Jules Verne sapeva già tutto

Abbiamo dovuto inventare le lampadine, i motori, il computer e il tiramisù e ci abbiamo messo un po’, però alla fine ce l’abbiamo fatta, esattamente come aveva raccontato il nostro fantascientifico romanziere.

Nel lontano 1865[1], il romanziere francese Jules Verne se ne uscì con la fantasiosa novella scritta in arzigogolato corsivo in cui tre uomini, i signori Barbicane, Ardan e Nicholl, partirono per un viaggio che prese le mosse da un paese lontano: la Florida. Perché mai Verne scelse proprio la Florida e non l’Oltrepò Pavese, non si sa, perché allora gli Stati Uniti erano la periferia del mondo, non certo il centro come accade oggi. Il centro del mondo, centocinquanta anni fa, era invece l’Europa e la Florida era un luogo esotico e lontano e forse proprio per questo fu scelta. Di sicuro era più facile da pronunciare rispetto a Massachussetts.

I tre uomini salirono a bordo di un aggeggio metallico a forma di enorme supposta, che lui chiamò proiettile ma, a guardare le illustrazioni dell’epoca, proprio di una supposta si trattava. Tanto grande era la supposta, che gli uomini potevano comodamente entrarci, al contrario delle supposte moderne, che sono loro a entrare dentro gli uomini…

La suppostona fu inserita all’interno di un gigantesco cannone e sparata con il fulmicotone, alta nel cielo oltre le nuvole, fuori dall’atmosfera.

I tre fecero un paio di giri intorno alla Terra, poi presero la mira e andarono dritti dritti verso la Luna. Due giorni e mezzo di viaggio, svolazzando leggeri e senza peso, finché finalmente allunarono. Fecero una passeggiatina, quindi risalirono a bordo della supposta spaziale e se ne tornarono verso la Terra madre. Altri due giorni e mezzo di viaggio, prima di tuffarsi tra le onde dell’Oceano Pacifico, dove li andarono a prendere con le barchette.

Ecco, come fantasia, Verne non lo batteva nessuno. Bisogna pensare che in quel tempo non esistevano le lampadine e la sera si accendevano le candele; per strada niente automobili, ma cavalli e carrozze, niente cinema o tivù e, soprattutto, niente tiramisù, che fu inventato da un pasticcere un secolo più tardi. Non esisteva nemmeno la pizza Margherita! Era un mondo molto diverso dal nostro e il solo pensiero di un viaggio sulla Luna a bordo di una supposta volante aveva le caratteristiche dell’inimmaginabile.

Nel 1969, anno sempre lontano, ma un bel po’ più vicino, tre uomini, gli astronauti Armstrong, Aldrin e Collins, partirono per un viaggio da un paese lontano: la Florida. Non il Massachussetts e nemmeno l’Oltrepò. Si imbarcarono a bordo di una nave spaziale non proprio suppostosa, ma comunque a punta: l’Apollo 11, che fu posto in cima al missile Saturno V, il più grande mai costruito, con i suoi centodieci metri, pari a un palazzo di quaranta piani. Non ne fanno più, di supposte così grandi.

Il missile fu lanciato in cielo oltre le nuvole, ben al di fuori dell’atmosfera. I tre fecero un paio di giri intorno alla Terra, quindi presero bene la mira e andarono dritti dritti verso la Luna. Due giorni e mezzo di viaggio, svolazzando leggeri e senza peso, finché finalmente arrivarono. Fecero una passeggiatina e qualche fotografia, quindi risalirono a bordo dell’Apollo e se ne tornarono verso la Terra madre. Altri due giorni e mezzo di viaggio, prima di tuffarsi tra le onde dell’Oceano Pacifico, dove li andarono a prendere con…

Le barchette – dirai tu – invece no: gli elicotteri. Che poi li posarono su una nave, va detto, però Verne aveva sbagliato.

La domanda sorge spontanea: come faceva Jules Verne a sapere tutto, 104 anni prima dell’uomo sulla Luna?

Beh, non lo sapeva, ma pensando con scrupolo a ogni cosa azzeccò praticamente tutto. Giusto la scelta della Florida è probabilmente un caso, ma il resto no. Ed è bello pensare che qualche scienziato abbia letto il romanzo di Verne e abbia pensato: “Quasi quasi ci provo!”.

Abbiamo dovuto inventare le lampadine, i motori, il computer e il tiramisù e ci abbiamo messo un po’, però alla fine ce l’abbiamo fatta, esattamente come aveva raccontato il nostro fantascientifico romanziere, nel suo studiolo, a lume di candela.

Autore poliedrico di produzioni letterarie, scritte e illustrate, cui affianca attività teatraleggianti, didattiche e di organizzazione di eventi culturali.

Note:

  1.  © Andrea Valente/Caminito S.a.s. tratto dal libro Così extra così terrestre, Editoriale Scienza, 2013