Scuola ed ecosostenibilità : oltre le belle parole

Scuola ed ecosostenibilità: oltre le belle parole

La separazione tra mente, corpo e ambiente dovrebbe essere solo un ricordo del passato. C’è esigenza di sinergia e di buone azioni nei confronti dell’ambiente. Ecco quindi la seria necessità di promuovere progetti didattici più aderenti alla realtà che si manifesta giorno dopo giorno come minacciata dalle problematiche ambientali.

Sonia Mastrosanti*

Scuola ed ecosostenibilità: oltre le belle parole

La separazione tra mente, corpo e ambiente dovrebbe essere solo un ricordo del passato. C’è esigenza di sinergia e di buone azioni nei confronti dell’ambiente. Ecco quindi la seria necessità di promuovere progetti didattici più aderenti alla realtà che si manifesta giorno dopo giorno come minacciata dalle problematiche ambientali.

Sonia Mastrosanti*

“Il gran torto degli educatori è il volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità, che la vita giovanile non differisca dalla matura, di voler sopprimere la differenza dei gusti e dei desideri; di volere che gli ammaestramenti, i comandi e la forza della necessità suppliscano all’esperienza.”

(Giacomo Leopardi, Zibaldone)

Educare, oggi si presenta essenzialmente come una nuova sfida in un panorama dove la tecnologia la fa da padrone e il contatto con la natura e l’uomo fa acqua da tutte le parti. In alcune realtà istituzionali si fa fatica a spogliarsi di quegli abiti che hanno odore di vecchio, si fa fatica a rivedere in chiave moderna e aggiornata un concetto, come quello dell’educazione che, nel mentre si è evoluto e necessita di essere adeguato e calato nelle diverse situazioni di micro e macrosistemi.

Il panorama italiano in questo è decisamente disomogeneo e offre le più diverse tipologie educative e formative di scuola. Ci sono scuole dove si insegnano pedissequamente i saperi e altre in cui le cose non si imparano, ma si vivono. Ci sono scuole dove si possono sbagliare le risposte, dove la “didattica dell’errore” è una ricchezza e una valorizzazione e ce ne sono altre dove si guarda solo a ciò che sei e non a quel che sarai. Ci sono quelle dove puoi fare domande e attraverso la “didattica del fare” trovare delle soluzioni o delle valide alternative. Scuole più forti di ogni riforma, di ogni taglio, di ogni mancato aggiornamento, di ogni risorsa minima mancante. Scuole puntellate, sorrette e ri-animate da docenti che hanno scelto di vivere la propria professione con impegno, serietà, coerenza d’intenti, passione e vocazione. Insomma scuole vive, con un’anima vibrante che dovrebbero essere da modello per tutte le altre che invece arrancano e persistono a rimanere in un sistema educativo vecchio e obsoleto. Tenendo conto che a scuola si trascorre gran parte della nostra infanzia prima e dell’adolescenza poi e che oltre a tabelline e a episodi storici, verbi e formule geometriche, impariamo a conoscere e a relazionarci con gli altri, dobbiamo poterla rendere un luogo dove fare comunità e con essa tutto quel che comporta. Le dinamiche che in essa si esplicano, rappresentano, in un microsistema, quel che siamo nel macrosistema. In essa impariamo a diventare cittadini di una macro comunità ecco perché è importante ed indispensabile viverla come fosse la nostra casa. Ciò comporta l’assumere comportamenti rispettosi e dignitosi riconoscendola non solo ed unicamente come spazio dove si impara a far di conto e a conoscere la nostra storia. Essa diventa uno spazio dove si crea storia, dove si vive l’oggi per il domani, dove ogni singola persona porta il suo prezioso contributo affinché si possano concretizzare ricette virtuose e un po’ di buon senso. Uno spazio dove il sapere tradizionale si fondi e interagisca con nuove e più attuali discipline. Uno spazio dove la cultura aiuti ad essere migliori nelle azioni, dove in un mare di parole e contenuti, si riconoscano delle idee concrete e dei fatti. Costruire, con l’aiuto dei saperi, un nuovo modo di stare e essere nella società anche attraverso progetti concreti e replicabili su tutto il territorio nazionale e nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Far si che vengano promosse iniziative che abbiano un senso e una seria prospettiva per il futuro. Far si che una disciplina come l’educazione ambientale si integri “naturalmente” al resto dei saperi tradizionali affinché si operi per un cambiamento degli stili di vita. Assumere metodologie di lavoro che si rifacciano di più alla ricerca e all’azione in modo da coinvolgere e responsabilizzare le coscienze e nel contempo far ri-conoscere l’importanza delle risorse a nostra disposizione e a valorizzarne le potenzialità. Sviluppare tramite i suoi saperi, un senso per il bene comune che ora rappresenta soltanto un concetto vuoto o per meglio dire, svuotato del suo significato più nobile. Si necessita, ora più che mai, di un intervento mirato e sinergico tra saperi tradizionale e quelli di nuova generazione. Occorre sapere il “dove” intervenire e il “come” intervenire prestando attenzione a tutte le dinamiche che si svolgono, a tratti, con velocità disumana. Sperimentare, verificare, domandare, avere esperienze concrete sul campo, coinvolgere, interagire, entusiasmare, rappresentano alcuni consigli utili per una scuola che alle volte resta lontana dalla reale contingenza dei fatti e dalle esigenze di cambiamento. Una scuola che, ancorata ai vecchi sistemi educativi,  rimane inevitabilmente scollata, fragile e davvero poco incisiva ai fini di una prospettiva futura che veda degli stili di vita più corretti e rispettosi. Ecco quindi che anche la didattica dei laboratori assume un’importanza fondamentale. L’unica strada realmente percorribile sarebbe quella di restare al mondo con equilibrio e sobrietà e con un senso di responsabilità che vada oltre le belle parole. Un atteggiamento comportamentale che sia il risultato di una sperimentazione sul campo. Ogni agenzia formativa dovrebbe proporre saperi e azioni ad essi connessi. La separazione tra mente, corpo e ambiente dovrebbe essere solo un ricordo del passato. A partire anche dalle istituzioni scolastiche c’è esigenza di sinergia e di buone azioni nei confronti dell’ambiente. Ecco quindi la seria necessità di promuovere progetti didattici più aderenti alla realtà che si manifesta giorno dopo giorno come minacciata dalle problematiche ambientali più generiche ma non per questo meno importanti. Occorre promuovere progetti culturali e non singoli e isolati momenti di formazione educativa mirata. I progetti isolati non lasciano traccia. Quel senso di incompletezza che caratterizza molto spesso alcuni progetti, si ripercuote poi inevitabilmente in atteggiamenti scorretti e poco pensati. Bisogna invece insistere affinché la scuola diventi “laboratorio di cultura”, sede di sperimentazione continua e costante, che i saperi diventino supporto e non zavorre e che l’interdisciplinarità sia effettiva e pratica e non solo sulla carta. Siamo tutti bravi a parlar bene e a riempire la bocca di paroloni a effetto, il problema nasce invece quando dalle parole tocca passare ai fatti. In questo passaggio troviamo le maggiori difficoltà e le  giustificazioni meno credibili. Le istituzioni tutte devono poter credere che si può attuare un cambiamento e da lì lavorare a stretto contatto senza perdere di vista obiettivi e intenzioni. Arrivare dritti al “cuore ecologico” di ognuno di noi ma specie dei bambini che rappresentano il collegamento privilegiato con le famiglie e, sono amplificatori sociali per tutte le iniziative in cui essi sono coinvolti attivamente. Insegnare a rapportarsi in modo sostenibile con gli ecosistemi, a gestire i propri comportamenti senza alterare gli equilibri naturali, a ridurre l’impatto ambientale. E’ questa in sintesi estrema la missione della cosiddetta enviromental education (W. P. Stapp). Una disciplina, cresciuta di pari passo con lo sviluppo economico e il lavoro dei movimenti ambientalisti, che ancora oggi ha molto da dire e da insegnare, specie in Italia dove i dibattiti sui temi ambientali e la diffusione delle tecnologie legate alle smart cities sono ormai all’ordine del giorno e dove i risultati educativi sono dai più variabili, a seconda delle regioni. Scenari diversi, virtuosi e non. Regioni impegnate seriamente e con coerenza come la Liguria, l’Emilia Romagna e la Lombardia, dovrebbero essere da traino e non isolate praterie felici. In queste regioni, ogni forza economica e politica, si muove in direzione dell’obiettivo che vede chiara l’idea che la società, camminando di pari passo con le innovazioni tecnologiche, deve adeguarsi velocemente ad esse senza però tralasciare aspetti che contemplino il rispetto per l’ambiente. In quest’ottica si necessita di nuovi modelli educativi, come ad esempio, l’istruzione superiore verde e maggiore attenzione per i temi ambientali da parte degli organi d’informazione. Occorre costruire un altro modo di stare nella scuola. Un modo attivo, dove iniziative e progetti siano pensati oggi per il domani, dove le sollecitazioni di un maestro o di una professoressa, ma anche di un assessore o di un sindaco particolarmente illuminati, non rimangano casi isolati e quindi legati allo stretto territorio in cui si svolge. Interessante e quanto mai utile sarebbe creare una rete che unisca realtà e progetti virtuosi. Di esperienze concrete, in alcune realtà italiane siamo pieni, ma il problema resta sempre la continuità progettuale e formativa. Anche in questo caso assistiamo alla divisione. Come ricordato, esistono regioni che investono anche sull’educazione ambientale la quale diventa parte integrante di un progetto educativo che possiede prospettiva e futuro. Altre realtà invece si limitano a far finta di essere sensibili all’ambiente e a tal proposito approvano progetti mirati che hanno una data di scadenza ben precisa. Il risultato è avvilente. Gli studenti restano come sospesi in un vuoto formativo che non sono in grado di colmare perché non gli si concedono possibilità e strumenti adeguati. Alcune istituzioni scolastiche sono piene di progetti fini a stessi e se si parla di educazione ambientale o di didattica dei laboratori e di sperimentazione si risponde sistematicamente alla stessa maniera: non ci sono soldi, non c’è tempo per i laboratori, non abbiamo gli spazi idonei, non abbiamo possibilità di acquistare il materiale didattico e così via. Ma basterebbe guardare al di là del proprio confine per trovare modelli virtuosi ed esperti del settore disponibili ad insegnare ad esempio a riciclare, ad avere mense ecosostenibili, a costruire un pannello solare, a coltivare prodotti della terra, a differenziare e a sperimentare con poco. Non serve investire poi tanto, o meglio sarebbe opportuno cominciare ad investire meglio e con maggiore responsabilità e coscienza. Obiettivo difficile questo se si pensa che alle volte, nel mondo della formazione, si lavora un po’ a senso unico. Aggiornamenti e corsi di formazione, solitamente toccano sempre i medesimi argomenti tradizionali che, ovviamente sono utili a capire e a conoscere nuove e più aderenti approcci al sapere ma che non contemplano l’idea di un aggancio con la realtà contingente. Gli studenti chiedono di sapere per “essere” e non per apparire capaci a far di conto e a scrivere perfettamente un testo. Serve sperimentare nuovi percorsi formativi che includano ogni singolo aspetto della vita quotidiana, dal problema ambientale a quello politico, da quello sociale a quello strettamente personale. La scuola deve poter diventare scuola di vita e formare coscienze e non solo persone in grado di saper ben parlare per confondere chi naviga in un mare di incertezze. Coniugare l’esperienza dello studente con la necessità di costruire un sapere esperto e disciplinare, significa anche considerare le materie di studio come strumenti e linguaggi di un processo di conoscenza e di spiegazione degli aspetti particolari indagati, come modelli di pensiero. La scuola può essere educativa soltanto se attiva, ovvero strettamente aderente al principio della motivazione e della vita. Occorre incrementare le occasioni per tramutare la scuola in “casa della cultura” ove le risorse offerte anche dai genitori e dal territorio, rivestono un ruolo orientatore e di stimolo per un apprendimento significativo ed identitario. Ecco quindi l’importanza di incentivare e sviluppare sempre di più una struttura anche per laboratori, con insegnanti specializzati. Una “struttura a laboratori senza un centro di programmazione e di controllo e senza insegnanti specializzati genera una confusione che fa rimpiangere l’orario e le classi dell’ordinamento tradizionale” (De Bartolomeis). Il punto di partenza deve sempre essere un “problema”.  Il motivo culturale di fondo è sempre la riflessione sull’esperienza concreta. I temi culturali devono perciò risultare facilmente sperimentabili per mezzo di adeguati sussidi, facilmente intuibili. Essi prefigurano così una concezione dell’apprendimento di tipo profondo, costruttivo e trasformativo. Ed è di questo che abbiamo necessità. Necessità di profondità, di cambiamento e di coscienza responsabile.

*Eco-insegnante, promuove corsi di educazione ambientale e laboratori creativi per bambini.

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