Infanzia e tecnologie

Lettrici e lettori carissimi,

Con questo numero usciamo un po’ in ritardo, spero ce lo perdonerete! Abbiamo dovuto perfezionare in corso d’opera i contenuti e la disposizione delle rubriche che in seno al comitato di redazione abbiamo studiato e rinnovato con nuove e interessanti proposte. Accanto alle amate Scelti per voi libri, Musica, Cinema, Sillabario pedagogiko, trovano posto altre due nuove rubriche: Scelti per voi ragazz* e Un villaggio per educare.

Le tematiche legate alle Questioni di genere verranno, di volta in volta, affrontate dai collaboratori nella sezione Temi ed esperienze. Che ne dite? Volete farci conoscere il vostro pensiero? Scriveteci: pedagogika@pedagogia.it oppure maria.piacente@pedagogia.it

Ed eccoci ora a parlare di Infanzia e tecnologie, partiamo da una cinquantina di anni fa…

Il 26 giugno 1962 sul settimanale Trapani nuova veniva pubblicato un articolo con la seguente notizia: “Secondo tre esperti americani nel 2000 i telefoni faranno tutto loro. Leggeremo i giornali attraverso la rete telefonica e potremo anche servircene per le operazioni di banca”. Oggi sorridiamo davanti all’immagine di questa pagina di giornale che sta circolando su Internet: ormai la tecnologia digitale è entrata a far parte della quotidianità non solo degli adulti, ma anche di bambini/e e ragazzi/e, al punto che esistono software, app, cellulari e tablet progettati e prodotti appositamente per l’infanzia e la preadolescenza.

Vale la pena, allora, interrogarsi sul sempre più massiccio uso di questi strumenti da parte di bambini/e nella fascia di età che va dai 3 ai 10 anni, periodo che copre l’arco dell’esperienza scolastica primaria e alcune importanti fasi dello sviluppo durante le quali si definiscono architetture celebrali e relative competenze e abitudini.

Le tecnologie digitali sono fonti fondamentali di informazione, facilitano la comunicazione e possono contribuire a sviluppare le reti sociali, ma che ruolo hanno nello sviluppo cognitivo e comportamentale dei più piccoli? Quanto e come vengono utilizzate in famiglia e a scuola?

Le scuole italiane, sempre più digitalizzate e sollecitate a farsi promotrici di un’alfabetizzazione informatica, sono in grado di integrare l’utilizzo delle nuove tecnologie in una progettualità didattica e pedagogica e di renderle un efficace strumento di apprendimento e socializzazione? Come utilizzare tablet e app nella scuola di infanzia e nella scuola primaria? Possono, i device e le app costituire un “valore aggiunto”? Computer, smartphone e tablet se non usati in modo corretto possono provocare danni alla salute psico-fisica e interferire con l’apprendimento e la vita relazionale. Quali sono allora, anche a livello medico, le ricadute che l’utilizzo di questi strumenti e software hanno sulla salute dei più piccoli?

Immagini di bambini e bambine che, fin dai primissimi anni di vita, si dilettano nel “maneggiare” smartphone, tablet e schermi sempre più interattivi fanno pensare che ci sia da chiedersi se esista o meno un’età giusta e un modo più appropriato per introdurre questi strumenti ed accompagnare al loro utilizzo. Come ogni cosa anche la tecnologia ha i suoi lati negativi e i suoi lati positivi. Può minare le relazioni tra pari e con i famigliari se fa da contenimento all’esuberanza e socievolezza dei bambini che, imbambolati davanti a giochi o applicazioni, non disturbano i genitori o non si preoccupano di giocare e relazionarsi positivamente con i coetanei. Ma può anche essere una risorsa perchè stimola la curiosità e dà la possibilità di accedere al sapere autonomamente. Pensiamo poi a quanto la tecnologia sia benefica se impiegata per aiutare bambini e bambine disabili a sviluppare le proprie potenzialità e a creare relazioni con gli altri.

Ci sono giochi e applicazioni che stimolano lo sviluppo dell’intelligenza, della creatività e dei riflessi e consentono a bambini e bambine di imparare e di avvicinarsi a esperienze nuove. Esiste un pensiero,un progetto educativo e didattico alla base di questi prodotti? Con l’utilizzo dei device tecnologici si acquisiscono nuove competenze e se ne perdono altre; ma è dopotutto un male o è solo frutto dell’“evoluzione”?

Sicuramente è fondamentale continuare a suscitare l’interesse e l’entusiasmo dei bambini per altre attività e dimensioni della vita, quali sfogliare un libro, suonare uno strumento, scoprire la natura e l’arte, giocare in gruppo, fare attività fisica…

Ciò che è ben visibile a genitori, educatori ed insegnanti è come negli ultimi anni l’impiego delle nuove tecnologie abbia portato a dei mutamenti sociali ed antropologici che hanno coinvolto anche i codici comunicativi legati all’infanzia. Basti ad esempio citare il caso del grande successo di Inside out per rendersi conto di quanto profondamente i film per le famiglie e i film di animazione siano cambiati sia nella forma sia nei contenuti rispetto ad una decina di anni fa.

La cultura per l’infanzia e i suoi strumenti di diffusione si stanno trasformando e con essi bambini e bambine: a noi adulti il compito di stare al passo coi tempi, non giudicando negativamente ciò che rappresenta una novità, ma trovando la via migliore per sperimentare insieme ai più piccoli gli strumenti che lo sviluppo tecnologico via via ci fornirà.

Attenzione però, tutti questi strumenti vanno, come sempre, utilizzati con buon senso e con misura. È di qualche giorno fa la notizia apparsa su Huffington Post che avverte: gli appassionati dei social potrebbero andare incontro ad un effetto collaterale poco incoraggiante, e cioè un appiattimento morale e cognitivo che non lascia scampo, studi scientifici dimostrano come rimanere sui social per molte ore al giorno diminuisce il pensiero riflessivo e rende meno importanti gli obiettivi morali degli utenti. Allora, buona lettura!