Contro la “Teoria del gender”

L’espressione apparentemente democratica “gender plurale” è insidiosa non perché accusato si perversione, ma perché inchioda la sessualità umana ad un’unità indifferenziata che comprime varianti specifiche proprie della natura di tutto il regno animale, ma soprattutto della cultura umana.


La condizione e la storia delle donne stanno rischiando molto. Se, infatti, l’incredibile attacco all’“ideologia del gender” – che la Chiesa cattolica ritiene ponga “la scure alla radice stessa dell’umano per edificare un transumano” e che lo stesso Papa Francesco definisce “un errore della mente umana” – troverà qualche spazio per diffondersi il patrimonio di teorie (e pratiche) sulla differenza “di genere” e sui diritti specifici delle donne rischia il naufragio. Infatti il connotato unico e indifferenziato dell’umano, fin qui legato per tutti i mammiferi all’esistenza di due organi sessuali fondamentali, che sono la vagina e il pene (e non la loro vocazione), è contrario al senso dei diritti e della storia, che superano l’oggettività biologica per rappresentare i valori compresi non in quel corpo con cui si esce dal grembo materno, ma nel divenire di una corporeità, che riconosce in sé anche una cultura e una spiritualità, a mano a mano che comprende il bisogno relazionale.

Il femminismo ha argomentato il principio della differenza ad integrazione del concetto di uguaglianza e certamente ha fatto da traino al riconoscimento di tutte le differenze, a partire dal lesbismo interno al proprio genere. L’espressione apparentemente democratica “gender plurale” è insidiosa non perché accusato si perversione, ma perché inchioda la sessualità umana ad un’unità indifferenziata che comprime varianti specifiche proprie della natura di tutto il regno animale, ma soprattutto della cultura umana.

É demenziale che la Regione Veneto, la Regione Lombardia e la Regione Liguria abbiano votato delibere contro la pedagogia distorta diffusa dalla “teoria del gender”, implicitamente seguaci della decisione del sindaco di Venezia di censurare alcuni libri per la prima infanzia in cui piccoli pinguini hanno per famiglia due babbi. Se avessimo un po’ di coerenza dovremmo chiedere che, quando un genitore muore, gli orfani vengano mandati all’adozione perché manca uno dei due sessi a formare una vera famiglia, oppure che i vedovi siano obbligati a risposarsi e non a chiamare in aiuto una sorella o un fratello che darebbero luogo ad una coppia fraterna, ma omosessuata. Comunque, a parte i paradossi, il danno è tutto delle delle donne: nelle Regioni citate non si sa quanto possano essere portate nei consigli comunali proposte a sostegno dei diritti delle donne o avanzate richieste di sponsorizzazione pubblica di iniziative giudicate “femministe” (il “femminismo” era una delle accuse contro le suore americane segnalate da Benedetto XVI).

Forse è ancora più demenziale che la responsabilità della “teoria del gender” sia fatta risalire ad una sorta di massoneria internazionale che trova responsabili in primo luogo l’Onu, l’Organizzazione mondiale della Sanità, le agenzie internazionali, l’Unione europea e gli enti della cultura mondiale e perfino la Conferenza di Pechino del 1995. Queste insospettabili autorità possono aver dato fastidio al Vaticano perché sostengono i diritti delle persone, anche LGBT, e i diritti riproduttivi delle donne.

Il pensiero delle donne ha valorizzato così tanto gli aspetti della soggettività umana da estendere anche al soggetto maschile la pratica autocritica del “partire da sé”, affinché anche la società dei maschi riesca ad analizzare la dominanza del proprio modello che ha plasmato il mondo dei diritti sulla base di un “neutro” autoreferenziale e di un “personalismo” indifferente più che indifferenziato. La filosofia del femminismo fa riferimento, invece, alla qualità della relazione umana che si stabilisce nei rapporti di coppia, ma può diventare la chiave interpretativa di un sistema civile nonviolento.

La cultura che le donne hanno espresso nei secoli dell’irrilevanza “di genere” non deve assolutamente essere rimossa o intaccata, bensì potenziata e diffusa: ovunque, infatti, opera per migliorare il mondo. Soprattutto in questa fase di transizione storica una falsa idea sulla modernità può omologare ancor più le donne senza accoglierne il diverso magistero: sarebbe bene evitare intanto il rischio di un’integrazione nell’ideologia totalizzante della “teoria del gender” che riconduce all’egemonia del “soggetto unico”. Il quale sembra non potersi staccare dalla violenza neppure nella relazione che il talebano chiama amore o natura ed è barbarie.

Politologa, giornalista, ex-parlamentare e femminista.