Il precariato entra anche in classe…

© Daria Tantillo

Di DARIA TANTILLO
Pedagogista, docente di scuola primaria[1]  

 

Il precariato è la condizione lavorativa caratterizzata da assenza di continuità nel tempo e instabilità. Il precariato non è un fenomeno transitorio ma una componente stabile, strutturale radicata nel mondo del lavoro. È necessario riconoscere dunque proprio per la condizione strutturale le misure che si dovrebbero attuare a tutela del lavoratore che devono garantire protezione equilibrio e stabilità nel tempo. Nel presente contributo si propone un’analisi del precariato nel settore scolastico e di come quest’ultima incida in modo significativo nel sistema educativo considerando un duplice aspetto, stabilità professionale da un lato e coerenza dei percorsi dall’altro.La scuola in questo contesto non è solo intesa come luogo fisico, ma come un ambiente fondato per sua natura da relazioni che dovrebbero condurre ad una certa stabilità, continuità e soprattutto fiducia, che fungano da fondamenta per l’apprendimento. Nel sistema scolastico che andremo ad analizzare la precarietà che lo caratterizza renderà il docente così demotivato da rendere la didattica e la qualità dell’ambiente di apprendimento una sfida costante per quest’ultimo.Prima di analizzare a fondo i fenomeni e le conseguenze che caratterizzano il docente precario non può venir meno un appunto sull’ambiente di apprendimento. Ci si chiede dunque se possa esistere un ambiente di apprendimento sereno e strutturato senza continuità didattica (una delle conseguenze del precariato nel sistema scolastico). Sono diversi gli interrogativi che sorgeranno dall’analisi profonda di tale fenomeno.Il concetto di ambiente risulta significativo in quanto richiama l’ecosistema entro il quale avviene l’esperienza formativa[2]. Castoldi propone una visione micro e macro di questo costrutto. La prospettiva macro considera la scuola nel suo insieme un ambiente di apprendimento, la prospettiva micro ritiene che l’aula sia il fulcro dell’azione didattica ed educativa.Pensando il precariato come un elemento che rende la scuola e tutto il suo sistema fragile e demotivante probabilmente ciò che ogni docente dovrebbe attuare è un ripensamento dell’ambiente di apprendimento funzionale al sistema organizzativo scolastico.Un’importante metafora che esalta l’ambiente di apprendimento la scrive Malaguzzi[3], che ne sottolinea la centralità definendo questo spazio “terzo educativo” che non è visto più come un distributore di conoscenze ma un vero campo d’azione entro il quale gestire e affrontare ogni sfida senza pregiudicarne la qualità della didattica.L’incertezza e la discontinuità lavorativa, incidono profondamente sul benessere psicologico degli educatori rendendo di conseguenza l’ambiente instabile.La professione del docente richiede un costante investimento cognitivo, emotivo e relazionale che oscilla tra pianificare i contenuti disciplinari e prendersi carico dei bisogni degli alunni, alla ricerca di un continuo equilibrio tra di questi.Secondo Maslach[4], la professione dell’educatore è stata inserita tra le professioni a rischio di sviluppare il burnout, caratterizzato da esaurimento emotivo e perdita ed efficacia lavorativa. I primi studi sul burnout risalgono a studiosi come Freudenberger[5], osservando lavoratori impegnati in contesti che richiedevano carichi di responsabilità intensa. Questi presentavano livelli di esaurimento alti, in burnout dunque. Un sovraccarico lavorativo protratto nel tempo può generare perdita di energia e motivazione. La condizione del logoramento è quindi una risposta allo stress lavorativo cronico, ed è anche legata allo stesso tempo a rapporti relazionali intensi che conducono ben oltre la stanchezza ma ad un deterioramento progressivo delle energie.Un altro aspetto rilevante viene messo in evidenza da studiosi come Masloch e Jackson[6] (1981). Questa condizione di stress secondo gli studiosi, conducono ad una perdita della propria identità legata alla propria professione e sottolineano come colpisca maggiormente professionisti in ambito sanitario e scolastico.
Diviene subito evidente pertanto come nelle ricerche sul burnout[7] gli educatori risultino essere una categoria a rischio, a seguito dello stress che comporta non solo squilibri a livello cognitivo o relazionale e nell’espletamento del proprio ruolo, ma soprattutto all’intero sistema burocratico e organizzativo scolastico.Sono diversi i fattori che conducono l’insegnante in una condizione di stress, tra i tanti citiamo il comportamento scorretto degli alunni, e le strategie che l’insegnante deve continuamente attivare per gestirlo, il rapporto tra colleghi e organi dirigenziali che non sempre favorisce un ambiente positivo e sereno, il fattore tempo, legato alle scadenze burocratiche della progettazione educativa da portare a termine e infine le cattive condizioni di lavoro in termini contrattuali, che rappresentano una variabile determinate dello stress lavorativo che molto spesso diventa cronico.Analizzare queste criticità diventa essenziale per comprendere come questa tipologia di lavoro conduca ad un forte stress e come poter favorire il benessere emotivo degli insegnanti.Un lavoro instabile ha un suo peso nelle scelte personali e sulle possibilità di costruire un futuro sicuro. Per comprendere gli effetti dell’instabilità occupazionale è necessario considerare quanto questa condizione lavorativa non sia legata esclusivamente all’aspetto contrattuale ma deve nascere la visione, la consapevolezza, di un educatore in bilico chiamato a compiere un ruolo fondamentale senza mai viverlo con pienezza, la provvisorietà che caratterizza il docente precario definisce anche il suo tempo frammentato, fragile e continuamente interrotto[8].  Le scelte personali del docente subiscono una profonda influenza da questa tensione, non si sceglie più in funzione di ciò che serve alla propria vita, privata e professionale, ma sia arriva alla logica di un adattamento alla situazione che si vive. Non si ha più la percezione di futuro anche in ambito di progettazione, tale condizione, infatti, diniega la possibilità di costruirsi una famiglia, investire sulla propria professionalità, di immaginare certezze del proprio sé e del proprio valore.Si rischia paradossalmente che l’instabilità esterna diventi una condizione interna, il precariato diventa pertanto una questione sociale nel momento in cui la società normalizza tale fenomeno, interrogarsi sulle difficoltà complessive dell’educatore significa guardare al futuro e al valore che esso ha nell’ambiente scolastico.Proseguendo la riflessione su questa condizione strutturale, si osserva una netta distinzione tra il significato tradizionale dell’essere docente caratterizzato da una forte vocazione, e un docente che subisce una trasformazione, che tenta di ridefinirsi e nel frattempo cerca di mantenere stabile la sua vera essenza. Un educatore costantemente esposto alla fragilità e incertezza del sistema vive una condizione che si riflette in maniera rilevante nell’agire pedagogico, il carico di responsabilità è decisamente sbilanciato a causa della discontinuità dei contratti di lavoro perché prevede responsabilità maggiori nel presente (lavorativo) invece il futuro continua ad essere poco prevedibile o pianificabile. Tale dimensione limite, porterebbe il docente da un lato a vivere con ansia e insicurezza, dall’altro potrebbe riscoprire il senso profondo del proprio agire educativo cercando di definirsi. La sua identità è in continua costruzione grazie a processi di rinegoziazione che mette in atto per trasmettere non solo contenuti ma strategie resilienti, cambiamento e ricerca di senso. Il docente dovrà far riferimento ai suoi valori, alla sua esperienza, alle sue convinzioni per aiutarlo nell’attribuzione di senso al proprio agire educativo. Si configurano due tipi di certezze, quelle esterne legate al riconoscimento del proprio ruolo da parte della governance del sistema scolastico e le certezze interne che si costruisce attraverso la riflessione, l’esperienza, rielaborando costantemente la sua motivazione professionale, quest’ultima subisce notevoli cambiamenti nel tempo, all’inizio è alimentata da forti stimoli e ideali successivamente la condizione precaria crea disillusione spegnendo l’entusiasmo e le aspettative. La motivazione potrebbe dipendere ad un certo punto dall’esperienza stessa dell’insegnamento (discontinuo) e non solo da riconoscimenti immediati (la stabilizzazione). Potrebbero quindi sorgere dei rischi legati all’incertezza e all’adattamento forzato a nuove situazioni. L’automatizzazione delle pratiche di insegnamento è la principale causa dell’insorgere della staticità delle strategie educative.La condizione paradossale della professione del docente precario risiede nel fatto che egli è chiamato ad operare in un contesto che non garantisce equilibrio pur avendo per sua stessa funzione educativa, il compito di costruire certezze ai propri alunni[9].  L’educatore è una guida, la figura più importante all’interno della relazione educativa e deve rimanere tale nonostante le sue ridefinizioni continue, per questo motivo l’opportunità pedagogica che offre ai suoi alunni deve necessariamente dipendere da condizioni interne. Si chiede al docente pur rimanendo in una situazione complessa sul piano contrattuale di orientarsi e orientare in assenza di certezze, e probabilmente la maturità professionale, la qualità del suo agire risiedono proprio nel vivere l’incertezza senza esserne sopraffatti.

 

Precariato nei diversi ordini di scuola; analogie e differenze
Delineata la figura del docente precario è indispensabile un’analisi della dimensione sociologica del docente che sia funzionale alla cornice giuridica che la regola, sotto il profilo evolutivo e sistemico che delinea la precarietà come il risultato di uno squilibrio della condizione attuale del sistema organizzativo scolastico.Elemento centrale nel confronto tra scuola paritaria e statale è rappresentato dalla disciplina del contratto a tempo determinato di cui al Decreto Legislativo n 81/2015.Nelle scuole paritarie, che rientrano nel diritto del lavoro privato, la disciplina del contratto a tempo determinato prevista da tale decreto si applica integralmente e il rapporto può essere trasformato in un contratto a tempo indeterminato invece nella scuola statale, l’assunzione stabile è subordinata al superamento di un concorso pubblico (art. 97 della Costituzione). Questa differenza incide in maniera significativa sia per quanto concerne la tutela degli insegnanti sia sul fenomeno del precariato. Successivamente il Decreto Dignità (DL 87/2018) convertito nella legge 96/2018 ha introdotto delle misure per contrastare il precariato e la delocalizzazione. Secondo quanto disciplinato da questa legge i contratti a tempo determinato possono avere una durata massima di 24 mesi con massimo quattro proroghe qualora vengano superati tali limiti temporali o il numero massimo di proroghe, il contratto si trasforma automaticamente in contratto a tempo indeterminato. Vi sono inoltre, regole sui rinnovi e proroghe applicate alle somministrazioni, aumento dello 0,5%del contributo addizionale a carico del datore di lavoro per i rapporti di lavoro subordinato (non a tempo indeterminato). Licenziamenti illegittimi con conseguente indennità risarcitoria.Tale decreto, dunque, ha modificato in maniera sostanziale la gestione dei contratti a tempo determinato, più recentemente il Decreto Lavoro (DL 48/2023) convertito in legge 85/2023 ha abolito il reddito di cittadinanza sostituendolo con l’assegno di inclusione, semplificato i contratti a termine, rafforzato la sicurezza sul lavoro e concesso incentivi per le assunzioni tramite bonus per i datori di lavoro.Le recenti norme (2024-2025) in materia di contratti di lavoro e il loro impatto sul precariato hanno introdotto modifiche importanti che contribuiscono a ridefinire confini giuridici potenziando gli strumenti di controllo.La Direttiva 1999/70/CE (accordo quadro sul lavoro a tempo determinato) ha l’obiettivo di prevenire l’abuso derivante dall’utilizzo ripetuto di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea è intervenuta affermando la continua reiterazione di questa tipologia contrattuale (contratto a tempo determinato) senza un adeguato controllo e prevenzione rischia di violare la Direttiva nelle casistiche italiana nel pubblico impiego a differenza del settore privato non esiste il passaggio da contratto a tempo determinato a contratto a tempo indeterminato senza concorso pubblico (art 97, Costituzione Italiana). In questo quadro di lettura la Direttiva precedentemente citata risulta essere ancora più significativa in quanto impone agli stati membri dell’Unione Europea di prevenire abusi dei contratti a tempo determinato e valutare la legittimità dell’utilizzo strutturale di tale contratto.Nella scuola pubblica italiana il rapporto di lavoro dei docenti e del personale ATA (amministrativo, tecnico e ausiliare) è regolato dal CCNL (contratto collettivo nazionale di lavoro che disciplina i rapporti tra personale della scuola statale e lo Stato (tramite il ministero dell’istruzione, in quanto datore di lavoro) che definisce tipi di contratto, orario di lavoro, retribuzione, permessi, ferie ecc.ed è inoltre regolato dalla normativa del pubblico impiego che stabilisce le norme che regolano il reclutamento del personale scolastico (art 97, Costituzione).Nella scuola paritaria, il rapporto del personale docente e non docente è regolato dal CCNL ANINSEI(contratto collettivo nazionale di lavoro dell’associazione nazionale istituti non statali di educazione e di istruzione). Esso disciplina l’uso dei contratti a termine nelle scuole paritarie, (orario di lavoro, retribuzione, ferie, cessazione del rapporto di lavoro, ecc.).Per quanto quest’ultima tipologia contrattuale possa essere una garanzia contro una precarietà eccessiva sul piano giuridico ed è economico, la costante incertezza sulla continuità del contratto e la conseguente preoccupazione di una tanto attesa stabilizzazione occupazionale crea un sovraccarico mentale riguardanti soprattutto le aspettative future sul docente che lo conduce ad una potenziale riduzione della motivazione e ad un malessere generale.Per un docente precario la ridotta realizzazione personale potrebbe innescare una condizione di burnout creando spazio ad ansie, incertezze e ripercussioni sull’ambiente scolastico[10]. Il fenomeno del precariato assume connotazioni diverse in base all’ordine del grado di scuola in cui si manifesta. Nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria il docente ha il più delle volte incarichi annuali o supplenze temporanee e nonostante garantisca una certa coerenza e stabilità, questa è solo momentanea. In questo ordine di istruzione in particolare, il docente riveste una certa importanza poiché accompagnano gli alunni nelle fasi iniziali del loro percorso formativo e la discontinuità che si crea interrompe l’equilibrio che si costruisce tra i docenti, gli studenti e le famiglie.Nella scuola secondaria di primo e secondo grado, la condizione lavorativa del docente precario rende il sistema scolastico frammentario, le criticità evidenziate riguardano, le cattedre in diverse discipline, le varie classi di concorso, infatti, i docenti si trovano a dover svolgere incarichi su più istituti o su spezzoni con orari distribuiti in diverse scuole. Nasce la difficoltà per un docente di vivere con serenità ed equilibrio la vita scolastica con la conseguente impossibilità di pianificare le attività didattiche per un lungo periodo.Tra le nuove riforme, anche l’introduzione dei percorsi abilitanti che consentono l’accesso nelle graduatorie per l’assegnazione di supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche, contribuiscono al clima di incertezza tra i docenti che devono confrontarsi con procedure di selezione e requisiti formativi in continua evoluzione.Le graduatorie nel sistema scolastico italiano sono lo strumento principale di reclutamento del personale scolastico. Vi sono le graduatorie su base provinciale (GPS) che consentono, per gli aspiranti docenti, incarichi annuali o al termine delle attività scolastiche, sono suddivise in due fasce. In prima fascia sono collocati i docenti in possesso dell’abilitazione all’insegnamento, la seconda include gli aspiranti docenti che possiedono il titolo di accesso all’insegnamento senza abilitazione. Altre graduatorie meno recenti come le GAE (graduatorie ad esaurimento) hanno l’obiettivo di stabilizzare i precari già presenti da molto tempo in questo sistema.Queste graduatorie sono state chiuse, per i docenti che ne fanno parte sono ancora valide ma non consentono nuovi inserimenti.Le graduatorie di istituto sono elenchi dai quali ogni scuola può convocare docenti per supplenze brevi o temporanee. Questo sistema presenta degli aspetti positivi, come la garanzia della trasparenza basata sulla valutazione dei titoli di servizio e dei titoli di studio, e la possibilità per un docente di poter fare tramite le supplenze, esperienza diretta in classe.Le criticità che si evidenziano riguardano dunque, la precarietà continua, molti docenti rimangono in queste graduatorie senza accedere mai al ruolo, un’altra criticità dipende dalla difficoltà del docente nell’aggiornamento delle graduatorie che prevedono procedure amministrative complesse.Appare chiaro come le graduatorie rimangono uno strumento di reclutamento importante ma che richiederebbe miglioramenti per rispondere efficacemente alle esigenze di ogni docente. Alla luce delle considerazioni esposte il docente rimane il fulcro del sistema scolastico perché fa fronte alle necessità e criticità dell’intero ambiente scolastico (supplenze, coperture di posti vacanti, continuità dell’attività didattica). È necessario che non si tenga conto esclusivamente della dimensione giuridica ma anche delle implicazioni personali e sociali attraverso la valorizzazione della professionalità del docente.Secondo quanto evidenziato dalla UIL Scuola (uilscuolarualombardia.it), i dati diffusi dal Ministero dell’Istruzione e del Merito mostrano un sistema scolastico segnato dal precariato. I dati recenti mostrano un numero considerevole di docenti con contratto a tempo determinato, (182.641) su posto comune e di sostegno, molti docenti di sostegno sono riconfermati dalle famiglie, da ciò emerge il bisogno di continuità e coerenza nell’insegnamento soprattutto nei processi più fragili. Per le immissioni in ruolo la situazione diventa altrettanto complessa in quanto, a fronte di 52.885 posti vacanti per l’anno scolastico 2025/26 sono state effettuate 29.689 assunzioni con possibili inserimenti (ulteriori 4.403) entro il 31 dicembre 2025. Cresce contestualmente il senso di incertezza e instabilità degli insegnati, questa situazione conferma la necessità di interventi strutturali, incisivi che incidano positivamente nel sistema educativo, volto alla tutela dei lavoratori e dell’intero sistema scolastico.

Immissione in ruolo; effetti sulla qualità didattica
È stato affrontato il fenomeno del precariato nel sistema organizzativo ed educativo scolastico contemporaneo caratterizzato da incertezza professionale, insostenibilità della frustrazione che avvolge la figura del docente precario.Potrebbe essere interessante in questo contesto un’analisi sul duplice significato dell’immissione in ruolo del docente, se da un lato rappresenta un’opportunità di stabilizzazione professionale, quindi sicurezza contrattuale ed economica, dall’altro l’immissione in ruolo può comportare difficoltà oggettive e criticità legata agli effetti dei trasferimenti in altra città avendo ricadute notevoli sul piano personale e familiare oltre che economico. L’incertezza che dovrebbe placarsi con la raggiunta stabilizzazione si trasforma nell’ansia di un possibile trasferimento con conseguenti spese per l’alloggio e il soddisfacimento dei bisogni primari ma soprattutto sul piano affettivo, un allontanamento “da casa” può causare una discontinuità nella vita familiare.Si genera un’ansia legata al cambiamento dove il docente deve mettersi in gioco, affrontare sfide ricostruire aspetti identitari resi fragili da questa situazione.Quello dell’insegnante è un ruolo che oltre a richiedere un grande dispendio di energie per i compiti burocratici e relazionali che comporta, rappresenta anche una grande responsabilità (Cotena, 2025). Senza alcun dubbio l’immissione in ruolo conduce a degli aspetti che si riversano positivamente sulla qualità della didattica come la continuità nei percorsi educativi, sperimentare nuove metodologie innovative senza la preoccupazione di non portarle a termine e avere divieti nell’elaborazione di quest’ultima. Migliorano gli aspetti legati al rapporto con i propri studenti generando supporto attraverso la possibilità di una conoscenza approfondita, che solo il tempo può consentire. Vi sono anche dei rischi legati all’immissione in ruolo percependolo come “punto di arrivo”.Per quanto possa essere un traguardo tanto atteso l’immissione in ruolo potrebbe non essere percepito come un’evoluzione del percorso ma come un arrivo definitivo che comporta effetti negativi sulla qualità didattica con lezioni poco innovative, meno attenzione metodologica trasformando così l’ambiente d’apprendimento dinamico per definizione, poiché in continua evoluzione, in statico e poco stimolante. Anche l’apprendimento degli studenti potrebbe subire questi effetti negativi, non ricevendo gli stimoli adeguati.Differenti studi affrontano il tema complesso dell’identità professionale che dovrebbe trovare equilibrio attraverso la continuità nel tempo invece, cerca di sopravvivere ad un contesto lavorativo discontinuo. L’identità professionale può essere descritta come l’insieme delle credenze, dei valori, delle conoscenze, e delle competenze che caratterizzano la professione e il ruolo che l’individuo svolge al suo interno influenza e al tempo stesso viene influenzata sia positivamente che negativamente dal contesto in cui essa prende forma, rispetto alla capacità di affrontare le difficoltà e superare gli ostacoli dell’individuo[11].Nel caso dell’identità professionale di un docente, che nonostante il raggiungimento della stabilizzazione attraverso l’immissione in ruolo ha perso motivazione, stimolo, non mette in atto nessuna strategia resiliente, si viene a delineare un profilo di rischio che evidenzia come la stabilizzazione sia un possibile punto critico identitario.Paradossalmente la stabilità che segue l’immissione in ruolo comporta la perdita di una sana tensione lavorativa, meno coinvolgimento e investimento individuale. Luthans e colleghi (2007) parlano di capitale psicologico inteso come l’insieme di strategie risorse che consentono il benessere dell’insegnante, esso esiste solo in presenza di concetti importanti, la speranza, la resilienza, l’ottimismo, e l’autoefficacia, in mancanza di questi si potrebbe delineare quel profilo di rischio che trasforma l’identità del docente in uno stato di assetto conservativo. L’obiettivo non è trasformarsi ma preservarsi, infatti, l’educatore non sente più quella tensione evolutiva che lo definiva nella sua continuità e innovazione ma tende a ripararsi in questa nuova dimensione stabile e nello status acquisito. Uno degli aspetti più rilevanti che caratterizza il contesto della precarietà scolastica è rappresentato dal fenomeno della discontinuità educativa, infatti, le conseguenze dello status di docente precario (contratto a tempo determinato, assegnazioni temporanee ecc..) possono compromettere il percorso formativo degli studenti. Viceversa la continuità didattica è il presupposto principale affinché si attivino processi di apprendimento significativi. La relazione educativa comprende dimensioni che possono realizzarsi e consolidarsi con il tempo e se l’insegnante dovesse cambiare frequentemente (non garantendo continuità) gli studenti si troverebbero a dover rinegoziare ogni volta relazioni e riferimenti educativi riducendo l’efficacia dell’apprendimento – insegnamento. Anche il docente si troverebbe nella condizione di dover limitare la sua progettazione educativa evitando il raggiungimento di quegli obiettivi che richiederebbero per natura tempo. Si privilegia così una didattica centrata sugli obiettivi e i traguardi dell’anno in corso anziché su una didattica orientata alla costruzione di un progetto formativo coerente.Il ruolo di un educatore non si riduce o realizza esclusivamente nella pianificazione della disciplina ma tiene conto di strategie, metodologie, obiettivi e percorsi personali di ogni studente, quando la stabilità non viene garantita si indebolisce l’azione educativa[12].La scuola oggi è chiamata a sviluppare le competenze emotive, relazionali, sociali e formative degli studenti questi processi richiedono progettualità a lungo termine. Analizzando il contesto sotto un profilo pedagogico anche la comunità educativa intesa come costruzione delle relazioni professionali (collaborazione tra colleghi) è fondamentale e l’impossibilità del docente precario di guardare al futuro, limita la sua partecipazione attiva alle decisioni e progetti scolastici, si sottolinea (come citato precedentemente) che la stabilizzazione attraverso l’immissione in ruolo non è una garanzia sulla qualità didattica.La vera sfida pedagogica consiste nel riconoscere la professionalità del docente che non si esaurisce con il raggiungimento della stabilità lavorativa ma si realizza valorizzando un percorso in grado di rispondere alle sfide del futuro[13].

Aspetti normativi: dalla precarietà alla stabilizzazione
L’ordinanza ministeriale n°36 del 28 febbraio 2025 avvia le procedure di mobilità del personale docente, educativo e ATA per l’anno scolastico 2025/2026 (Ministero dell’Istruzione e del Merito) disciplina la mobilità del personale scolastico nello specifico, il trasferimento territoriale e passaggio di ruolo per il personale docente, educativo e ATA, le scadenze temporali di presentazione della domanda, le modalità di partecipazione a tale procedura prevista dal CCNL.Ricollegandoci ancora una volta all’identità professionale, la mobilità del docente rappresenta un nodo cruciale poiché essa si presenta in due forme distinte. La mobilità volontaria, scelta consapevolmente dal docente per diversi motivi quali: vicinanza alla residenza, esigenze familiari, e preferenze personali. Al contrario la mobilità imposta viene assegnata dall’amministrazione per ragioni interne, esuberi di organico, chiusura o accorpamento di classi o continuità del servizio.Quest’ultima tipologia di mobilità è quella che potrebbe generare ansia e frustrazione nel docente riflettersi in maniera negativa sullo sviluppo dell’identità professionale. Le crisi identitarie tangibili aumenta il rischio di stress, creano incertezze e insoddisfazione coinvolgendo l’ambiente di apprendimento.In questo scenario che delinea le diverse questioni controverse del sistema scolastico viene collocato il Decreto Legislativo 75/ 2017 che con l’art. 20 prevede la stabilizzazione straordinaria per il personale della Pubblica Amministrazione. Il docente che abbia maturato almeno 36 mesi di servizio (negli ultimi 8) può essere stabilizzato rispettando i requisiti previsti da tale norma. È necessario precisare che la stabilizzazione del personale non è automatica la sua applicazione, infatti, è soggetta alle regole disciplinate nella stessa.Un’importante criticità riguarda lo squilibrio rispetto ai docenti che attendono l’accesso tramite concorso ordinario, questo squilibrio non è una divergenza procedurale nelle modalità di reclutamento del lavoratore ma è una vera è propria questione strutturale che coinvolge le diverse dimensioni del docente. Con la coesistenza di tali percorsi di accesso (concorso da un lato e procedure di stabilizzazione straordinaria dall’altro) si crea una certa tensione che incide profondamente sulla costruzione dell’identità professionale considerando un principio di equità che secondo le percezioni soggettive dei docenti potrebbe non essere garantito. La situazione diventa ancora più complessa poiché l’essere docente non si realizza solo nella formazione pregressa e nell’immissione in ruolo ma questo percorso è un processo dinamico formato da esperienze riconoscimenti che vengono messi in discussione dal sistema frammentario percepito incoerente, ampliando così il senso di instabilità.Gli insegnanti che vivono percependo disparità in un sistema scolastico che non punti alla meritocrazia ma che inciampi continuamente su ostacoli burocratici, rischia di svalutare la sua stessa professione con meno investimento emotivo e professionale; interferendo non solo nell’ambiente scolastico e nell’esperienza educativa e formativa degli studenti ma rischia di danneggiare la costruzione di relazioni educative stabili.In questa prospettiva la sfida che si configura per la governance del sistema scolastico consiste nella costruzione di un sistema più equilibrato, di merito e più coerente, tenendo presente la specificità della professione docente come un processo evolutivo che spera in un ambiente lavorativo che non crei continue fratture.

 

Continuità educativa come valore pedagogico
«Se volete conoscere come qualcosa non funzioni, provate a cambiarla»[14]. Attraverso questo insegnamento lewiniano, si riesce a dare senso alla complessità che coinvolge l’intero sistema educativo contemporaneo, facendo emergere l’idea che ogni cambiamento, trasformazione, porti con sé alcuni processi che ostacolano l’apprendimento e la crescita. Ci si interroga continuamente sul valore della continuità educativa, non intesa come resistenza al cambiamento ma al contrario come condizione essenziale per garantire stabilità e coerenza nell’esperienza formativa. La continuità educativa è un principio pedagogico necessario che non ha tempo e spazio ed è l’unico che possa costruire un percorso armonioso attraverso il quale gli studenti possono riconoscersi e seguire una direzione coerente in contenuti, metodologie e anche nelle relazioni sociali.La continuità educativa deve essere riconosciuta come una dimensione dell’essere docente e studente affinché quest’ultimi possano avere riferimenti stabili, autonomia e senso di appartenenza. Questo principio della continuità che si va delineando deve essere inteso come un processo in divenire poiché per sua natura il docente attraversa le diverse tappe ed esperienze che si intrecciano tra di loro nel tempo e quando il sistema scolastico si mostra nella sua discontinuità e squilibrio, disorganico produce criticità, riversandole sulla dimensione relazionale e formativa degli studenti. La precarietà e la scarsa valorizzazione dell’insegnante indebolisce il sentimento di fiducia che è necessario si crei tra la scuola e la famiglia e l’apprendimento rischia di non essere motivato ma fine a sé stesso.In questa prospettiva viene richiamata la responsabilità della governance scolastica nel garantire condizioni giuste per tutti i soggetti coinvolti -studenti, docenti e famiglie- il progetto educativo infatti deve essere condiviso includendo tutti. La vera sfida non è opporsi al cambiamento ma cercare di costruire un sistema capace di integrare progresso e solidità, adattabilità e coesistenza armoniosa. La scuola si trova a far fronte da un lato ai cambiamenti sociali, dall’altro deve preservare le condizioni che rendono autentica l’esperienza formativa, ciò non significa che deve adattarsi a pratiche obsolete o aderire completamente alle novità ma che si sviluppi una capacità critica che consenta di integrare ciò che c’è di nuovo con ciò che la scuola già possiede senza perderne il valore[15]. Credere nella continuità significa riconoscere la scuola, l’obiettivo rimane quello di accompagnare nel percorso educativo le nuove generazioni in modo significativo, offrendo loro i migliori strumenti, le migliori strategie e i migliori riferimenti affinché riescano ad orientarsi nella complessità del mondo contemporaneo[16].  La responsabilità educativa che si ha nei confronti dello sviluppo integrale degli studenti pone al centro la costruzione dell’identità e non solo il processo di acquisizione di conoscenze ed è la scuola il filo conduttore che lega esperienze, relazioni formazioni che consente agli studenti di dare senso al proprio percorso.Da queste considerazioni emerge il valore del tempo educativo inteso come una dimensione indispensabile del processo formativo, che, attraverso la continuità, rispetta il ritmo di crescita di ciascun individuo[17].Il tempo educativo è uno spazio entro cui si sviluppano relazioni, esperienze, apprendimento ed è proprio la continuità che da un valore significativo al tempo. Un tempo che da senso ai percorsi formativi che promuovano la maturazione, rispettando i ritmi personali. Il contesto scolastico contemporaneo spesso contraddistinto da esperienze frammentarie deve avere la sua attenzione anche pedagogica, tale necessità nasce dalla discontinuità didattica, dall’instabilità, conseguenza del precariato scolastico, quindi la continuità si configura non come un semplice obiettivo ma come un modo di essere nell’educazione che da forma al tempo nella scuola.Il presupposto attraverso cui è possibile la continuità dei percorsi professionali, coerenza nelle scelte didattiche è quindi la stabilità professionale che come evidenziato in precedenza non riguarda solo la permanenza del docente nell’istituto scolastico, ma è una condizione che incide sulla qualità dell’esperienza formativa. È necessario ripensare il concetto di stabilità che non è necessariamente legato a logiche temporali, il docente stabile non è colui che rimane ma che progetta, osserva, accompagna nel percorso di crescita i propri studenti.Il tempo educativo acquisisce valore e significato promuovendo relazioni non solo stabili ma autentiche, ripensare una stabilità nella scuola significa riconoscere una continuità con intenzionalità pedagogica che promuova uno spazio educativo attraverso il quale ogni studente possa riconoscersi, crescere e orientarsi nel mondo.

 

 

Riferimenti

 Sitografia

[1] La mia attività di studio e ricerca si orienta all’analisi dei processi educativi, con particolare attenzione alle dinamiche relazionali e alle dimensioni emotive che attraversano l’esperienza scolastica. In particolare, mi interesso ai modi in cui le pratiche educative incidono sulla costruzione dell’identità, sul benessere degli alunni e sulla qualità dei legami all’interno dei contesti formativi. Ho già pubblicato due contributi: Cibo e amore: disturbi del comportamento alimentare e adolescenza, apparso in “Le nuove frontiere della scuola”, periodico quadrimestrale di cultura, pedagogia e didattica, e Isolamento e appartenenza. La fedeltà come pratica nella costruzione dei legami. In entrambi i lavori ho approfondito tematiche legate alla dimensione affettiva e relazionale, mettendo in luce il ruolo centrale della scuola nei processi di crescita e sviluppo.A partire dal mio percorso formativo e dall’esperienza professionale maturata nel contesto scolastico, propongo alla vostra rivista una riflessione critica, supportata da un’indagine, sul tema dell’esperienza del docente precario. Il contributo intende approfondirne le dimensioni emotive, organizzative e professionali, evidenziando le ricadute sulla continuità didattica, sulla qualità dell’insegnamento e sul vissuto degli insegnanti. Particolare attenzione sarà rivolta anche all’evoluzione normativa e alle trasformazioni strutturali che caratterizzano il lavoro a tempo determinato nel sistema scolastico contemporaneo, al fine di offrire una lettura articolata e consapevole del fenomeno.
[2] Castoldi, M. (2020). Gli ambienti di apprendimento. Ripensare il modello organizzativo della scuola. Roma: Carocci.
[3] Malaguzzi, L. (1993). Il “terzo spazio” educativo: tra casa e scuola, Reggio Emilia: Reggio Children.
[4] Zenatti, S. (2025). Lo stress degli insegnanti: caratteristiche, fattori di rischio, interventi. S.i.l.: Studi Psicologici Scientifici.
[5] Freudenberger, H. J. (1974). Staff burnout. Journal of Social Issues, 30(1), 159-165.
[6] Maslach, C., & Jackson, S. E. (1981). The measurement of experienced burnout. Journal of Organizational Behavior, 2(2), 99-113.
[7] Gallinaro, B., Fochesato, R. (2025) Insegnanti sotto stress. Sopravvivere al burnout migliorando le relazioni. Trento: Erickson.
[8] Bianchi, R. (2011). L’Odissea del precariato. Como: Il Ciliegio.
[9] Cotena, G. (2025). Il docente al centro. Proteggere il Sé del docente per sviluppare il Sé dell’alunno e prevenire il burnout. Torino: Utet Università.
Cotena, G., Parolin, L. (2021). Insegnare senza farsi male. Le competenze emotive e relazionali del docente e la prevenzione dello stress in classe. Torino: Utet Università.
[10] Monticone, I. (2015). Stress e burnout degli insegnanti. Orientarsi al futuro. Roma: Sovera Edizioni.
[11] Zenotti, 2025.
[12] Del Prete, A. (2017). I precari della scuola. Milano: Key Editore.
[13] Rossini, V. (2022). La scuola difficile. Disagio educativo e sfide pedagogiche. Milano: San Paolo.
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