Bambini “connessi con le mani”: mutazioni irreversibili

La generazione di bambini che in Italia nasce con la diffusione di massa di Internet, nel periodo 1999-2000 (in ritardo rispetto agli altri paesi europei), denominata dei “nativi digitali”, rappresenta una “singolarità”, una mutazione antropologica.


I bambini di oggi sono diversi da noi e da noi quando eravamo bambini. Sono «antropologicamente diversi». Sono nati in «un mondo nuovo» nel quale è cambiato radicalmente il modo di comunicare  e trasmettere la propria voce, le proprie idee e sentimenti. Anche il modo di giocare e apprendere è mutato, così come quello di stringere e mantenere relazioni di amicizia[1].

La nostra è l’epoca della tecnologia: è un dato la cui validità non può che essere interamente accettata come certa e innegabile. Stiamo vivendo una grande rivoluzione culturale di cui internet è il principale movente e propulsore. L’avvento delle tecnologie digitali modificano sempre più rapidamente e profondamente il mondo nel quale viviamo, sia nell’ambito privato delle famiglie, che quello pubblico e sociale.

Il nostro è un “corpo ormai tecnologico” e con l’avanzare del tempo, i nostri pensieri, le nostre immagini e persino i nostri sentimenti sono essi stessi il prodotto e al contempo gli elementi di connessione, di una vastissima rete di tecnologie.

Alcune trasformazioni come la comunicazione digitale appaiono come davvero irreversibili e incontenibili. Essere allacciati alla grande rete dell’informazione globale è divenuta una esigenza vitale, al pari di esigenze più organiche e biologiche. In sua assenza si rischia di essere marginalizzati, ignorati.

Sarebbe assolutamente improprio e davvero fuori tempo continuare a mantenere un atteggiamento moraleggiante riguardo l’uso della tecnologia: ha poco senso rimpiangere un passato che non potrà più tornare!

E tuttavia questa complessa implicazione, impone la ricerca di una consapevolezza e di una capacità di osservazione all’altezza di fenomeni sempre più pervasivi e capillari che appartengono in modo inoppugnabile alla realtà che ci circonda.

É necessario superare le resistenze e le ideologie, per capire come agire in modo intelligente questo cambiamento e rinnovare l’approccio tradizionale alla didattica e all’apprendimento dei bambini all’interno di un contesto sociale e culturale di riferimento più contemporaneo.

Da un punto di vista epistemologico non possiamo sapere ancora cosa succederà in futuro, siamo ancora troppo vicini a questi fenomeni; sappiamo però che viviamo in un universo che è insieme reale e digitale, dove entrambe le dimensioni si intersecano di continuo.

E la dimensione digitale è molto reale e presente nella vita dei bambini e vale tanto quanto le altre dimensioni della loro realtà.

Diventa allora sempre più indispensabile a livello educativo “gettare ponti” tra cultura analogica e nuovi stili di apprendimento e comunicazione che le nuove generazioni stanno sviluppando.

La tecnologia è fondamentale nei luoghi del sapere e dell’apprendimento. Essa deve entrare nei contesti educativi perché la sua presenza è pervasiva fuori e sarebbe fatale ignorarla dentro, sempre che appunto poi questa separazione tra dentro e fuori, proprio per questo fatto, non finisca per saltare. Deve entrare come strumento attraverso cui dare forma a un sapere autentico, sapere creativo, frutto dell’interpretazione del reale, delle narrazioni, delle immagini che fanno il reale e devono essere ri-fatte, rivisitate, ricreate dentro il mondo educativo.

I nuovi bambini di oggi considerano le tecnologie digitali come elemento naturale del loro ambiente di vita e non, come facciamo noi, una novità entusiasmante o da temere. La semplicità con cui i bambini utilizzano e persino si procurano applicazioni di gioco sul tablet dei genitori è, infatti, un comportamento che stupisce gli adulti e le generazioni che hanno dovuto acquisire le abilità richieste per utilizzare le nuove tecnologie, come “immigranti” in un mondo sconosciuto.

I bambini sono invece completamente a loro agio nell’interagire con esse e nel manipolarle con assoluta naturale disinvoltura. Potremmo dire che le tecnologie digitali sono una parte integrante del loro “corpo” individuale e sociale.

La generazione di bambini che in Italia nasce con la diffusione di massa di Internet, nel periodo 1999-2000 (in ritardo rispetto agli altri paesi europei), denominata dei “nativi digitali”, secondo la definizione che Mark Prensky ha dato nel 2001, rappresenta una “singolarità”, una mutazione antropologica, appunto.

L’accostamento precocissimo agli schermi interattivi “aumenta” e “trasforma” il modo dei bambini di conoscere e di interagire con il mondo e non solo.

I bambini provano “un naturale innamoramento” per le tecnologie. Fin da molto piccoli si relazionano con la tecnologia attraverso il gioco e, a volte, per prove ed errori costruiscono da soli i propri giochi senza consultare nessun manuale e senza nemmeno saper leggere, personalizzando le tecnologie secondo le proprie esigenze; come fanno con le costruzioni…

È ormai nell’esperienza osservativa comune, professionale e familiare, di tutti, quella di vedere bambini che, a volte anche prima dei 2 anni, sanno “smanettare” su computer, tablet, smarthone, per trovare episodi dei cartoni animati preferiti, le foto di mamma e papà e perfino dei giochi. Gli basta toccare lo schermo, “strisciare il dito” e seguire le figure, ricordandosene le diverse posizioni.

E quando un bambino, con il suo dito (che è attaccato al suo corpo-mente-contesto) tocca l’immagine sullo schermo, lo strumento digitale gli risponde mostrandogli qualcosa di nuovo: egli impara che tutto ciò che vede e tocca sullo schermo sono dei link , cioè delle connessioni verso altre cose, magari di mamma e papà!

Il “clickare” sui link di una pagina web è un’attività molto semplice che non richiede abilità astratte e può essere compiuta quindi facilmente già da bambini molto piccoli.

“Digitale” anche in inglese, identifica la capacità di muovere le dita delle mani, indica la possibilità di “digitare” delle parole sullo schermo.

Le ricerche rivelano inoltre, quanto i bambini piccoli, con l’avvento delle nuove tecnologie quali smartphone e tablet, siano in grado di gestire molto meglio gli schermi touch rispetto ai computer con mouse.

Le ragioni sono semplici da capire: interagire direttamente con la mano sullo schermo è sicuramente più semplice che controllare un dispositivo che obbliga a coordinare i movimenti in maniera più complessa e ad alzare la testa verso lo schermo.

Le caratteristiche di immediatezza e di multisensorialità delle nuove tecnologie digitali, catturano l’attenzione dei bambini e ne producono “sorpresa” che genera e aumenta la curiosità. Tale potenzialità attrattiva sostiene e stimola la motivazione nei processi di apprendimento e conoscenza.

L’utilizzo da parte dei bambini di strumenti tecnologicamente avanzati risulta quindi fluido, intuitivo, precoce. Tablet e smartphone rientrano ormai nel numero di oggetti-stimolo a disposizione di ogni bambino che cresce nel nostro contesto culturale. Vanno allora intesi come interlocutori quotidiani tra bambino e conoscenza.

I nativi si appropriano dei “giocattoli digitali interattivi” in una prima fase, da 0 a 2 anni, nella forma dell’esplorazione attiva e spontanea: “che cos’è questo oggetto”, con attenzione alle varie immagini/icone, fisse o in movimento che appaiono sugli schermi. In un’età variabile tra i 2 anni e mezzo /3 in poi, cominciano a esplorare progressivamente i software e i loro funzionamento: “che cosa ci faccio” con questo strumento.

Sempre attraverso il gioco i bambini conoscono l’ambiente sociale e naturale che li circonda, sperimentano attraverso le metodiche del modeling degli adulti di riferimento (mamma e papà cominciano già dalla sala parto ad utilizzare nella relazione con il loro bambino “oggetti” tecnologici) e del problem solving, processi centrali per la loro esplorazione dei differenti campi di esperienza e conoscenza. Con la crescita, il gioco con questi dispositivi può diventare un elemento di motivazione per sviluppare anche l’apprendimento formale, attraverso le dinamiche del learning by doing e della pedagogia dell’errore.

I nativi digitali sviluppano una nuova forma di intelligenza, “l’intelligenza digitale” appunto. Lo stesso Gardner, teorico delle intelligenze multiple, ne prova scientificamente la sua evidenza.

Le neuroscienze contemporanee dimostrano inoltre che i neuroni mutano e si riconfigurano continuamente se sollecitati e stimolati. Il cervello è un organo plastico, capace di rimodellarsi.

L’uso di internet e degli altri strumenti digitali che teniamo in tasca o sulle nostre scrivanie sta modificando la configurazione neurale delle nostre menti. La nostra mente co-evolve con le nostre pratiche d’uso delle tecnologie.

Studiare allora, secondo nuove logiche e prospettive pedagogiche, come si evolve l’approccio alle tecnologie a partire dai primi anni di vita dei bambini, come sia possibile sviluppare e aumentare i contesti di apprendimento con l’ausilio delle tecnologie, diventa fondamentale. Le tecnologie  consentono l’accesso al sapere e alla conoscenza del mondo, rappresentano un’opportunità di crescita, di diritto ad una “cittadinanza digitale” attiva e consapevole.

Lo sforzo dovrebbe quindi essere quello di cambiare “paradigma”, cercando di includere il digitale nella quotidianità educativa e scolastica, combinandolo con gli altri linguaggi, dove le esperienze sono interconnesse e i linguaggi integrati.

Gli ambienti educativi offerti ai bambini dovrebbero essere capaci di sostenere e promuovere i nuovi stili di apprendimento e comunicazione con e attraverso le tecnologie digitali.

La convinzione è quella di dover conoscere e approfondire, mediante una approccio euristico, quali sono le nuove modalità e strategie educative e formative che devono sostenere questa “transizione” culturale nei contesti educativi e didattici, dal nido alla scuola, e di dover essere nella condizione di gestire attivamente questi cambiamenti, più che di subirli a-criticamente.

Gli adulti, infatti, tanto i genitori, quanto gli educatori e insegnanti, rimangono troppo spesso prigionieri di veri pregiudizi e false ideologie che non contribuiscono a identificare gli effettivi rischi e le reali criticità propri del mondo della rete e della tecnologia.

Invece la crescente esposizione di bambini e delle nuove generazioni all’interazione con la tecnologia richiede una maggiore competenza ed esperienza in campo educativo.

Dobbiamo pensare di poter offrire ai bambini ambienti digitali come occasione di esplorazione e conoscenza, inclusi e integrati nei linguaggi e nei contesti di vita quotidiana dell’apprendimento. Non si tratta di consentire ai bambini di vivere esperienze fine a se stesse (“giocare con il tablet”), in cui si considera la tecnologia, il fine, non si tratta nemmeno di sostituire il vecchio con il nuovo, ma di “aumentare” digitalmente i contesti di apprendimento, di favorire la costruzione di luoghi educativi che accolgono e rappresentino il mondo sociale e culturale attuale.

Se il nido e la scuola dell’infanzia vogliono configurarsi come luoghi realmente educativi e promotori della cultura dell’infanzia, non possono esimersi dal pensare e significare le tecnologie quale opportunità conoscitiva, in grande continuità con quello che avviene nel mondo familiare e reale.

Le tecnologie ci sono e i bambini le usano, nei loro immaginari e nelle loro aspettative esistono:  quindi, si devono utilizzare anche in educazione, perché possano acquisire una funzionalità più consapevole, all’interno di quadro progettuale più ampio e attuale.

Il senso ultimo è allora quello di pensare di divenire competenti nella progettazione di proposte ed esperienze educative articolate e complesse, che favoriscano l’incontro e il dialogo del mondo reale tradizionale del sapere e le nuove realtà virtuali e digitali di comunicazione e conoscenza.

Pedagogista Servizi Area Prima Infanzia Cooperativa Stripes Onlus.

Note:

[1] Paolo Ferri, I Nuovi Bambini, Bur, 2014

Bibliografia

Paolo Ferri, Nativi Digitali, Bruno Mondadori 2011.

Paolo Ferri , I Nuovi Bambini, Bur 2014.

Marc Prensky, Digital Natives, Digital Immigrants, in “On the Horizon”, NCB University Press, Vol.IX, n.5, 2001.

Gardner, K.Davis, Generazione App. La testa dei giovani e il nuovo mondo digtale, Feltrinelli 2014.

AA.VV a cura di S.Bonaccini, Bambini e Tecnologie tra media touch e contesti immersivi, Ed. Junior, 2015.

Paolo Mottana, L’educazione nel tempo della tèkne compiuta, in “Bambini” Anno XXIX n.8.

Fornasa, L. Morini, Il dito e il LinK, in “Bambini” Anno XXIX n.8.