L’ombra dell’impiccato (Alfonso Airaghi, Paola Pessina)

Alfonso Airaghi, Paola Pessina
L’ombra dell’impiccato
La Memoria del Mondo, Magenta 2025
€ 17,10

Se Manzoni consultò gli archivi milanesi per dare rigore storico al suo romanzo, Alfonso Airaghi e Paola Pessina compiono il percorso inverso, per approdare allo stesso genere narrativo, quello del romanzo misto di storia e di invenzione, dispositivo perfetto per riflettere sul presente indagando il passato.
Ricercatore storico lui, docente di storia lei, studiando carte dello stesso periodo indagato da Manzoni, nei medesimi archivi milanesi, vi scovano fatti interessanti e li riportano in vita nel loro romanzo, L’ombra dell’impiccato. Il risultato è un giallo-noir, ambientato nel borgo di Rho tra il 1615 e il 1616, che trasforma in una narrazione spigliata quello che sarebbe altrimenti rimasto polveroso materiale d’archivio: uno, anzi, più crimini che affiorano inequivocabilmente dai documenti, ascrivibili alla stessa persona, esattamente individuata, o alla sua cerchia.
La scoperta del cadavere di una giovane donna dà l’avvio a un’indagine condotta dal capitano delle guardie, Michele Purisello, personaggio di fantasia in mezzo a figure storiche reali, in un contesto di soprusi, violenze e ingiustizie, perpetrate sui più deboli da chi ha potere e ricchezza, all’ombra del grande Santuario, non ancora ultimato, voluto da San Carlo Borromeo. Il capitano, uomo intelligente e coraggioso, animato da un profondo senso di giustizia, non si lascia intimidire dalle prepotenze né scoraggiare da tentativi di insabbiamento. La sua ricerca si snoda tra figure tratteggiate con realismo: da contadini e gente comune del borgo a figure ricavate direttamente dagli archivi, come medici, notabili e membri del clero. Non tutti limpidi, non tutti intenzionati, per timore, connivenza o convenienza, a far emergere la verità.
L’intreccio avvincente e uno stile narrativo scorrevole rendono L’ombra dell’impiccato un romanzo che si legge d’un fiato: ci si trova immersi senza sforzo nelle situazioni tra i personaggi che gli autori si sono divertiti a creare, con i quali è spontaneo immedesimarsi.
Tutto ciò nel rispetto della verità storica, alla quale gli autori hanno cura di accompagnare i lettori, con un apparato di contorno che non appesantisce la narrazione, ma dà conto puntualmente della ricerca che la sottende. Nelle didascalie capitolo per capitolo si richiamano fatti, luoghi e consuetudini, mentre l’elegante appendice iconografica offre foto storiche e stralci dei documenti utilizzati per la stesura. Una mappa estraibile dalla copertina consente di identificare ancora oggi in Rho i luoghi del romanzo, a quattro secoli di distanza dai fatti.
Una particolare attenzione viene riservata alle figure femminili. Anzi, alla condizione delle donne, su cui la situazione generalizzata di prepotenza e impunità pesa il doppio. Le vediamo costrette a lavori durissimi, spesso vittime degli appetiti dei padroni se povere; se ricche e nobili, sebbene in un ambiente dorato, prive della libertà di scegliere. La vecchia perpetua Caterina, la giovane Allegranza vittima di superstiziosi pregiudizi, la piccola Giselda, delineate con garbo e simpatia, nella spontaneità dei loro gesti mostrano una capacità tutta femminile di affrontare le avversità con saggezza e umanità, resistendo e reagendo all’ingiustizia quotidiana.
Ed è proprio a un progetto a sostegno dell’autonomia delle donne che gli autori devolvono i proventi di questo libro.

Recensione di Monica Galli (docente di lettere preso il Liceo Majorana).


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