Riscoprire il valore della memoria a scuola

Per i ragazzi di una scuola media romana, un progetto di raccolta di storie di vita e di quartiere si è tradotto in un’interessante esperienza educativa.


Memoria come luogo di incontro, di formazione e di trasmissione dell’esperienza. Memoria come dimensione dinamica e generativa, non racchiusa su se stessa ma rivolta al futuro: se “il futuro è una porta – per dirla con Victor Hugo – il passato è la chiave”. Ed è proprio conoscendo il passato, le radici, quindi, che è possibile definire la nostra identità e recuperare, riconoscendolo, il valore dell’appartenenza.

Sono queste, in breve, le riflessioni di fondo che a fine 2015 hanno guidato il mio interesse di raccoglitore di storie verso la realizzazione del progetto “Casa della memoria”, rivolto agli anziani, alle scuole e ai cittadini di ogni età del IX Municipio Roma Eur e patrocinato dalla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari. Un’idea ambiziosa e non facile da realizzare (oggi è in stand-by a causa del cambio della giunta municipale) per raccogliere, tutelare e diffondere le storie di vita e dei quartieri, nell’intento di valorizzare e condividere la memoria collettiva, promuovere valori sociali e culturali e favorire continuità generazionali. Memoria e scrittura, insomma, al servizio delle persone e delle comunità.

Un ampio contenitore, quello attivato, denso di attività e di eventi da realizzare nel tempo, all’interno del quale è stato possibile portare a termine un primo e positivo esperimento concreto di coinvolgimento della scuola grazie all’adesione dell’Istituto Comprensivo Tacito-Guareschi di Vitinia. Incontrare i nonni e invitarli a raccontare le proprie testimonianze di vita nel quartiere, quindi trascriverle per restituirle agli stessi intervistati e condividerle in classe: questa, in sintesi, la missione affidata a un nutrito gruppo di giovani delle medie, i primi ad essere impegnati nel ruolo di “Reporter della Memoria” previsto dal progetto generale. L’iniziativa ha visto partecipare ventotto studenti selezionati tra tutte le classi dell’Istituto in un’esperienza educativa focalizzata sul ruolo della narrazione, sull’importanza dell’ascolto e sul valore dell’incontro tra generazioni diverse.

Cogliendo senza riserve gli spunti educativi della proposta, le insegnanti coordinatrici del Tacito-Guareschi avevano elaborato uno specifico piano didattico indirizzato a “favorire un contatto tra scuola e territorio; acquisire maggiore consapevolezza di sé attraverso l’ascolto degli stati d’animo e delle emozioni altrui; favorire l’inclusione attraverso il confronto di stili di vita e lo scambio di esperienze; collaborare con il gruppo dei pari e con gli adulti per la realizzazione di un progetto; attuare capacità organizzative”.

Con la collaborazione della professoressa Annarita Marini, tra aprile e maggio 2016 ho condotto tre incontri con le ragazze e i ragazzi. Persone, memoria, comunità, ascolto, narrazione gli argomenti affrontati e raccolti in una specifica miniguida, in cui fra l’altro sono stati riportati alcuni temi di orientamento (che cosa è una storia di vita, le fasi della vita, i momenti apicali, le relazioni con i luoghi, i tempi e le persone) e gli spunti per le domande da utilizzare nei colloqui con nonni, genitori, parenti e amici meno giovani (Quando sei venuto/a a vivere qui? Perché la tua famiglia si è trasferita qui? Quali impressioni hai avuto quando sei arrivato/a? Com’era la vita nel quartiere? Andavi al cinema, a teatro, a ballare? Com’era la natura? ecc.)

Nella guida, altre parti sono state dedicate all’organizzazione dell’incontro, alla gestione del colloquio-intervista e alla stesura del testo, aspetti di cui si è trattato anche in classe con esempi e simulazioni partecipate da ragazze e ragazzi. Tutti insigniti formalmente del ruolo di “reporter della memoria” e muniti del distintivo ufficiale realizzato ad hoc, oi sempre esposto sulle loro t-shirt con orgoglio.

Nei due mesi circa in cui gli studenti sono stati impegnati nel progetto, le fasi di lavoro si sono sviluppate attraverso la condivisione con i compagni di classe e la decisione dei temi e dei tempi per la realizzazione delle interviste; l’individuazione dei soggetti; la realizzazione delle interviste agli anziani del quartiere, in orario scolastico o extrascolastico; la creazione di elaborati secondo diverse tipologie, punti di vista e registri linguistici e la condivisione dei prodotti finali con gli intervistati.

Dopo essere state rilette e commentate in classe, le testimonianze sono poi state trascritte in formato Word e riunite in una piccola e semplice antologia intitolata “Ti racconto il mio quartiere”, consegnata in copia a tutti i partecipanti e presentata in un evento pubblico di lettura nel teatro scolastico al quale sono stati invitati genitori e nonni. Tutti molto emozionati, ovviamente, per non dire commossi.

“Attraverso il recupero della memoria individuale e collettiva – avevano scritto nel progetto didattico del Tacito-Guareschi le coordinatrici – i ragazzi potranno sviluppare un senso d’identità e di appartenenza, realizzare momenti di incontro e condivisione. I ragazzi diventeranno veri e propri cercatori e raccoglitori di storie, riusciranno a far vivere quella memoria comunicativa che viene trasmessa oralmente e che, secondo gli studiosi, si perde dopo tre generazioni. Capiranno di far parte di uno stesso passato”.

Ed è andata proprio così. Stando ai risultati ottenuti, il successo dell’iniziativa sul piano educativo, didattico e della motivazione risulta indiscutibile. L’entusiasmo dimostrato dai giovani in questa occasione e la gioia manifestata dai non più giovani sono testimoniati dalle parole che gli stessi ragazzi hanno restituito al termine dell’avventura. “Ho imparato a conoscere meglio la storia dei miei nonni, ho provato nuove emozioni che il nonno mi ha trasmesso”. “Questo lavoro mi ha fatto conoscere cose che pensavo di sapere su mio nonno e che invece non sapevo”. “A me questa esperienza è piaciuta, mi sono sentito più indipendente e mi ha fatto sentire come un vero giornalista”. “Questa occasione può esserci utile in futuro, magari scrivere un film, un copione”. “Ho intervistato una persona che non conoscevo ed era felice di raccontare la sua vita, era contenta…”. “Mio nonno mi ha raccontato tutto senza che io avessi fatto delle domande e alla fine mi ha ringraziato”.

Emozione, scoperta, gratificazione, intuizione, valore dell’incontro, riconoscenza. In queste brevi restituzioni (ma sono solo una parte), c’è molto: c’è, soprattutto, il senso di un’esperienza che può lasciare positive tracce nel percorso di formazione dei suoi protagonisti. E grazie alla quale mi convinco ancor più della validità, forse anche della necessità, dell’apertura della scuola alla testimonianza e all’esperienza, attraverso progetti didattici non convenzionali, orientati ad aiutare i giovani a comprendere la realtà e a sentirsi membri della comunità di appartenenza. Per quanto mi riguarda, quindi, non ho dubbi: ci riproverò.

Giornalista, specializzato alla Libera Università di Anghiari in metodologie autobiografiche