La crisi è una opportunità. Sostenibile

La crisi è una opportunità. Sostenibile

Ho visto progetti dove i ragazzi coinvolgono le famiglie nel risparmio energetico, ho visto scuole dove i rifiuti vengono raccolti, differenziati e venduti usando il ricavato per comprare oggetti utili alla scuola, ho visto “orti di classe”, so di progetti dove i ragazzi sono diventati eco-detective e hanno ricevuto un plauso dalle autorità competenti. E così via.

Luca Novelli*

La crisi è una opportunità. Sostenibile

Ho visto progetti dove i ragazzi coinvolgono le famiglie nel risparmio energetico, ho visto scuole dove i rifiuti vengono raccolti, differenziati e venduti usando il ricavato per comprare oggetti utili alla scuola, ho visto “orti di classe”, so di progetti dove i ragazzi sono diventati eco-detective e hanno ricevuto un plauso dalle autorità competenti. E così via.

Luca Novelli*

“La nostra patria è il mondo, ed è una patria in pericolo”.

Edgar Morin

Sono nato in un pianeta abitato da due miliardi di persone, con poche aree protette e molte specie viventi in più. C’erano poche cose nel frigorifero, anzi in casa mia c’era solo la ghiacciaia. L’America si raggiungeva in nave e l’India anche in autostop. La televisione era in bianco e nero. Il telefono era fisso e aveva uno strano disco con i numeri. Era un pianeta diviso in due blocchi sull’orlo di una crisi di nervi. Secondo alcuni eminenti scienziati era persino minacciato da una imminente glaciazione. Era un mondo dominato da regole antiche e dallo sfruttamento delle risorse, si lasciava alle spalle una guerra con 71 milioni di morti. Le parole d’ordine, da est a ovest, erano: sviluppo senza limiti e industrializzazione.

A ventisei anni ho disegnato alcune tavole del mio primo libro di ecologia per ragazzi. Il libro uscì in Italia, in Venezuela e in Brasile. Consisteva in una serie di semplici lezioni dove un personaggio di nome Clorella spiegava cosa sono le catene alimentari, gli inquinanti dell’aria, dell’acqua e del suolo, la sovrappopolazione e così via. Era un prodotto collaterale della mia tesi di laurea, sull’inquinamento da pesticidi, quelli usati nelle risaie in particolare. La premessa riportava una frase tratta da Primavera Silenziosa, di Rachel Carson: “…si trattava di una singolare epidemia, gli uccelli per esempio dove erano andati a finire?” Nel frontespizio c’era la fotocopia di un cartoon dell’americano Robert Cobb: un padre e un figlio erano ritratti sul cofano di una automobile assediata da topi e immersa in una palude maleodorante. Il bambino chiedeva “papà, cos’è l’ecologia?”.

Oggi viviamo in pianeta abitato da sette miliardi di persone. Ha molte aree protette in più e migliaia di specie in meno. Il contenuto del frigorifero è molto più vario. L’America si raggiunge con voli low cost ma tra noi e l’India c’è inferno di guerre. La televisione a colori ha più di cento canali. Il telefono è dappertutto e fa di tutto, anche i film. Uno dei due blocchi si è dissolto e il numero di paesi sull’orlo di una crisi di nervi si è moltiplicato.
Tutti sanno che c’è il riscaldamento globale, ma il pianeta è ancora dominato dal profitto e dallo sfruttamento delle risorse. Alla domanda “cos’è l’ecologia?” credo che sappia rispondere la stessa percentuale di persone del ’73.

Ecco la nuvola

Dall’inizio degli Anni settanta e dalla pubblicazione dello “scandaloso” rapporto sui limiti dello sviluppo sono passati più di quarant’anni. È un battito di ciglia rispetto alle ere geologiche, ma gli effetti delle attività dell’uomo sul clima e sulla biodiversità hanno provocato degradi che ormai sono percepiti da tutti. In questi quattro decenni l’Educazione Ambientale è stato l’unico strumento (materia d’insegnamento, proposito, disciplina, scienza o filosofia) che ha tentato di convogliare in alvei più sostenibili i cambiamenti in arrivo. Non ha soltanto trasformato un bel po’ di ragazzini in cittadini consapevoli. Ha direttamente o indirettamente fatto nascere e crescere organizzazioni ambientaliste, parchi e aree protette, aziende agricole biologiche, ministeri dell’ambiente (che non c’erano), giornali e trasmissioni televisive. Senza l’Educazione Ambientale il Buco nell’Ozono avrebbe continuato allargarsi all’infinito e la Conferenza di Kyoto non avrebbe prodotto nessun Protocollo. Ha formato professionisti e insegnanti appassionati, ha messo le basi per la Green Economy, ha suggerito iniziative e opere a politici illuminati. È una “nuvola” dove molti si riconoscono, dove tutti mettono a disposizione i propri saperi, per poi condividerli, comunicarli o metterli in pratica. È un insieme di conoscenze, professioni e competenze più vasto e autorevole di quanto politica e pubblico percepiscono.

L’Educazione Ambientale, come “nuvola” non è cosa nuova, anzi è un necessità “tribale” che risale a tempi remotissimi. Forse – direbbe Konrad Lorenz – nasce dai due nostri più forti istinti: quello di sopravvivenza e quello di conservazione della specie. Interi popoli, dagli Onas dell’estremo sud della Patagonia agli Inuit dell’estremo nord sono sopravvissuti per millenni in condizioni ambientali terribili perché si comportavano da consumatori consapevoli e adottavano stili di vita eco-compatibili. Poi sono stati travolti o addirittura cancellati dalla faccia della Terra da cambiamenti così veloci che neppure la loro ben consolidata educazione ambientale ha consentito di metabolizzare.

Definizioni ancora attuali

Un bambino inuit avrebbe tuttora molto da insegnarci in fatto di sostenibilità e consumi consapevoli, ma da molto più di quarant’anni non si tratta più di rispettare e conservare la natura circostante che fornisce cibo, vestiti e oggetti di prima necessità. Cause ed effetti delle azioni dell’uomo non sono più intuitivamente collegabili e comprensibili. Ai contadini poveri che stanno bruciando le ultime foreste pluviali per creare piccole attività ai limiti della sopravvivenza risulta difficile sentirsi responsabili dell’estinzione di centinaia di specie viventi e dei danni climatici che stanno creando in altre regioni del globo. Così pure i ragazzi delle nostre scuole, ben difficilmente si sentono responsabili dei danni provocati dai loro – e nostri – consumi. Un punto comunque va chiarito: l’Educazione Ambientale non è mai stata una “materia” solo per i più piccoli. La Conferenza di Tbilisi (Unesco/Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, ottobre 1977) aveva già ben delineato la sua mission: “L’educazione all’ambiente deve essere impartita a tutte le età e ad ogni livello di educazione, formale ed informale. I mezzi di comunicazione di massa hanno il compito di porre le loro risorse a servizio di questa missione educativa”. “Una ben intesa educazione ambientale deve essere globale, dovrà protrarsi per tutta la durata dell’esistenza umana e avere presenti i cambiamenti di un universo in rapida trasformazione”. Già allora l’invito era di adottare “un procedimento globale, basato su un approccio decisamente interdisciplinare, per creare una visione complessiva conforme alla reale compenetrazione dell’ambiente naturale e di quello creato dall’uomo”.

Nelle conferenze successive l’obiettivo dell’Educazione Ambientale nel suo complesso viene identificato nella sostenibilità, concetto che “comprende non solo l’ambiente ma anche povertà, popolazione, salute, sicurezza alimentare, democrazia, diritti umani e pace”. Nella storica conferenza di Rio de Janeiro del 1992 è introdotto il concetto di sviluppo sostenibile, inteso come “sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”. Nel 2005 è ufficialmente istituito il Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile. Consiste in un piano d’azione comune internazionale, per integrare i principi, i valori e le pratiche dello sviluppo sostenibile in tutti gli aspetti dell’educazione e della formazione, mirando a un cambiamento significativo degli stili di vita e dei comportamenti. In pratica l’Educazione Ambientale oggi è l’unica disciplina che si occupa non solo di ambiente ed economia ma del futuro dell’umanità, a medio e lungo termine.

Una materia scolastica? No, molto di più

In Italia, il MIUR nel dicembre 2009 ha inviato alle scuole le Linee Guida per l’Educazione Ambientale e lo Sviluppo Sostenibile. Il documento ha recepito le indicazioni del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. L’Educazione Ambientale viene inserita nel tema della Cittadinanza e mira a formare un eco-cittadino suggerendo itinerari e progetti trasversali di vari livelli. L’intento forse presuppone nella scuola italiana una cultura scientifica più diffusa di quella attuale. Ma le suggestioni non mancano anche per i docenti refrattari alle scienze.  Curiosamente questa edizione delle Linee Guida non cita mai il “paesaggio”: naturale, urbano o agricolo che sia. Il suo valore e il suo significato non sono trascurabili per l’ambiente italiano. Lo stato del paesaggio è un indicatore della salute del nostro territorio, come l’inquinamento e lo smaltimento dei rifiuti. Altra curiosità (per me) è che la parola “ecologia” non è mai citata nel documento, pur ricco di spunti e approfondimenti. La parte finale è invece doverosamente dedicato alla lotta alle ecomafie e alla legalità, indice di una emergenza inquietante. Molto apprezzabile è l’invito alla trasversalità e interdisciplinarità. In sintesi si può fare Educazione Ambientale facendo Italiano, Storia, Geografia, Scienze, Matematica, Storia del’Arte, Filosofia… facendo esperienze concrete e innovative, da condividere con altri, anche con Internet. Altro consiglio è di partire dal contesto di riferimento per poi allargarsi ai temi globali, “sviluppando così in modo organico un processo di passaggio dalla conoscenza alla coscienza ambientale”.

Credo che nelle scuole i percorsi più produttivi dell’Educazione Ambientale siano proprio quelli dove si raggiungono risultati concreti, lavorando insieme, provando felicità e gratificazioni collettive. Ho visto progetti dove i ragazzi devono coinvolgere le famiglie nel risparmio energetico e “bollette alla mano” di gas, acqua e luce a fine anno vincono le classi dove le famiglie hanno risparmiato di più. Ho visto scuole dove i rifiuti vengono raccolti, differenziati e venduti usando il ricavato per comprare oggetti utili alla scuola: computer, attrezzi per la palestra, libri.

Esistono molti “orti di classe”, pratica pedagogica antica e multidisciplinare, oggi più che mai produttiva. Anche qui il ricavato della vendita degli ortaggi è usato per finanziare iniziative scolastiche divertenti. Ho visto dare consigli al risparmio energetico agli adulti dagli stessi ragazzi che ricevono in cambio contributi per le loro attività scolastiche. So di progetti dove i ragazzi sono diventati eco-detective che dopo aver analizzato acque e terreni hanno individuato le fonti degli inquinamenti ricevendo un plauso dalle autorità competenti. E così via.

Fuori dalla scuola, dentro le coscienze

Con la scuola e fuori dalla scuola altre realtà si occupano di educazione ambientale. I parchi e le aree protette lo prevedono nel loro statuto, anzi è il loro “secondo fine” dopo la conservazione del territorio. Offrono una opportunità che unisce al turismo una forma piacevole di divulgazione e apprendimento. Ai parchi si sono aggiunte le fattorie didattiche, presenti anche in aree urbane e non protette: offrono i loro prodotti e servizi a scuole, associazioni e famiglie.

L’Educazione ambientale è nello statuto delle associazioni ambientaliste e dei consumatori. Poi ci sono i media, invocati dalla conferenza di Tbilisi di tanti anni fa. La Rai – per esempio – come servizio pubblico ha prodotto alcune serie di spot (come i “cartoni animati dalle migliori intenzioni”) e la offre sotto forma di divulgazione in trasmissioni come Superquark, Geo&Geo, Linea Blu. Ospita sulle sue reti anche spot realizzati dal Ministero dell’Ambiente. L’editoria pubblica grandi e piccoli autori, e produce libri e manuali per ragazzi, spesso finanziati dagli enti locali. Poi c’è il giornalismo d’inchiesta, in genere più mirato più alle denuncia della mal gestione del territorio e dei reati che vengono commessi contro di esso. Contemporaneamente il giornalismo quotidiano di stampa e tv ci informa senza tregua dei disastri ambientali che accadono nel mondo, dai tifoni sempre più distruttivi ai ghiacci che si sciolgono ai poli.

È un elenco assolutamente parziale, ma anche se fosse completo e dettagliato sarebbe risibile messo al confronto con i problemi che la maleducata umanità dovrà affrontare dei prossimi decenni.

Il consumo dei combustibili fossili continuerà a crescere nei prossimi anni. Gli effetti collaterali dell’aumento della temperatura globale diventeranno sempre più sensibili. La popolazione mondiale nel 2050 toccherà i 10 miliardi. Il territorio, l’economia e la qualità di vita della nostra e di altre nazioni muterà notevolmente.

Una grande opportunità

Eppure basta fare un buco nel terreno per ricavare con una pompa di calore tutto il riscaldamento di cui abbiamo bisogno. Le energie alternative sono ormai alla portata di tutti. Siamo in grado – se vogliamo – di produrre tutto ciò di cui abbiamo bisogno senza inquinare e senza degradare il territorio. Possiamo mangiare benissimo senza consumare prodotti che vengono dalla parte opposta del pianeta. Tutti i rifiuti possono essere riciclati e diventare una fonte di lavoro e di guadagno. Possiamo cambiare il nostro stile di vita e inseguire un’idea di felicità più sostenibile e meno collegata al possesso degli oggetti. C’è lavoro e solidarietà per tutti in mondo sostenibile.

Occorre però che l’Educazione Ambientale torni ad essere centrale, non solo nella scuola ma nelle famiglie, nelle istituzioni e nelle professioni. Occorre che chi la fa trasmetta l’importanza del lavoro  che svolge per la buona vita di tutti, per l’economia del suo paese e per il futuro del pianeta. Non c’è bisogno di un’altra Chernobil o un’altro tsunami per svegliare coscienze e responsabilità. La crisi che stiamo attraversando, la più tremenda dal ’29 del secolo scorso, non passerà presto. È una crisi strutturale che sta martoriando generazioni, famiglie e intere nazioni. Contro di lei si contrappone solo una richiesta di generica “crescita”. Invece è una grande occasione per abbracciare lo Sviluppo Sostenibile e la Green Economy, occasione che altri paesi stanno già cogliendo. Per l’Educazione Ambientale è il momento di fare rete, alzare la voce e proporre progetti e forti campagne comuni.

*Ecologo per formazione, scrittore, giornalista e autore tv.

Autore di una lunga serie di libri di scienze per ragazzi.

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