Educazione ambientale in età adulta

Educazione ambientale in età adulta

Un cittadino, soprattutto se già in età adulta, non può accedere alle ordinarie vie istituzionali di formazione come la scuola. Frequenta talvolta conferenze e convegni su specifici temi, ma ne esce spesso poco arricchito, non potendo portare la propria testimonianza o discutere dei propri dubbi ed esigenze.

Carlo Bonzanino*, Giovanni Negro**

Educazione ambientale in età adulta

Un cittadino, soprattutto se già in età adulta, non può accedere alle ordinarie vie istituzionali di formazione come la scuola. Frequenta talvolta conferenze e convegni su specifici temi, ma ne esce spesso poco arricchito, non potendo portare la propria testimonianza o discutere dei propri dubbi ed esigenze.

Carlo Bonzanino*, Giovanni Negro**

Per “Tutela ambientale” (TA) intendiamo l’insieme di azioni (a carattere giuridico e tecnico) sviluppate dagli Stati ai diversi livelli istituzionali e delle amministrazioni pubbliche posto in essere per contrastare e possibilmente annullare i fenomeni di degrado dell’ambiente e impoverimento e delle risorse, indotti dall’impatto delle attività umane sull’ecosistema.

Le “politiche” pubbliche di TA (perché l’ambiente è un bene pubblico e collettivo) sono state precedute da allarmate segnalazioni di personalità – sensibili e competenti sul piano tecnico e scientifico) che hanno richiamato l’attenzione degli uomini e dei governi e caldeggiato provvedimenti a protezione della natura e dell’ambiente da un degrado ormai tragicamente evidente.

Doveroso menzionare il fitto intreccio di azioni ed iniziative promosse e sviluppate da più lunga data dalle Associazioni di Tutela della Natura e dell’Ambiente, cui è giusto riconoscere la forte azione di stimolo e spinta nei confronti delle Istituzioni.

L’azione pubblica si è sviluppata lungo due direttrici principali: una giuridica (leggi con regole e limiti a comportamenti individuali e collettivi nonché atti di indirizzo tecnico e organizzativo per l’indagine dei problemi, il monitoraggio della situazione ambientale e lo studio di  strategie di intervento) ed una tecnologica (studi, progetti ed impianti per rallentare l’“inquinamento” cioè la contaminazione dell’ambiente con i rifiuti – in senso lato – ed i residui risultanti da tutte le attività umane).

L’“Educazione ambientale” (EA) o, con locuzione più attuale, “Educazione alla sostenibilità o allo sviluppo sostenibile” (ESS) è solo una tessera nel mosaico della TA, con caratteristiche peculiari che la distinguono.

Ha l’ambizione o l’utopia di prevenire gli effetti negativi dell’azione umana; non agisce sull’ambiente fisico ma, attraverso la relazione interpersonale, sui piani intellettuale, culturale ed emozionale, a livello delle aspettative, degli atteggiamenti, delle percezioni delle persone.

E’ più una labile scommessa a lungo termine, i cui risultati ed effetti sono di difficile se non impossibile valutazione; è condizionata dal fatto di essere  maturata nell’ambito di competenza dei comparti politico/amministrativi deputati alla TA, i quali, sull’onda dell’urgenza, hanno necessariamente privilegiato gli interventi e le politiche di tipo normativo e tecnico impiantistico.

Sovente confusa con la conoscenza della natura e dell’ambiente, dei suoi problemi di inquinamento, con l’informazione o con la sensibilizzazione, con la trasmissione di precetti comportamentali, ha visto contrarsi le sue potenzialità “umanistiche”; un ulteriore limite è rappresentato dalla incapacità  dalle istituzioni di riequilibrare l’azione di governo (politico/amministrativa e di spesa collegata), arroccata sulla quotidianità o su tempi brevi, con una visione strategica di ampio respiro, entrando nel merito di un concreto e profondo “discorso educativo”, a partire dall’ambiente.

E’ evidente il condizionamento dall’aggettivo “ambientale”, per cui i modi, i tempi, gli investimenti e le attività dell’EA si sono naturalmente concentrati sull’ambiente fisico, sulla sua conoscenza, sui suoi problemi, sulle azioni di controllo e monitoraggio, frammentandola in una molteplicità di sottoeducazioni (al risparmio energetico, alla corretta gestione dei rifiuti, al corretto approccio alle risorse idriche, al superamento dei problemi legati alla qualità dell’aria, alla mobilità, al rumore, alla conoscenza ed al rispetto dell’ambiente naturale, ecc.) attraverso “campagne” a carattere prevalentemente informativo e di sensibilizzazione e focalizzate più sui problemi che sulle “cause” prime del degrado.

Immaginate per influire su “comportamenti” occasionali più che per costruire “atteggiamenti” e convinzioni di fondo, consapevoli e radicate, circa la qualità delle relazioni che ci legano al mondo, hanno spinto in secondo piano le argomentazioni sulle cause del degrado e sui percorsi per superarle (che sono appunto l’incremento di capacità di analisi critica, di volontà e intenti di rispetto, di consapevolezza, di atteggiamento partecipativo, collaborativo, empatico, volti al bene comune e non esclusivamente al vantaggio individuale).

Se usciamo da una contratta ed asfittica visione “naturalistica” e lo consideriamo unitariamente nella sua globalità, l’Ambiente ci appare come un sistema articolato e complesso – oggi si parla di socioecosistema – in cui solo artificiosamente separiamo parti che nella realtà sono  strettamente interconnesse (le “risorse”, gli ambienti fisici, i sistemi vitali, la comunità umana… noi individualmente siamo ambiente per l’intorno e per noi stessi).

La difficoltà, per l’EA, consiste proprio nel mantenere un “approccio educativo” trasversale e sovraordinato, pur in termini di servizio, alle singole parti: focalizzare l’EA con le diverse tematiche induce ad una eccessiva specializzazione che fa perdere di vista l’obiettivo ultimo dell’Educazione (perché è di questa che stiamo parlando, in fondo), orientato alla “qualità della relazione” che come singoli individui intratteniamo con noi stessi e con l’ambiente esterno, di cui siamo intima ed integrante componente.

La TA, a ben guardare, è il tentativo di recuperare una “qualità ambientale” in grado di assicurare qualità di vita per l’uomo tant’è che nasce per ovviare a problemi di sanità pubblica legati al peggioramento delle caratteristiche ambientali indotte dall’umanità stessa; l’Uomo ha sempre avuto con l’ambiente esterno un approccio egoistico, prevaricatore, appropriativo in quanto essere biologico al vertice della piramide dei consumi. L’ambiente e l’“EA” diventano in questa ottica l’occasione per dare un senso vero, reale e concreto all’idea di Educazione, per farla uscire dal ghetto dei “buoni comportamenti individuali”.

L’educazione si traduce quindi in buona sostanza nel tentativo di far acquisire “consapevolezza” circa le modalità, le caratteristiche, le finalità, gli esiti e le ripercussioni del nostro agire, individuale e sociale, quotidiano o proteso nel tempo, che è fatto di continue scelte, spesso inapparenti o offuscate dall’abitudine, dall’egoismo, dalla prepotenza, sottraendole per quanto possibile al rispetto di “obblighi” ed imposizioni esterne (peraltro necessarie e da rispettare) e trasformandoli in “obblighi interiori” ispirati da un necessario “senso del limite” e di rispetto nei confronti di noi stessi e del mondo in cui viviamo.

Peraltro è un po’ il destino dell’Educazione, che lasciata sé stante come idea e disancorata da specifiche caratterizzazioni, assume quell’aria un po’ moralistica, intellettuale e teorizzante che hanno le discipline umanistiche attinenti al “modo di essere uomini”, per cui risulta più facile “spezzettarla”.

Forse è stata necessaria ed ineluttabile, questa diaspora dell’educazione, ma fa riflettere il numero di “educazioni” (comportamentali ma non solo) che siamo riusciti ad inventare: dall’educazione ambientale, appunto, all’educazione sanitaria, all’educazione stradale, dall’educazione sessuale, all’educazione civica di buona memoria e via educando, trascurando il particolare che, se c’è Educazione, questa si manifesta in tutte le occasioni.

Innegabili i progressi sul fronte ambientale (aria, risorse idriche, bonifiche, gestione dei rifiuti, protezione della natura, ecc.) ma l’aggressione all’ecosistema continua; in Italia è ancora prevalente l’idea di “ambiente” come “bene di nessuno” anziché come “bene comune”.

E’ una evidente insufficienza della Educazione ambientale: fatica a creare, per come è stata sviluppata, una percezione dell’ecosistema come “bene comune”, stenta a farci capire che l’ambiente è il collante delle nostre vite e che il venir meno di rispetto, che ogni sottrazione, ogni ferita, ogni danno che procuriamo, lo infliggiamo non solo all’ambiente (inteso come globalità di ecosociosistema) ma a noi stessi e agli altri uomini.

L’Educazione ambientale ha cercato di adeguarsi a questa corsa verso il futuro ribattezzandosi come “Educazione alla sostenibilità” o “Educazione allo/per lo sviluppo sostenibile”, ma forse bisognerebbe iniziare a parlare di più – a livello di Istituzioni – di “Educazione sostenibile” (S. Sterling), attraverso cioè “un cambiamento della cultura educativa finalizzato alla realizzazione del potenziale umano e dell’interdipendenza fra benessere sociale, economico ed ecologico – che può condurre ad un apprendimento trasformativo …..”[1]

Abbiamo esaminato prima, criticamente, l’approccio all’educazione ambientale da parte delle istituzioni. Ma qual è l’aspettativa dell’“educando”, del cittadino che sente il bisogno di accrescere la propria conoscenza in campo ambientale, ma soprattutto di attuare consapevolmente comportamenti utili a se stesso, al proprio mondo di riferimento, senza eccessivi aggravi sulle proprie abitudini e sulla propria disponibilità economica?

Questo cittadino, soprattutto se già in età adulta, non può accedere alle ordinarie vie istituzionali di formazione come la scuola. Frequenta talvolta conferenze e convegni su specifici temi, ma ne esce spesso poco arricchito, non potendo portare la propria testimonianza o discutere dei propri dubbi ed esigenze.

Ecco allora diventare fondamentale il ruolo delle Associazioni di Promozione Sociale. Costituite su base esclusivamente volontaristica, senza alcuna possibilità di avere fini di lucro, sono attuate da persone che mettono a disposizione di altre persone le proprie esperienze e conoscenze, con un continuo scambio sinergico che porta a migliorare se stessi e il micro mondo – microhabitat – in cui viviamo.

Una di queste associazioni è l’Associazione di Promozione Sociale FormEduca, nata a Torino quattro anni fa.

Cosa sia FormEduca, quale siano le sue finalità e come operi lo lascio scoprire andando sul sito: http://formeduca.org/chi-siamo/.

Qui rilevo solo che FormEduca si rivolge ad un pubblico Adulto, che intende percorrere un cammino per diventare Adulto-Adulto, ovvero autosufficiente, consapevole, responsabile, che vuole essere utile al prossimo, cominciando ad essere utile a se stesso. L’Adulto-Adulto sa che il proprio tempo a disposizione è molto lungo, a volte superiore a quello dedicato all’attività lavorativa e non intende sprecarlo.

Qual è la via praticata da FormEduca per accostarsi all’educazione e alla formazione?

Lo potete leggere in questo articolo redazionale, sempre sul nostro sito: http://formeduca.org/chi-siamo/come-opera-formeduca-a-scuola-dalla-vita/

Qui riporto solo alcuni passaggi: “I Soci di FormEduca per diventare Adulti-Adulti non cercano una formazione da utilizzare, per esempio, accrescendo le competenze professionali o titoli per l’assunzione di compiti o per compensare saperi altrove non appresi… Il fine dell’educazione in età adulta è di essere più padroni della propria mente e del corpo, delle pratiche per la cura di sé (cognitive ed affettive) e la cura degli altri.  A questo livello l’adulto non vuole essere educato: si auto-educa, per i propri più intimi bisogni.  L’attività di apprendimento diventa un atto interiore, di volontà, non un obbligo. I formatori possono trasmettere conoscenze, abilità ma non comportamenti specifici.

Quanto detto prima, se vale in generale quando si parla di educazione in età adulta, ha ulteriori implicazioni quando si affrontano le tematiche ambientali. L’approccio alle tematiche ambientali di una A.P.S. non può assolutamente essere quello esercitato in ambito amministrativo, né tantomeno quello scolastico.

Il grosso limite dell’approccio alla tutela ambientale da parte delle cosiddette Istituzioni, è di essere troppo spesso asettico, fatto di rapporti tra enti, piuttosto che tra persone, con una frammentazione di compiti tra chi legifera, chi attua, chi controlla, chi opera, tale da rendere quasi impossibile un approccio “a misura d’uomo” alle tematiche ambientali.

La tutela dell’Ambiente è vista troppo spesso come un aggravio alle incombenze ordinarie. Ulteriori obblighi e divieti, ulteriori imposizioni fiscali, ulteriori procedure, ulteriore burocrazia, anche solo per smaltire correttamente il proprio sacchetto dell’immondizia.

L’Adulto non vuole essere educato, ma informato e coinvolto. L’educazione ambientale rivolta a loro deve evidenziare le opportunità, i benefici per se stessi e per i propri discendenti nell’avere comportamenti corretti. L’Ambiente, con l’A maiuscola, interessa relativamente, perché confuso troppo spesso con la conservazione della flora e della fauna di mondi esotici e lontani.

L’adulto, spesso anziano e/o in ristrettezze economiche, è più legato alla propria quotidianità, è più interessato ai temi della salute, della sicurezza, del benessere, dell’alimentazione.

Ecco che allora la tutela ambientale viene introdotta come corollario, come un giusto complemento alla cura di sé e del proprio “Ambiente domestico”.

I soci di FormEduca partecipano con entusiasmo ai corsi di Educazione Alimentare, dove gli si propone la Dieta mediterranea, sintetizzata nella piramide degli alimenti (al vertice carni e derivati, che devono essere assunti poche volte al mese; alla base i prodotti ortofrutticoli, raccomandati in almeno cinque porzioni al giorno). In quell’occasione si affianca la piramide rovesciata, proposta dalla Barilla Center for Food & Nutrition che evidenzia come i cibi meno raccomandati siano anche quelli che maggiormente compromettono l’ambiente, in termini di consumo di territorio, di uso di fitofarmaci e concimi, di sfruttamento delle risorse idriche (http://issuu.com/barilla/docs/dp_ita_web/31?e=0).

Sempre in tema di nutrizione corretta si introducono guide alla lettura delle etichette, con richiami alla valutazione degli additivi utilizzati, spesso completamente inutili come i coloranti, ma la cui produzione ha causato e sta causando disastri ambientali notevoli. L’importanza di mangiare frutta e verdura di stagione viene associata all’utilità di approvvigionarsi di prodotti a Km 0.

Partendo dagli acquisti quotidiani, alimentari e non, si porta l’attenzione sugli imballaggi, sulla necessità di portarsene a casa il meno possibile e quando ciò è inevitabile, valutarne le modalità di riuso e infine il corretto smaltimento.

Spesso gli anziani si sentono in balia di malintenzionati e potenziali vittime di truffe e raggiri. Si forniscono loro, allora, strumenti per difendersi da sofisticazioni e adulterazioni, consentendo loro, alla continua ricerca di prodotti economici e convenienti, di stare alla larga da merci prodotte o importate illegalmente, ricche di additivi e contaminanti che finiscono inevitabilmente a inquinare l’ambiente oltre che a minare la salute.

Parlando di ambiente domestico si porta ad accrescere la consapevolezza verso i danni, alla persona e all’ambiente, derivanti dall’uso di certi prodotti industriali per la pulizia personale e della casa e si insegna l’autoproduzione di detersivi con prodotti naturali non impattanti.

Anche nell’acquisto di elettrodomestici grandi e piccoli si forniscono guide per garantire la sicurezza elettrica dei prodotti e alla lettura dell’etichetta energetica. Si aumenta la sicurezza, si diminuiscono i consumi e, più o meno consapevolmente, si riduce l’impatto ambientale. Il confronto tra acque minerali, acque filtrate e acqua del rubinetto, convince i più a non sobbarcarsi il peso e il costo delle bottiglie di plastica.

Certo un’Associazione come FormEduca si rivolge a poche decine di persone ogni anno e può sembrare disarmante il tentativo di “riformare” il mondo con così bassi numeri. Ma Associazioni che spontaneamente affrontano temi ambientali ce ne sono a centinaia, ogni associato che partecipa porta la propria esperienza non solo in famiglia, ma si fa controllore e spontaneo selettore di corretti comportamenti ambientali da parte di commercianti e produttori. Sono loro stessi i veri educatori ambientali del futuro.

*biologo, Dirigente del Settore Educazione Ambientale presso l’Assessorato all’Ambiente della Regione Piemonte

**chimico, Dirigente del Settore Tutela Ambientale delle Acque presso l’Assessorato all’Ambiente della Regione Piemonte



[1]             Stephen Sterling, Educazione sostenibile

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