Scelti per voi – Cinema

di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

Salvo

Italia, Francia, 2013

Produzione: Acaba produzioni, Cristaldi Pictures, MACT Productions, Cité Films, Arte France Cinéma

Distribuzione: Good Films

Non è un’esperienza leggera la visione di questo film che si sottrae con disinvoltura ad ogni tentativo netto di catalogazione. Non è un thriller, non un poliziesco, né un western, neppure una commedia o una drammatica storia di amore; è il risultato in movimento di un intreccio di più spunti cinematografici.

Certo, il posto di ambientazione è Palermo, questo non potrebbe mai rendere una storia spensierata o sbadatamente dimentica delle radici perché darebbe vita a una costruzione falsata o quanto meno imprecisa.

A Palermo la mafia ha la sua casa e anche il sole ce l’ha; allora accade che in un tempo di caldo penetrante, con il sole che sbatte su ogni superficie vivente e non, un killer dalla pelle umida di sudore e gli occhi dal fondo abissale insegue un uomo da punire, entra nella sua casa, non lo trova, allora aspetta, ma la casa non è vuota, dentro c’è una donna, cieca. In silenzio lui osserva lei, la macchina riprende ossessivamente il volto della donna che si contorce in smorfie di sospetto, tensione, di estenuante paura perché lei ha sentito la presenza, ha intuito, sa già cosa sta per capitare al fratello e a lei. La ripresa è in un luogo asfittico, in penombra, opaco; mentre fuori sbatte forte la luce solare, dentro quella casa il cupo buio fa venire caldo e ansia a chi guarda. Dopo un tempo davvero divenuto insostenibile finalmente torna a casa l’uomo atteso, viene eliminato dal killer che, però, pare aver modificato l’intensità del suo sguardo, ora meno crudo, con cui guarda la donna e le appoggia sugli occhi le mani sporche di sangue del fratello e così gli occhi di lei lentamente cominciano a vedere per la prima volta. Adesso ha inizio la strenua e dolorosa salita verso la liberazione di due che provano ad amarsi e a sfuggire al peso della violenza che li perseguita. Solo ora sappiamo che il killer si chiama Salvo, diminutivo di Salvatore, che la dice lunga sul suo ruolo nella prova di salvezza dagli orrori della mafia con cui si è sporcato l’anima.

A parte le numerosissime possibilità di lettura simbolica dei segni legati alla cecità di lei, al recupero della vista, alla magia della cura, alla forza dell’amore che possono avere pure un certo valore concettuale, ciò di cui parla il film è il corpo che viene sconquassato, deturpato, di quello che viene toccato, sollevato, tirato, abbracciato, accarezzato, sfiorato. Il procedere del film funziona quasi senza parole, usa il linguaggio visuale della sensorialità che stanca, avvolge, macera e strugge di emozioni anche il corpo di chi è spettatore/trice di una dimensione socialmente deprimente in un contesto geografico duro e secco mentre il sole fuori non dà tregua e dentro lascia spazio al buio della paura ma anche al coraggio di sfidare l’immobile. Lui e lei rompono la barriera, scappano e in qualche modo vincono. Questa volta non saprei dire se è un film da vedere; perché in molte zone lo ho sentito insopportabile, troppo addosso ai corpi, troppo seduto sulla sofferenza prima e poi sulla forza della magia amorosa dopo. Da vedere per apprezzare la soluzione stilistica originale applicata alla narrazione di un classico . Ma da vedere con cautela.

del Comitato Consultivo promosso da Save the Children per la sicurezza in rete

Spot Safer Internet Day 2013: il cyber bullismo

http://www.youtube.com/watch?v=4MkLljbS6v4

In questo video toccante e rapido come un’iniezione, invece di essere seduti ai banchi della classe, gli studenti e studentesse sono incastonati nel display del loro smartphone, allineati come tante caselle del famoso gioco da tavola “Indovina chi?”. Una di loro è presa di mira, partono i lanci di oggetti, le offese inviate tramite sms, gli insulti vocali. E mentre lei soffre, ad ogni gesto malevolo dello user di turno tutti/e gli altri/e cliccano il tasto “share” perché condividono, ci stanno, si mettono dalla parte del cattivo, anzi del bullo o della bulla di turno. Questo spot – lanciato in occasione del Safer Internet Day 2013 (SID) che ogni anno in febbraio dedica uno spot per rendere più sicuro e consapevole da parte delle nuove generazioni l’uso di Internet e dei suoi derivati – è appunto dedicato a scoraggiare gli effetti nefasti del cyber bullismo, ancora più subdolo, ancora più facile da agire per quei soggetti pieni di rabbia e bisognosi di fare gruppo ai danni di chi si allontana in modo più evidente dalla categoria della normalità. I cyber bulli sono ancora più vigliacchi/e perché si nascondono dietro un click, ma se il danno causato alla vittima va fuori controllo, di chi è la colpa? Se condividi sei responsabile anche tu; il tastino share non è meno colpevole dell’applauso fatto a chi tira sassi. Quindi attenzione, sii responsabile e, come termina il video: “connect with respect”. Intelligente e più eloquente di qualsiasi lezione teorica, questo video è perfetto per dare inizio ad un ragionamento sul tema del cyber bullismo con giovani utenti di Internet.