contenuti da portare a “Casa” delle famiglie e della comunità.

In prima persona, con la collaborazione della Dott. ssa Marta Franchi responsabile dell’area SFeI, e grazie all’aiuto di Vise Photograph, che ci ha supportati nella regia e nella realizzazione grafica dei contenuti, mi sono occupata di coordinare il progetto.

Il titolo “Io resto Psico Pedagogico” è stato scelto a segui- to di una lunga riflessione con l’intento, di esprime la volontà di restare psicologi e pedagogisti, intesa come volontà di stare in presenza, una presenza attiva e responsiva anche in questo momento fragile, che si fa generatrice di nuovi spazi per accogliere i bisogni emergenti.

I contenuti del progetto si sono articolati in diverse azioni, come primo elemento, con la collaborazione dei professionisti dei Centri di consulenza Il Pane e le Rose di Canegrate, Il Posto delle Parole di Vanzago-Rho e Spazio A di Settimo Milanese, sono stati realizzati dei video, dal titolo “La casa al Centro”, per il quale è stato creato un hashtag, in cui ogni singolo professionista, dopo essersi presentato, ha condiviso la sua disponibilità a sostenere le persone in questo momento difficile, attraverso colloqui di consulenza psicologica e pedagogica via telefono o piattaforme.

Questo è stato il primo elemento propulsore del progetto che ci ha spinti sempre di più ad attivarci, e a ripensare ai modi in cui abbiamo fino ad ora incontrato le persone, per generarne di nuovi. Ogni video è stato condiviso sulle pagine dei singoli Servizi, oltre ad una condivisone con la pagina di Incontrarsi per Casa, nuovo spazio di socialità ideato da Stripes.

In seguito a questa iniziativa è nata l’esigenza di condividere altri contenuti psicologici e pedagogici con l’obbiettivo di promuovere il benessere psico-fisico e lavorare sulla relazione, anche se a di- stanza.

Nell’attesa di ripopolare strade, banchi e classi vuote, volevamo star vicini alle famiglie che ci circondano, con la ferma convinzione che il saper psico pedagogico potesse condurci a proporre delle riflessioni utili in una prospettiva generativa, in un ottica di futuro condiviso che parte da qui, da una situazione di fragilità e di incertezza, e che va verso qualcosa di nuovo.

Pensare a nuovi modi per accompagnare le persone, per incontrarsi e sostenersi non è stato facile ma, dopo diversi momenti di riflessione è nata l’idea….

Ogni professionista, parte del progetto, ha messo a disposizione uno o più contributi, che vengono diffusi tramite i canali social alcuni di questi la mattina, con la rubrica del “Buongiorno Psico Pedagogico”, attraverso il quale, partendo da una parola stimolo, viene proposta una riflessione sullo “stare” quotidiano, con se stessi o gli altri.

Ma il fulcro del progetto è la rubrica che va in onda il lunedì, mercoledì e venerdì, sulla pagina Incontrasi per Casa, “Io Resto Psico Pedagogico”.

I contenuti della rubrica sono sta- ti pensati per essere diversificati e per entrare in contatto con un ventaglio eterogeneo di persone, dalle lezioni di Tai chi e Pedagogica per uno spazio di riflessione personale “Movimento e Relazioni”, alle lezioni di teatro per entra- re in contattato con se stessi e gli altri “ Cosi vicino cosi lontano”, alle lezioni di Mindufulness per “Riscoprissi in pace con se stessi e il mondo”.

“Lezioni respirazione diaframmatica”, volte al contenimento dell’ansia e affronta- re le difficoltà che a volte caratterizzando parte di queste giornate, insieme alle lezioni di Training Autogeno per imparare a respirare e riflettere sul nostro agire.

Uno spazio dedicato all’arte e alle emozioni che stiamo vivendo, “Arte e Potere”, per dare un nome alle nostre emozioni per poterle riconoscere e riscoprire.

Oltre a uno spazio di cura personale l’equipe ha deciso di affrontare in chiave pedagogica dei temi centrali in questo periodo, rivolgendosi principalmente ai genitori, affrontando il tema delle relazioni genitori e figli.

Il rapporto genitori figli e la sintonia emotiva “Mamma, papà mi sentite?”, così da poter provare ad ascoltare cosa i bambini hanno da dirci e provare a sintonizzarci con loro e le loro emozioni, il riscoprisi come genitori capaci di stare nello spazio di casa, in presenza costante, riconoscendo le fatiche e affrontandole.

Il tema, molto dibattuto, della didattica digitale, “Famiglie super connesse???.. parliamone!!!”, la gestione dei tempi e degli spazi e il ruolo dei genitori a sostegno del bambino.

Il tema centrale del “fare”, spazi e attività come riempitivo del tempo dei bambini, che portano alla luce la necessità di uno spazio del “non fare” che possa esse- re anche uno spazio di noia, di tranquillità e di autonomia dove i bambini posso sentirsi capaci anche senza la presenza costante dell’adulto e molti altri contenuti ancora da pubblicare e condividere. Oltre a questo progetto i Pedagogisti e gli Psicologi Stripes sono attivi in diverse realtà, a sostegno di famiglie, genitori, bambini ed educatori, come le attività di consulenza nelle scuole, consulenza per gli educatori, webinar e collegamenti a sostegno della famiglie e attività inserite nel progetti a sostegno della comunità educante.

In conclusione del mio articolo condivido una poesia di Antonio Catalano e il pensiero, da cui io stessa sono partita, di riflettere sulla fragilità che caratterizza questo momento come strumento positivo da cui ripartire e generare nuovo opportunità.

 

*Pedagogista, coordinatrice Stripes Coop

 

 Discorso sulla fragilità

 

 Bisogna sentirsi fragili, essere scolpiti dal vento, per ritrovarsi creature sperdute, cariche di malinconia a tal punto da sospirare a ogni passo, per ogni dito della mano, per ogni stagione trascorsa.

Ma la fragilità ti apre sentirei, pensieri taciuti per troppo tempo.

E’ nel sentiero delle cose fragili che basta un colpo di vento per imparare a volare come soffioni che, come anime bianche, come sussurri, aleggiano nell’aria.

Volare lontani, fragili, per farsi forti radici, farsi sguardi negli infiniti universi.

E ci si ritrova soli a navigare fra le piccole anime dei soffioni che ci indicheranno il sentiero delle cose fragili.

Era ora, esser belli, eroi fragili che si fanno semi per le magnolie, per gli ippocastani, per quel mandorlo piantato per il primo figlio, che in primavera esplode di bianchi fiori che come neve cadono lievi, lievi sulla terra umida.

E allora, solo allora, esser fragili vorrà dire essere primavera, essere pronti a rinascere più forti di prima.

Una forza lieve che ara la terra e semina grano, che si fa farina e poi pane, che poi si gira la carta e si dice “ passami un po’” di pane, dividilo in mille pezzi, dividilo in mille cuori, in mille carezze, in mille baci, in mille passeggiate, in mille lune piene, mille soli, in mille vestiti gialli, in mille cravatte blu, in mille case dove coltiveremo di nascosto soffioni, fragili come figli, forti come le radici di quel mandorlo del primo figlio che si fa e si farà per sempre neve a primavera.

 

Antonio Catalano

Cabarettista, autore

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