Giovani e futuro. I laureati italiani senza lavoro

In un mercato del lavoro precario e senza garanzie, quali aspettative occupazionali e di reddito hanno i giovani? Quali prospettive di trovare lavoro e a quali condizioni? E quali conseguenze ha questa incertezza professionale e di reddito sulle loro vite?


In seguito alla crisi finanziaria ed economica iniziata nel 2008, la disoccupazione dei giovani ha raggiunto livelli senza precedenti. Nel 2013 il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 13.1 per cento, livello doppio rispetto al tasso di disoccupazione medio mondiale[1]. La crisi del lavoro giovanile ha colpito l’Europa in modo particolare. Tra il 2007 e il 2012 in Grecia, Irlanda e Portogallo 1.6 milioni di lavoratori hanno perso il lavoro, ma il 75 per cento di questo calo occupazionale ha colpito i giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni[2].

Ad aggravare il quadro, mentre la disoccupazione cresceva, lavori temporanei e contratti flessibili hanno sostituito i contratti a tempo indeterminato e sono diventati la norma. Questa precarizzazione del lavoro ha aumentato incertezza e instabilità lavorativa. La “generazione Y” di giovani uomini e donne si distingue dalle generazioni precedenti per la precarietà della propria posizione in una società in cui fatica a inserirsi[3].

Particolarmente preoccupanti sono l’elevato tasso di disoccupazione e la precarietà del lavoro per i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni. I giovani in questa fascia di età sono spesso i primi a perdere il lavoro in tempi di crisi a causa della bassa anzianità di servizio rispetto ai lavoratori più anziani e della mancanza di politiche attive e programmi di re-training di solito offerti ai lavoratori più giovani. Precarietà lavorativa e mancanza di stabilità economica sono enormi ostacoli per pianificare il futuro. Essere disoccupati in giovane età è associato a salari futuri più bassi e peggiori opportunità lavorative[4], in aggiunta a effetti di tipo psicologico come depressione, mancanza di fiducia in se stessi, stress e rassegnazione5.

L’Italia è uno dei Paesi che ha sofferto il più alto aumento del tasso di disoccupazione giovanile e una forte crescita dell’utilizzo di contratti temporanei e a tempo determinato. I dati forniti dall’Istituto Nazionale di Statistica6 mostrano che nel 2014 il tasso di disoccupazione per i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni ha raggiunto il livello record del 19 per cento, sei punti percentuali più alto della media dell’Unione Europea, e il più alto tasso di crescita di disoccupazione dal 2011 ad oggi per qualunque fascia di età. In valore assoluto, questo tasso di disoccupazione corrisponde a oltre un milione di giovani adulti tra i 25 e i 34 anni in cerca di lavoro, oltre seicentomila dei quali da più di 12 mesi.

Questa emergenza disoccupazione ha colpito anche i giovani con un livello educativo elevato. Per i giovani laureati di età compresa tra i 25 e i 34 anni, il tasso di disoccupazione è del 16 per cento con 252,000 giovani in cerca di lavoro. Inoltre, negli ultimi anni le opportunità lavorative sono significativamente peggiorate. Dal 2011 ad oggi, il tasso di disoccupazione per i giovani laureati è cresciuto del 46 per cento e i salari reali sono diminuiti del 20 per cento, mentre è fortemente aumentato l’utilizzo di contratti a tempo determinato e tipologie di lavoro non-standard7. In aggiunta, è aumentata la disoccupazione di lunga durata e la percentuale di giovani che trovano impiego in occupazioni che richiedono un livello educativo inferiore alla laurea, in termini tecnici la percentuale di giovani “over-educated”.

In un mercato del lavoro precario e senza garanzie, quali aspettative occupazionali e di reddito hanno i giovani? Quali prospettive di trovare lavoro e a quali condizioni? E quali conseguenze ha questa incertezza professionale e di reddito sulle scelte di vita dei giovani? Per rispondere a queste domande, a inizio 2015 ho condotto uno studio pilota su un campione nazionale rappresentativo di giovani italiani laureati senza lavoro. Utilizzando un questionario innovativo che contiene una ricca batteria di domande su aspettative professionali e di reddito, lo studio costruisce una banca dati che consente di quantificare l’instabilità occupazionale e di reddito che i giovani fronteggiano e le conseguenze di questa instabilità sulla loro vita. Il campione è costituito da 1,238 giovani disoccupati che si sono laureati tra il 2011 e il 2013 in una delle 64 università che partecipano al consorzio interuniversitario AlmaLaurea che è rappresentativo del 79 per cento della popolazione dei laureati italiani. Ho condotto la raccolta dati online tra gennaio e febbraio 2015 ottenendo un altissimo tasso di risposta dell’85 per cento.

Utilizzando metodi di raccolta dati all’avanguardia, il questionario include una ricca batteria di domande su salari e prospettive di lavoro che consente di costruire l’intera distribuzione soggettiva di reddito e occupazioni attese catturando il ruolo dell’incertezza che gli individui fronteggiano quando formano aspettative sul futuro. Un’ampia letteratura accademica ha dimostrato che gli intervistati sono in grado di rispondere in modo accurato[5] e che le aspettative future hanno effetti importanti sul comportamento e sulle scelte individuali[6]. In questo modo la banca dati consente di ottenere una misura precisa del grado di variabilità del salario e dell’instabilità occupazionale che i giovani fronteggiano, e di valutare l’impatto di questa instabilità su scelte individuali importanti come cercare un lavoro (e quale tipo di lavoro), avere un figlio, sposarsi, essere politicamente attivi e su aspetti di benessere individuale come insicurezza e mancanza di fiducia in se stessi.

I risultati mostrano che i giovani laureati italiani senza lavoro fronteggiano una fortissima instabilità occupazionale e di reddito: il 60 per cento si aspetta una bassa probabilità di iniziare a lavorare nei prossimi 12 mesi e di trovare lavoro senza utilizzare contatti personali e famigliari; l’80 per cento si aspetta una bassa probabilità di trovare un lavoro che offra tutela previdenziale e copertura pensionistica adeguata; oltre il 70 per cento si aspetta di essere assunto per non oltre un anno, e il 53 per cento per non oltre 6 mesi; l’80 per cento si aspetta di ottenere un guadagno mensile netto uguale o inferiore a 1,200 EURO e si aspetta di non riuscire a guadagnare più dei proprio genitori, quando il 68 per cento del campione ha entrambi genitori non laureati; emerge quindi una bassissima mobilita’ di reddito. In aggiunta, avere contatti personali e famigliari e potersi rivolgere alla famiglia di origine in caso di difficoltà economiche sono i fattori principali che riducono l’instabilità occupazionale e di reddito, risultato che conferma l’importanza dei networks famigliari come principale meccanismo di supporto economico, insieme a familismo e mancanza di meritocrazia che caratterizzano il mercato del lavoro italiano10. Infine, coerentemente con un’ampia letteratura precedente[7], i risultati mostrano come le aspettative siano determinanti fondamentali delle scelte individuali. In particolare, instabilità occupazionale e di reddito riducono la ricerca del lavoro, la partecipazione politica, la soddisfazione con il processo politico democratico, l’intenzione di avere figli, l’ottimismo sulle prospettive future, la soddisfazione con la propria vita, la ricerca di un lavoro coerente con il proprio titolo di studio. Come suggerisce l’intuizione, i risultati mostrano che solo se un individuo si aspetta di trovare un lavoro caratterizzato da un contratto percepito come stabile e duraturo, si sentirà in grado di pianificare per il futuro e fare scelte che hanno un impatto di lungo periodo come avere un figlio o comprare una casa.

Nel complesso, i risultati mostrano come la condizione di disoccupazione abbia un impatto politico-sociale e psicologico in aggiunta a un impatto economico[8]. In particolare, la condizione di disoccupazione modifica le aspettative occupazionali e di reddito e queste aspettative condizionano scelte occupazionali, familiari, comportamento politico e benessere individuale. I risultati mostrano ad esempio che all’aumentare della probabilità percepita di trovare un lavoro che offra una tutela previdenziale e copertura pensionistica adeguata aumenta l’intenzione di avere figli, la partecipazione politica, la soddisfazione con il processo politico democratico, l’ottimismo sulle proprie prospettive professionali future e la soddisfazione con la propria vita. I risultati evidenziano quindi come le aspettative siano determinanti fondamentali delle scelte presenti, e fattori che condizionano e determinano il comportamento e le scelte future dei giovani. Ne consegue che la condizione di disoccupazione dei giovani ha effetti molto ampi e di lungo periodo.

Docente di Economia presso l’Università di Southampton, e fondatrice e co-direttrice del Centro per il Progresso e la Ricerca Sociale

Note:

[1] Organizzazione Internazionale del Lavoro. 2013. Global Employment Trends for Youth 2013. A generation at risk. ILO, Ginevra.

[2] Organizzazione Internazionale del Lavoro. 2014. Global Employment Trends 2014: Risk of a jobless recovery? ILO, Ginevra.

[3] Bauman, Zygmunt. 2012. “Youth Unemployment – The Precariat is Welcoming Generation Y”, Social Europe Journal, 22 May 2012.

[4]  Gregg, Paul A., and Emma Tominey. 2005. “The Wage Scar from Male Youth Unemployment”, Labour Economics, 12: 487-509; Fairlie, Robert W., and Lori G. Kletzer. 2003. “The Long-term Costs of Job Displacement among Young Workers“, Industrial and Labor Relations Review, 56(4): 682-698; Arulampalam, Wiji. 2001. “Is Unemployment Really Scarring? Effects of Unemployment Experiences on Wages”, Economic Journal, 111(475): F585-F606.

[5] Hammarström, Anne, and Urban Janlert. 1997. “Nervous and depressive symptoms in a longitudinal study of youth unemployment—selection or exposure?”, Journal of Adolescence, 20 (3): 293-305.

[6] Statistiche disponibili al sito internet: http://dati.istat.it/Index.aspx 2014. XVI Indagine Condizione Occupazionale dei Laureati.

[7] Guiso, Luigi, Tullio Jappelli, and Luigi Pistaferri. 2002. “An Empirical Analysis of Earnings and Employment Risk”, Journal of Business & Economic Statistics, 20(2): 241-253.

[8] Manski, Charles F. 2004. “Measuring Expectations”, Econometrica, 72(5): 1329-1376. 10 Pellegrino, Bruno and Luigi Zingales. 2014. “Diagnosing the Italian Disease”, Mimeo.

http://faculty.chicagobooth.edu/luigi.zingales/papers/research/Diagnosing.pdf

[9] Manski, Charles F. 2004. «Measuring Expectations», Econometrica, 72(5): 1329-1376.

[10] Binelli, Chiara. 2015. “Expectations of Job Instability, Job Insecurity and Earnings Risk: A Pilot Study of Young Skilled Unemployed in Italy”, CeRSP Working Paper Series: WP15/01. http://cersp.org/working-papers/.