Come aiutare lo sviluppo della competenza emotiva

Gli adulti possono aiutare bambini e ragazzi ad acquisire una buona competenza emotiva, ad avere una migliore consapevolezza di sé, di ciò che provano e desiderano e ad essere un domani adulti più equilibrati. Ciò consente loro di vivere più sereni con se stessi.


Le emozioni sono la base fondamentale sia dell’esistenza della persona che delle relazioni. Se solo pensiamo che quando un bambino nasce l’unico canale che ha per comunicare con la propria mamma per sopravvivere è il pianto, successivamente il sorriso e poi tutta una serie di espressioni emotive tra madre e figlio che ne permettono l’instaurarsi delle relazioni primarie del piccolo, allora possiamo comprendere come la competenza emotiva sia fondamentale per ogni individuo ad ogni età. Possiamo anche pensare a quanto noi adulti ci facciamo invadere dall’ansia quando non ci sentiamo in grado di gestire le situazioni che ci si presentano davanti nel nostro cammino, o quanto siamo in difficoltà a gestire le relazioni quando non sappiamo come esprimere quello che proviamo o non capiamo cosa prova la persona a cui vogliamo bene. Possiamo anche pensare a come ci sentiamo in difficoltà quando da adulti non riusciamo a gestire le nostre reazioni di fronte a un bambino che urla o reagisce con aggressività o piange e non riusciamo a capire che cosa gli stia accadendo… Capiamo quindi come le emozioni siano una componente che pervade tutta l’esistenza di ogni persona.

Proprio nelle fasi prescolari e scolari il bambino inizia ad affacciarsi alla sfera emotiva  e dovrebbe iniziare ad acquisire le competenze necessarie per riuscire a comprendere, esprimere e gestire i propri vissuti emotivi e quelli altrui. Spesso in queste fasi precoci di vita del bambino il piccolo non è in grado di comprendere da solo cosa gli stia accadendo quando viene invaso da vissuti emotivi intensi che non ha ancora la capacità di esprimere verbalmente e gestire in modo efficace. Quello che sente il bambino è una forte invasione interna che se non ben gestita può dare adito o ad agiti aggressivi e violenti, se esternalizzata, o a una chiusura e addirittura somatizzazioni di varia natura, se internalizzata. Come si può ben capire quindi questi due modi disfunzionali di gestire le emozioni sono non solo fonte di malessere per il bambino, ma lo mettono anche in difficoltà a livello relazionale sia con gli adulti che con i coetanei.

Come si può quindi aiutare i bambini nell’arduo compito di acquisire una buona competenza emotiva? Innanzitutto bisogna sottolineare il ruolo fondamentale degli adulti di riferimento per il bambino, infatti, in primo luogo i genitori e poi via via che cresce anche altre figure adulte importanti per il bambino possono aiutare il piccolo alla scoperta del mondo delle emozioni in diversi modi: già dalla nascita i genitori svolgono il ruolo di modelli per i proprio figli, un adulto capace di esprimere adeguatamente tutte le proprie emozioni aiuta il bambino a conoscerle e a non averne paura, un adulto che invece tende a reprimere una vasta gamma di emozioni, come quelle negative (tristezza, rabbia, paura…) limita anche il piccolo nella scoperta di tali emozioni e finirà per inviare lui un messaggio implicito rispetto al fatto che tali emozioni non siano ben accettate nella sfera familiare. Inoltre l’adulto svolge un ruolo educativo per il bambino e può aiutarlo a comprendere quali siano le modalità più adeguate per esprimere quello che prova anche attraverso le sue reazioni all’espressione emotiva del bambino. Se un adulto reagisce negativamente ad espressioni emotive specifiche, come ad esempio la rabbia, tenderà a reprimere nel bambino quella espressione emotiva perchè vissuta come inaccettabile, il che può causare difficoltà nell’espressione e gestione di quella specifica emozione. Risulterebbe in tal caso più utile aiutare il bambino a capire perché si è comportato così, cosa ha scatenato quella reazione, come si è sentito e a farlo riflettere sulle conseguenze delle sue azioni aiutandolo a trovare una modalità espressiva più adeguata di tale emozione. Un altro modo che l’adulto ha per favorire uno sviluppo adeguato della competenza emotiva è quello di aiutare il bambino sempre di più nella comprensione, espressione e gestione delle emozioni attraverso un canale di comunicazione aperto al discutere delle emozioni stesse: da una parte è l’adulto che per primo deve poter parlare e spiegare al bambino le proprie emozioni, anche quelle intense, come per esempio quando è arrabbiato o triste per qualcosa, dall’altra deve cercare di aiutare il piccolo ad esprimere quello che prova e sente dentro di lui, facilitandolo nel dare un senso a quello che gli sta accadendo. Non sempre questo compito risulta facile per il bambino perché, soprattutto nelle prime fasi di vita, il canale verbale per lui non è quello privilegiato per esprimere ciò che prova, mettere in parole sensazioni ed emozioni risulta pertanto un compito molto arduo, per questo motivo si può facilitare questo compito attraverso l’uso di canali più adatti che permettano al bimbo di esprimersi con più facilità. I canali più adatti sono sicuramente quelli che prevedono un linguaggio di tipo simbolico che ben si confà alla modalità espressiva del bambino. Tali canali possono essere il disegno, il gioco e anche l’uso di fiabe.

Il disegno è molto importante come mezzo di comunicazione del piccolo perché mettere su un foglio ciò che prova gli permette di distanziarsi da tali vissuti e con l’aiuto dell’adulto può poi diventare un buono spunto per raccontarsi e aprire una comunicazione su ciò che rappresenta e quindi prova. Il gioco ha anch’esso una forte valenza simbolica e il “fare come se” tipico dell’attività ludica permette al piccolo di poter rappresentare anche i suoi peggiori drammi interiori attraverso una modalità protetta.

La fiaba secondo Freud[1], come il sogno, può essere considerata la via regia per l’inconscio, infatti la fiaba permette al bambino di identificarsi con un personaggio della storia, generalmente quello che trova più vicino a lui come caratteristiche e esperienze che sta vivendo, e attraverso questa identificazione gli permette di rivivere la sua problematica all’interno del luogo protetto della fiaba stessa. Quindi il bambino si rende conto che non è l’unico a vivere quella esperienza e già con questa consapevolezza viene sollevato da un enorme peso, inoltre la fiaba ha sempre un lieto fine e questo gli fornisce la speranza di credere che anche l’esperienza difficile che sta vivendo avrà un lieto fine. Il bambino usa la fiaba come un canale per poter risolvere i suoi drammi interni e lo fa in modo protetto perché è al di fuori della realtà. Secondo Bettelheim “La fiaba inizia nel punto in cui il bambino si trova in quel particolare periodo della sua vita e in cui, senza l’aiuto della storia, rimarrebbe bloccato[2]. Secondo l’autore, il bambino trae significati diversi dalla stessa storia in base ai desideri ed ai conflitti che vive in diverse fasi della sua vita. La fiaba, infatti, agisce su bisogni inconsci e consci del bambino, permettendogli di appagarli in modalità protetta perché vissuti al di fuori della vita reale. Spesso infatti si può notare che i bambini tendono a volere che per un certo periodo i genitori gli leggano sempre la stessa fiaba e questo accade perché in quel momento il piccolo sente in quella specifica storia un aiuto per risolvere le sue difficoltà interne, per poter elaborare e superare ciò che gli sta accadendo.

Come adulti bisogna tener presente che siamo molto importanti per aiutare bambini e ragazzi ad acquisire una buona competenza emotiva e questo consente loro di vivere più sereni con se stessi, di avere una migliore consapevolezza di sé, di ciò che provano e desiderano, e di essere un domani adulti più equilibrati, ma anche di acquisire una buona competenza relazionale, infatti il comprendere, esprimere e gestire le proprie emozioni è la base per poter creare relazioni più soddisfacenti perché permette anche di riuscire a comprendere meglio gli altri e di sviluppare una buona empatia.

Psicologa specializzata in psicologia dello sviluppo e della comunicazione,

psicoterapeuta e terapeuta EMDR.

Note:

[1]  Freud, S. (1901), L’interpretazione dei sogni.

[2] Bettelheim, B., Il mondo incantato, Feltrinelli, Milano, 2005, pp. 59