Educazione ambientale e sostenibilità: idee in movimento in un mondo che cambia

Educazione ambientale e sostenibilità: idee in movimento in un mondo che cambia

Il sistema educativo deve superare i confini del contesto scolastico per diventare il perno di un lifelong learning e quindi di un processo continuo e globale che possa promuovere una riflessione in profondità alla ricerca di una nuova “identità terrestre” ed una nuova “etica del genere umano”

Antonella Bachiorri*

Educazione ambientale e sostenibilità: idee in movimento in un mondo che cambia

Il sistema educativo deve superare i confini del contesto scolastico per diventare il perno di un lifelong learning e quindi di un processo continuo e globale che possa promuovere una riflessione in profondità alla ricerca di una nuova “identità terrestre” ed una nuova “etica del genere umano”

Antonella Bachiorri*

La gravità e l’urgenza con cui i problemi ambientali e le loro conseguenze a livello sociale ed economico si stanno presentando negli ultimi anni, hanno portato molte persone a sostenere e a condividere il bisogno di mettere in atto azioni immediate per fronteggiarli. Perdita di biodiversità, cambiamenti climatici, sovrasfruttamento delle risorse, sono diventati temi sui quali sta convergendo l’attenzione di ricercatori, di politici, così come di studenti e cittadini in generale. Nonostante siano trascorsi più di cinquant’anni dalla pubblicazione di Primavera Silenziosa (1962) di Rachel Carson, il libro considerato da molti il manifesto del movimento ambientalista, ancora oggi sembra che il panorama mondiale sia dominato da scetticismo e sottovalutazione della reale importanza di alcune problematiche e del loro impatto sulla vita di tutti gli esseri viventi nonché sulle società a cui tutti gli esseri umani appartengono. Tutto ciò anche a fronte dell’entrata in scena, negli ultimi decenni, del concetto di sviluppo sostenibile, a cui è stata affidata la sfida di superare gli attuali modelli di sviluppo, incapaci di garantire l’equilibrio tra il soddisfacimento dei bisogni delle persone e quelli del Pianeta, nonché valori come pace ed equità.

Lo sviluppo sostenibile richiede di affrontare le diverse problematiche ponendo l’attenzione alle interazioni tra le dimensioni ambientale, sociale ed economica, in una prospettiva sia temporale (passato, presente e futuro) che spaziale (vicino e lontano, locale e globale). Il ri-orientamento di valori, comportamenti e stili di vita, alla base di modi alternativi di pensare ed agire, e quindi di più equi sistemi socio-economici, diventa pertanto una delle più urgenti sfide che le società si trovano ad affrontare. Per essere in grado di supportare i cambiamenti auspicati, tuttavia, sono necessari nuove politiche e sistemi di governance a livello locale e nazionale che a loro volta impongono nuove connotazioni e nuovi ruoli per l’educazione (Morin, 2001).

In particolare, le parole “cambiamento” e “futuro” si aggiungono a “sviluppo sostenibile” o “sostenibilità” nel delineare un ruolo forte e strategico per l’educazione ambientale che tuttavia appare subito carico di problematicità; a partire dal significato attribuito ai termini “sviluppo sostenibile” e “sostenibilità” che, seppur con diverse combinazioni, possono essere affiancati a “educazione” (educazione ambientale, educazione allo sviluppo sostenibile, educazione orientata alla sostenibilità, ecc.).[1]

Ma, anche andando oltre queste differenze linguistiche, che tuttavia nascondono differenti punti di vista e valori, alcuni elementi relativi all’educazione ambientale orientata alla sostenibilità sembrano abbastanza condivisi a livello internazionale. Tra questi (Cap.36, Agenda 21):

  • migliorare la qualità dell’educazione, che deve mettere a disposizione degli individui conoscenze, strumenti e valori utili per migliorare la qualità della vita ed essere vista in un’ottica di lifelong learning;
  • ri-orientare i curricola di tutti i livelli di scolarità, al fine di individuare e promuovere gli strumenti culturali utili per la costruzione di una società sostenibile;
  • supportare e diffondere l’importanza di una cittadinanza attiva e responsabile sia nelle realtà locali che a livello globale;
  • permeare i diversi contesti lavorativi e le differenti professioni, supportando l’attuazione di modalità sostenibili sia di produzione che di consumo.

In questo scenario, è possibile trovare alcuni elementi comuni che vanno al di là delle differenze semantiche e valoriali che stanno alla base delle idee che muovono gli educatori ambientali attraverso il pianeta. Si può pertanto concordare con Wals (2009) quando evidenzia che l’educazione allo sviluppo sostenibile, attraverso percorsi educativi, cerca di coinvolgere tutte le persone nell’attribuzione di un significato al concetto stesso di sviluppo sostenibile. Le molteplici e diverse accezioni che in questo modo necessariamente si generano relativamente a tale concetto, permettono quindi di far emergere idee e soluzioni innovative, di cui le società hanno ormai urgente bisogno.

Prende così forma, necessariamente, un’idea di educazione ambientale che risponde ad un ampio spettro di tematiche/istanze oltre a quelle strettamente ambientali, essendo inscindibilmente connessa agli aspetti socio-economici, politici e culturali. E se questa dinamicità è un elemento su cui concordano i ricercatori di tutto il mondo, inevitabilmente, anche la sua concettualizzazione è soggetta ad un continuo cambiamento, richiedendo una continua riflessione, interpretazione e ridefinizione di come è possibile agire il nostro ruolo di “umani” nell’ambiente (Mayer, 2003). L’educazione ambientale, a cui vengono attribuiti gli obiettivi sopra richiamati caratterizzabili dal concetto chiave di “cambiamento”, è pertanto essa stessa sottoposta ad una continua evoluzione, della quale sono testimonianza numerosi documenti internazionali e pubblicazioni scientifiche (Mayer, 2003; Scott, 2009; Hungerford, 2010; Sauvè, 2005; Reid and Scott, 2006). Anche se l’analisi di questo percorso esula dagli obiettivi della presente riflessione, sembra importante richiamarne alcuni elementi, che possono risultare utili a quel processo di ridefinizione continua, sopra accennato.

Una parte della comunità internazionale degli educatori ambientali ha individuato nei Congressi Mondiali di educazione ambientale (World Environmental Education Congresses – WEEC) che dal 2003 si svolgono ogni due anni in varie parti del mondo, il suo punto di incontro e di condivisione. L’ultimo convegno, sviluppatosi intorno al tema “Educazione ambientale nelle città e nelle aree rurali: alla ricerca di una maggiore armonia” si è svolto quest’anno dal 9 al 14 Giugno a Marrakech (Marocco). Quali tracce relative all’educazione ambientale e ai cambiamenti che la attraversano si possono trovare a partire da questo evento?

Una seppur rapida occhiata ai titoli alle diverse nicchie tematiche attraverso le quali il congresso si è articolato (Tab.1), permette di formulare da subito alcune riflessioni.

Tab.1. Nicchie tematiche previste nel Congresso di Marrakech

Numero

Denominazione

 

1

Promozione dell’Educazione Ambientale e Networking

2

Dialoghi interculturali

3

Movimenti sociali e costruzione di società ecologiche

4

Comunicazione e impatto dei social media

5

Economia ecologica ed economie verdi

6

Etica, eco-filosofia e relazioni uomo-natura

7

Educazione “verde”

8

Impulsi creativi

9

Pedagogia ed apprendimento

10

Ricerca in educazione ambientale

11

Rischio, salute e ambiente

Innanzitutto è da subito evidente che l’educazione ambientale supera ampiamente i confini del contesto scolastico, entro il quale è stata troppo spesso relegata, per diventare il perno di un lifelong learning e quindi di un processo continuo e globale, rivolto a tutte le categorie sociali, che si muove grazie alla strategia dell’integrazione. Un’integrazione ampia che mira a coinvolgere tutti gli attori del territorio e le istituzioni educative (dalla scuola materna all’università), chiamati ad inserire l’educazione ambientale nei loro piani d’azione, curricola e programmi, al fine di costruire una vera e propria politica di formazione (iniziale e continua) in questo ambito, rivolta ad insegnanti, educatori e divulgatori/comunicatori. Questa integrazione arriva inoltre a comprendere la dimensione etica, scientifica, politica, culturale e artistica in tutti i programmi educativi legati all’ambiente.

La diversità bio-culturale e le differenti problematiche di cui i diversi contesti sono portatori, diventano così opportunità per educarsi insieme, ricomponendo l’armonia tra differenti visioni del mondo, per confrontarsi e costruire delle eco-cittadinanze rispettose e vigili. Questa alleanza tra diversi attori porta con sé l’idea di esplorare le relazioni tra differenti culture, persone, paesaggi, religioni, modi di vivere e di conoscere il mondo, per arrivare a sostenere l’importanza di un’eco-cittadinanza e di valori come: la responsabilità, l’equità, la solidarietà e la democrazia.

Come emerge chiaramente dai lavori del 7° WEEC di Marrakech, affinché l’educazione ambientale riesca a far fronte ad almeno alcune delle sfide che le diverse comunità mondiali le hanno attribuito, la sua promozione e la sua diffusione devono diventare degli obiettivi da perseguire collettivamente e con decisione, al fine di promuovere l’apertura di canali di dialogo e di comunicazione tra gli attori sociali, funzionali ad incoraggiare una loro maggiore partecipazione alla promozione della sostenibilità. Attivazione di partenariati tra i diversi attori e rafforzamento dei network, sono pertanto azioni da perseguire in ogni contesto territoriale, anche con il supporto di strumenti come i social media e le nuove tecnologie in generale.

E’ chiaro che l’educazione ambientale non può e non deve trascurare il contesto scolastico ma allo stesso tempo deve muoversi supportando un’idea di educazione verde (Salomone, 2013), che vuole legare con coerenza, sia negli ambiti formali (dalla scuola dell’infanzia all’università) che in quelli non formali ed informali, le teorie e le pratiche, cioè quanto insegnato e trasmesso attraverso l’attività educativa ed i comportamenti quotidiani, fino a dare sostanza all’idea di educazione sostenibile come da più parti auspicato (Sterling, 2006).

Un’educazione di questo tipo diventa quindi il pilastro di una società verde, nella quale rappresenta un obiettivo trasversale a tutti i settori di sviluppo di un Paese. I programmi in questo ambito, pertanto, devono essere istituzionalizzati entro le diverse realtà nazionali (anche grazie a risorse economiche dedicate) e prevedere un ruolo attivo delle amministrazioni, sia a livello locale che globale. In questo scenario si colloca anche la green economy, vista come potente alleata dell’educazione ambientale già a partire dalla scuola, per combattere la povertà, preservare le risorse naturali e gestire i contesti sia urbani che rurali.

La difficoltà ad incidere realmente nelle politiche gestionali dei diversi ambiti rappresenta tuttavia una delle criticità più diffuse dell’educazione ambientale nel Nord come nel Sud del Mondo ed allo stesso tempo ne identifica una delle sue più rilevanti debolezze. Il più recente dibattito internazionale, che nella “Dichiarazione di Marrakech” (scaricabile dal sito del 7° WEEC, vedere sitografia) ha trovato una sintesi, sottolinea e rinforza l’importanza di agire seguendo alcune delle priorità/criticità sopra richiamate.

Pensando al contesto nazionale, risulta difficile essere ottimisti. Dopo l’abbandono del percorso che negli anni ’90 aveva portato ad un Sistema nazionale di Informazione ed Educazione Ambientale (INFEA), rimangono infatti solamente alcune luci, distribuite “a macchia di leopardo” sul territorio nazionale e ormai numerose ombre. Accanto ad esperienze di grande rilevanza, si evidenzia infatti la difficoltà dell’educazione ambientale di trovare uno spazio adeguato all’interno delle pratiche educative scolastiche (anche se con sfumature diverse per i diversi livelli scolastici), così come l’incapacità di incidere con decisione nella promozione di una cultura diffusa della sostenibilità che coinvolga i diversi stakeholders: dagli amministratori e dalle aziende, ai soggetti che si muovono a vario livello sul territorio, fino ai singoli cittadini.

L’auspicio più forte a seguito di queste riflessioni è che la terribile situazione socio-economica che le diverse società stanno fronteggiando contribuisca, unitamente alla comunità di pratica dell’educazione ambientale mondiale, a generare e sostenere una riflessione in profondità sul dirompente bisogno di un sistema educativo che supporti una nuova “identità terrestre” ed una nuova “etica del genere umano” (Morin, 2001) a fondamento del nostro agire quotidiano e quindi alla base di futuri e società sostenibili per tutti i viventi del nostro Pianeta (Wals, 2009).

*Responsabile del Centro Italiano di Ricerca ed Educazione Ambientale (C.I.R.E.A.),

Dipartimento di Bioscienze, Università degli Studi di Parma.

Bibliografia

Hungerford, H. (2010) Epilogue, Journal of Environmental Education 41, n.1:68-9.

Kopnina, H. (2012) Education for sustainable development (ESD): the turn away from “environment” in environmental education?, Environmental Education Research, 18, n.5: 699-717.

Mayer, M. (2003) Educazione Ambientale: agente o oggetto di cambiamento? In: I. Ferrari, G. Vianello (a cura di): Un Po di acque: insediamenti umani e sistemi acquatici del bacino padano. Diabasis, Reggio Emilia.

Morin, E. (2001) I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Raffaello Cortina Editore, Milano.

Reid, A., and W. Scott (2006) Researching education and environment: retrospect and prospect,  Environmental Education Research 12, n.3-4: 571-87.

Salomone, M. (2013). La sostenibilità in costruzione, Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholè Futuro, Onlus, Torino.

Scott, W. (2009) Environmental education research: 30 years on from Tbilisi, Environmental Education Research 15, n.2: 155-64.

Sterling, S. (2006) Educazione Sostenibile, Anima Mundi Editrice, Cesena.

Sauvè, S. (2005) Currents in environmental education: mapping a complex and evolving pedagogical field, Canadian Journal of Environmental Education 10, n.1: 11-37.

Wals, A. (2009) Learning for a sustainable world, UNESCO, Paris.

7th World Environmental Education Congress – http://www.7weec.org

UNCED, 1992 Agenda 21,

http://sustainabledevelopment.un.org/index.php?page=view&type=400&nr=23&menu=35



[1]              Una discussione sui diversi significati attribuiti alle suddette terminologie e sul dibattito in corso ai diversi livelli, nazionale ed internazionale, esula dagli obiettivi del seguente lavoro. Per approfondimenti si rimanda alla letteratura specifica (Kopnina, 2012).

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