Troppa tecnologia fa male?

Ipad, cellulari et similia non vanno demonizzati a prescindere ma semmai offerti in modo responsabile, accertandosi che i bambini ne facciano un utilizzo consapevole.


Partiamo da un dato di fatto: i nostri bambini sono nati e vivono in una società che è immersa nella tecnologia. Sono circondati da adulti e ragazzi che trascorrono gran parte delle loro giornate davanti agli schermi di computer, cellulari, tablet e console elettroniche. Sono a tutti gli effetti “nativi digitali”, che a noi adulti piaccia o meno.

Secondo quanto riportato da alcune recenti ricerche[1], a 8 anni il 72% dei bambini maneggia abitualmente gli smartphone e i tablet dei genitori e il 38% dei bambini sotto i due anni ha già utilizzato un dispositivo mobile per giocare o guardare video. Un poco alla volta aumenta, da parte delle mamme e dei papà, anche la propensione a far leggere contenuti digitali ai propri figli (una quota di 16,1% di bambini tra gli 1 e i 14 anni almeno una volta a settimana legge in digitale2).

La domanda che molti si pongono è: questa massiccia esposizione ai mezzi digitali può causare dei problemi nel processo di sviluppo di un bambino?

Allo stato attuale mancano studi scientifici di lunga durata che possano confermarlo. Le raccomandazioni provenienti dall’American Academy of Pediatrics (AAP), autorevole associazione pediatrica stimata a livello internazionale, sono però chiare: “non esporre i bambini al di sotto dei due anni agli schermi e non consentire ai più grandi un’esposizione più lunga di due ore”. Queste restrizioni sono riconducibili a preoccupazioni legate alla salvaguardia della salute. Un prolungato uso dei media digitali potrebbe provocare infatti:

  • ritardi nel linguaggio e disturbi nella concentrazione
  • rischio di sedentarietà
  • rischio di sovrappeso e obesità
  • assunzione di posizioni scorrette a lungo
  • tendenza all’isolamento sociale
  • esposizione prolungata a onde magnetiche
  • comportamenti aggressivi
  • forme di vera e propria dipendenza.

Le linee guida dell’AAP sembrano tuttavia scollate dalla realtà, astratte, e di impossibile applicazione. Esse risalgono al 2011 e sono precedenti al boom di smartphone e device mobili che invadono oggi le case di milioni di famiglie e sono divenuti oggetti d’uso quotidiano di bambini anche piccolissimi.

In tempi recenti[2] l’associazione pediatrica ha ammorbidito le sue posizioni, spostando l’allerta non tanto sul mezzo impiegato dai bambini, ma sul modo in cui esso viene impiegato. Ciò che conta e parrebbe fare la differenza, dunque, non è il dispositivo elettronico in sé, ma la qualità dell’esperienza vissuta dal giovane fruitore. Ipad, cellulari et similia non vanno demonizzati a prescindere ma semmai offerti in modo responsabile, accertandosi che i bambini ne facciano un utilizzo consapevole.

L’imperativo è “condividere”

I bambini piccoli imparano molto meno dagli schermi rispetto alle esperienze dirette e all’interazione con le persone. Per loro risulta difficile capire quanto l’informazione ricevuta dal mezzo sia connessa alla vita reale[3]. Una ricca, stimolante e quotidiana relazione tra genitore e bambino produce innumerevoli benefici nell’esperienza di crescita e deve essere senz’altro prevalente rispetto al rapporto solitario con la tecnologia. Per favorire un rapporto adeguato con i media digitali, dunque, è importante innanzitutto promuoverne un uso condiviso e non considerare tablet e affini delle babysitter. Il media è uno strumento che, inserito in una relazione forte e dialogica, può rappresentare una fonte di gioco, curiosità, scambio e crescita. I genitori dovrebbero dunque sedersi accanto ai figli e dedicarsi al Co-viewing, parlare, confrontarsi, divertirsi insieme sfruttando le caratteristiche specifiche del mezzo tecnologico: guardare insieme lo schermo, indicare i personaggi e le figure rappresentate, commentare i testi, scambiarsi impressioni, far notare dettagli insoliti, aiutare a comprenderne meglio il funzionamento e ad avere una maggiore dimestichezza con il device. Quando i genitori coinvolgono attivamente i loro bambini nell’uso del touchscreen, i bambini hanno molte più probabilità di trasferire l’apprendimento dal mezzo digitale agli oggetti reali[4].

Esperienze virtuali e reali

Per far sì che i bambini possano trarre il massimo giovamento dall’esperienza digitale, è importante proporre collegamenti tra esperienza virtuale e reale, e che le informazioni acquisite grazie a un’app o a un gioco interattivo vengano poi utilizzate, rielaborate e messe in pratica in concreto. Come? Se i bambini si divertono a “colorare” un’immagine sul tablet, semplicemente muovendo le dita sullo schermo, è bene anche sollecitarli a prendere fogli da disegno e colori veri; se con il tablet fingono di suonare uno strumento musicale o di sbattere oggetti d’uso quotidiano, è il caso di incoraggiarli a produrre suoni con pentole, mestoli, cucchiai e così via; se un’app li invoglia a pasticciare con il cibo, è il caso che mamma e papà aprano la credenza e facciano loro affondare le mani nella farina e nel burro. Sono innumerevoli le attività che possono essere trasferite dallo schermo alla realtà.

Contenuti di qualità

Quando si parla di app e contenuti digitali per l’infanzia, è inoltre fondamentale che l’adulto sappia riconoscere la loro qualità e appropriatezza. Nei negozi on line l’offerta di app per bambini è sterminata e le categorie tra cui scegliere sono svariate (LIBRI, ISTRUZIONE, GIOCHI, CREATIVITÀ, ESIGENZE SPECIALI).

Quando si cerca un’app da proporre ai bambini, in linea generale dovremmo evitare applicazioni con contenuti “non comprensibili” e che non siano adatte all’età e alla specifica fase di crescita dei fruitori, perché potrebbero scoraggiare e creare un senso di frustrazione e confusione nel bambino (nei meccanismi di gioco, nel tipo di comandi richiesti, nelle domande poste dall’app ecc.).

I parametri che rivelano la buona fattura di un’app sono numerosi: la cura delle illustrazioni e della grafica, la scelta di testi non sciatti e superficiali, ma studiati e coerenti alla narrazione. Anche le traduzioni, se si tratta di app multilingua, dovrebbero essere affidate a professionisti e non a traduttori automatici. Dal punto di vista tecnico, le app migliori sono quelle che prevedono una modalità di navigazione semplice, chiara, intuitiva, una struttura snella e tempi di caricamento delle scene veloci. Quando il target di riferimento è basso (fascia prescolare), l’applicazione dovrebbe includere aiuti e facilitazioni visive che permettano di individuare le animazioni, i comandi ecc. La presenza di interazioni e animazioni dovrebbe essere ponderata e collegata alla storia e al suo sviluppo. Viceversa, le app con animazioni inserite a caso e prive di legami con la narrazione, producono solamente distrazione e disturbo. Altro elemento da considerare è il suono: le voci, la musica di sottofondo, la traccia audio, gli effetti acustici dovrebbero essere realizzati in maniera professionale e aggiungere piacevolezza e autenticità all’esperienza.

Sicurezza in rete

Un’accortezza particolare va posta nei confronti della sicurezza dei bambini e dei potenziali pericoli a cui possono andare incontro mentre giocano o interagiscono con il device. Pericoli di tipo “consumistico”, se le applicazioni racchiudono al loro interno messaggi pubblicitari e continue sollecitazioni a compiere acquisti on line per accedere a contenuti extra, pericoli ancora più seri se sono presenti link a siti esterni e i dati sensibili del minore finiscono fuori controllo. Per scongiurare queste circostanze, è indispensabile prendere le dovute precauzioni applicando filtri e restrizioni all’uso dei dispositivi, disattivare la connessione wi-fi, impostare dei sistemi di parental control che consentano di circoscrivere l’esperienza virtuale in un ambiente tranquillo e protetto.

Impatto positivo sui bambini

Quando il contenuto digitale in cui si muovono i nostri bambini è sicuro, dotato

di originalità espositiva e progettato in modo serio e intelligente, l’impatto su di loro non può che essere positivo. Quasi tutte le app e gli ebook interattivi, per esempio, favoriscono l’esposizione alle lingue straniere e stimolano una conoscenza non superficiale dei linguaggi elettronici e multimediali. Alcune richiedono da parte dei fruitori attenzione, spirito di osservazione, un’interazione non banale, un approccio a nuove modalità di narrazione. Altre permettono di continuare il gioco al di fuori dello schermo: stampare, disegnare, incollare ecc. E poi c’è tutto il filone delle app didattiche, quelle che permettono, attraverso una parte ludica, di apprendere contenuti che prima venivano trasmessi solo alla maniera tradizionale, “raccontati” dalla maestra o dal professore. Gli store digitali sono pieni di applicazioni che suggeriscono metodi interessanti e coinvolgenti per esercitarsi con i numeri, con le operazioni, con le lettere dell’alfabeto, con la geometria. E altrettante sono le app di tipo divulgativo che parlano di cultura, storia, arte, scienza. Preziosi, infine, sono quegli strumenti digitali che rappresentano aiuti validi per il superamento di disturbi specifici dell’apprendimento.

Genitori informati

I genitori e gli educatori dovrebbero conoscere il digitale, non disinteressarsene, per poterne promuovere un impiego corretto. Verificare la bontà e l’adeguatezza dei contenuti proposti ai bambini non è però l’unico “compito” che spetta a noi adulti. Come in tutti gli altri ambiti che riguardano l’educazione dei bambini, è il buonsenso che dovrebbe guidarci. E far rispettare alcune semplici regole:

  • tempo davanti agli schermi limitato (regola valida non solo per i bambini!);
  • chiedere il permesso per usare tablet e affini;
  • non portare il tablet sempre con sé quando si è fuori casa;
  • incoraggiare quanto più possibile anche altre attività e dimensioni della vita (gioco, sport, relazioni con altri bambini, musica, contatto con la natura e l’arte ecc.);
  • condividere il più possibile l’uso dei dispositivi digitali con i propri figli.

Le nuove tecnologie diventeranno in questo modo una parte di un tutto e non rischieranno di sopraffare l’esperienza dei giovani.

Concludo con un veloce memorandum. Se vi rimangono ancora dei dubbi su quali app far conoscere ai bambini, tralasciate senza rimpianti quelle che: sono difficili da capire e da navigare; hanno un’estetica povera e grossolana; risultano rumorose, caotiche, confuse; contengono testi sbrigativi e banali; prevedono acquisti in-app, pubblicità o link a contenuti esterni; non sfruttano appieno le caratteristiche specifiche del device e dunque non aggiungono nulla all’esperienza del fruitore.

Giornalista, sociologa, fondatrice e responsabile editoriale di milkbook.it, sito dedicato ai temi dell’educazione alla lettura dei bambini sin dai primi mesi di vita e alla recensione di libri e app di qualità per bambini.

Note:

[1] Repubblica (Ottobre 2014) e Indagine Eurispes Telefono Azzurro 2012, dati diffusi nel documentoTecnologie digitali e bambini” curato da Giorgio Tamburlini e Valeria Balbinot del Centro per la Salute del Bambino – Onlus http://www.medicoebambino.com/lib/inserto_tecnologie_bambino.pdf 2 Dati emersi dalla ricerca #NatiDigitali 2014 promossa da Mamamò (www.mamamo.it), AIE (Associazione Italiana Editori) e FattoreMamma, in collaborazione con Filastrocche.it e AIB (Associazione Italiana Biblioteche). La ricerca completa su: http://www.slideshare.net/Natidigitali

[2] http://www.focus.it/tecnologia/digital-life/vita-digitale-la-dose-giusta-per-i-bambini

[3] Anderson & Pempek, 2005; Barr, 2010,2013

[4] Zack, 2010