Di cervelli fertili ne abbiamo?

Ho[1] (diciamo) trent’anni e sono rimasta incinta quattro anni fa, sentendomene almeno dieci di meno di anni. Che poi è un po’ il problema di tutti quelli che hanno la mia età.

A 30 anni, se tutto va bene, hai da poco finito l’Università e sei al tuo terzo stage, il primo con un rimborso spese che, tra l’altro, fa ridere e se hai un contratto alla seconda riga troverai scritto a chiare lettere che, per il momento, una famiglia te la puoi sognare, e in effetti il sogno è mantenerla la famiglia con quel contratto.

A 30 anni vivi in affitto, e la relazione più stabile che hai è con il bicchiere di spritzdurante l’aperitivo e comunque sei lontano anni luce da quell’equilibrio e quella stabilità che un figlio richiede. A 30 anni sei semplicemente precario.

Io vivevo sola, lavoro precario e relazione un po’ meno precaria (ma non troppo). Sono rimasta incinta e mi sono sentita persa, mille dubbi, mille paure con uno spirito di maternità praticamente non pervenuto. Insomma non ero pronta ,né sapevo come muovermi.

Trent’anni è quell’età in cui tu ad una famiglia non ci pensi. E già lo sento il coro laggiù: “Mia nonna alla tua età ne aveva sei di figli”. Sì, ok, ma tua nonna la mia età ce l’aveva cinquant’anni fa.

Oggi è così. I trent’anni sono quelli del precariato, si sa, inizia pure ad andarci quasi bene ‘sto precariato, ci fa compagnia, ci tiene al riparo dalla noia. È il momento dell’egoismo, del voglio investire su di me perché, per la miseria, ho studiato e sudato e ora io i miei sogni li voglio acciuffare come dico io. E come si conciliano i tuoi sogni di trentenne con i pannolini e i biberon in un paese bislacco e controverso come l’Italia che ci dice che i figli dobbiamo farli da giovani ma che poi alle mamme non assicura nessun futuro?

Ve lo dico così, a bruciapelo, non si conciliano affatto. A meno che tu non inizi a giocare a tetris con la tua vita,i tuoi interessi, quel che è rimasto del tuo lavoro e le tue amiche che sì,le tue amiche a trent’anni (ma anche a 40, 50, 60 si spera) tu te le vuoi coltivare, le vuoi vivere. Anche se sei una mamma. Anche se sei una mamma che lavora.

Però il giochino è sempre quello: “il piccino dove lo metto” che la baby sitter col mio lavoro non me la posso permettere, il part time non me lo danno quindi bisogna che torni a lavorare come freelance, l’asilo chiude troppo presto e il congedo di maternità dura troppo poco (o troppo a lungo per alcune). E ti sbatti, ti sbatti, ti sbatti e a trent’anni, con un figlio di tre, quando vedi cose miopi e oscene come quella del #fertilityday, ti viene una gran voglia di sbatterla in faccia alla ministra quella c… di clessidra!

Giornalista e curatrice del blog ceraunavodka.it

Note:

[1] Questo articolo è apparso sul blog www.itrentenni.com