Emozioni in educazione

La cultura emozionale di una società non è innata, è un processo fondamentale per la crescita delle persone come attori sociali emozionalmente competenti, cioè preparati a sostenere ruoli anche emotivamente adeguati alle situazioni.

Questo concetto, ben espresso dal sociologo Paolo Iagulli, studioso, in particolare, di sociologia delle emozioni, dovrebbe condurci nel cuore dell’argomento sul quale vogliamo/dobbiamo riflettere  come insegnanti, genitori, educatori e pedagogisti.

Cercando nelle nostre esperienze, lasciando riemergere i vissuti e i sentimenti che ci hanno accompagnato lungo la nostra vita, di sicuro la memoria ci restituisce momenti di estremo disagio che oggi, forse, la resilienza di ciascuno di noi riesce a stemperare. Quella volta che la vergogna ci ha fatto affondare nel più profondo dei mari, quella volta che il cuore del compagno ci ha guidato nel tunnel buio della paura, quella volta che noi non volevamo partecipare a quell’insulto… ma non siamo stati capaci di sottrarci…

Allora è necessario farci i conti e rendersi conto di come la qualità dell’esistenza di ogni individuo sia influenzata dal modo in cui apprende ad affrontare e a gestire le proprie emozioni, o comunque tutto quello che esse mettono in movimento…
E ancora oggi, dopo poche o tante primavere vissute, le nostre emozioni, perlopiù inaspettatamente, si prendono la loro rivincita e, seppure meno minacciose, la sanno davvero lunga.

Tu chiamale, se vuoi, emozioni… ve la ricordate la canzone di Battisti?! Quel rimescolio dei vissuti e dei sentimenti legati ai primi amori.

La gestione delle emozioni è una tema trasversale a tutte le fasce d’età; dall’infanzia al mondo adulto, riconoscerle e saperle gestire significa stare meglio nel mondo, con sé stessi, con la propria famiglia e con gli altri.

Nel mondo di oggi, multimediale e iper-connesso, la gioia, la tristezza, la rabbia, la sorpresa, il dolore, la frustrazione… passano anche attraverso gli strumenti tecnologici e i vari social.

É molto importante dunque per genitori, insegnanti, educatori diventare “guide ed allenatori” per accompagnare bambine e bambini, ragazze e ragazzi, nell’esplorazione di quell’“indicibile” rappresentato dalle emozioni, dai sentimenti, dall’affettività, dalla rabbia e dalla paura e comprenderne le valenze educative.

Si chiede agli insegnati (certo anche ai genitori!) un’attenzione particolare e una pratica pedagogica che, dall’asilo nido, passando per la scuola materna, elementare, media e superiore si soffermi il tempo che occorre perchè quell’azione maieutica che è la chiave di ogni azione educativa faccia il suo lavoro.

A scuola i percorsi sul linguaggio delle emozioni e dell’affettività, sono soprattutto episodi sporadici, a volte modaioli, e spesso, i materiali che emergono dai laboratori di educazione all’affettività/sessualità, non vengono approfonditi per mancanza di fondi, mancanza di tempo e per la necessità di finire il programma! Capita così che le “emoticon” risultino essere il mezzo privilegiato per veicolare gli stati d’animo dei ragazzi, delle ragazze, rischiando però di crescere uomini e donne “emotivamente analfabeti”.

In particolare in questo contesto storico di grande crisi economica e sociale popolato da guerre e attentati terroristici il tema della gestione delle emozioni legate alla paura, alla rabbia e all’ansia è  molto forte in particolare per gli adulti che sono il punto di riferimento principale per i ragazzi e che sono chiamati a discernere, proprio per i toni alti dei media che dispensano le proprie politiche.

Per essere buoni studenti e futuri cittadini responsabili, le abilità emotive e sociali, sono fondamentali. Tanti bambini, tante storie, tante possibilità di viverle; la conoscenza e la comprensione del proprio spazio interiore permettono, infatti, di valorizzare tutti i vissuti e tutte le diversità educando esseri completi e liberi di potersi esprimere pienamente.
Bisognerebbe aiutare i ragazzi ad imparare a indagare le emozioni, riconoscerle, nominarle, comunicarle, e dunque a saperle riconoscere negli altri. L’intelligenza emotiva è strettamente legata all’uso delle emozioni e, secondo  Goleman, che ha dedicato molto a questo argomento, utilizzare l’intelligenza emotiva e le emozioni con consapevolezza e capacità, significa comprenderle, padroneggiarle e quindi affrontare meglio la propria vita e la relazione con gli altri. Apprendimento ed emozioni; è ormai chiara – l’abbiamo provata tutti – la forte correlazione che esiste tra l’uno e l’altra: la scuola tutta, dovrebbe prender atto che è uno dei territori privilegiati per lo sviluppo dell’apprendimento e delle competenze dei ragazzi e che il sapere viene favorito dai contesti educativi in cui si respira un coinvolgimento emotivo ricco che coinvolge anche il rapporto tra chi insegna e chi impara. Un leit motiv potrebbe essere: quali possono essere le buone pratiche che possono aiutare a conoscere e gestire le proprie emozioni e quelle dell’“altro”?

L’attenzione alla dimensione emotiva è una sfida; è una sfida che l’educazione del nuovo millennio deve affrontare… Emozionando(si) educa…

La nostra recherche è: restare umani.