Giovani oggi, sognare si può?

Essere giovani oggi… spaventa!

Così scrive un giovanissimo studente liceale che si pone molti interrogativi sul futuro dei nostri giovani e delle nostre giovani italiane. Un ragazzo come moltissimi altri, che in questa nostra società si chiede qual’è il senso dello stare al mondo, quali sono i punti di riferimento in una società ormai polverizzata nei traguardi da raggiungere e nei sentimenti da vivere. “Passare intere giornate a casa senza fare niente, che poi tanto casa non è...” Oppure “sentirsi soli anche in mezzo ad un mucchio di gente, perché ci si sente inopportuni in qualsiasi posto”.

Ai Dolori del giovane Werther di Goethe, si aggiungono oggi altri fantasmi prodotti dalla società odierna, la cui percentuale di disoccupazione diventa una cifra indicibile! Il problema principale sta nel fatto che niente come il profitto, oggi ha la meglio. Tutto, proprio tutto, anche i legami affettivi sono sottoposti alla legge del profitto che disorienta giovani e meno giovani.

Questo ragionamento sembra riproporre la famosa storiella del gatto che si morde la coda…
Profitto che spesso viene chiamato crescita, crescita economica, che dovrebbe farci stare meglio tutte e tutti, ma sarà poi vero? Come è possibile pensare che la crescita economica, che mette in gioco il meccanismo della selezione nella competizione più sfrenata, possa essere un toccasana e creare occasioni di lavoro ed opportunità di occupazione per i giovani che escono dal percorso formativo? Quando lo fa, e a volte lo fa, riproduce una sacca svantaggiata che chiede ancora una volta di essere interrogata e sanata.

Invece occorrerebbe proprio ripartire dalla “crescita” del mercato che gioca con ciascuno e ciascuna di noi. “Oggi si vive «surfando» sulla realtà, occorre essere veloci, cogliere le occasioni, avere abbastanza faccia da schiaffi per buttarsi senza troppa paura, come con il bungee-jumping” scrive Paolo Mottana nel dossier di questo numero. Ne indico anche l’interessantissimo blog “controeducazione” (http://controeducazione.blogspot.com); vi consiglio vivamente di visitarlo perchè può essere davvero stimolante per giovani e meno giovani.

Dunque essere giovani oggi… non è facile.

Fare parte di quella fascia di età tra i 18 e i 30 anni e avere appena finito il proprio percorso formativo per entrare nel mondo del lavoro e della vita come adulti, non è per niente una cosa facile. La scelta del corso universitario più adatto e la ricerca di un lavoro seguono un percorso accidentato. È facile allora entrare in quel pauroso contenitore dei cosiddetti Neet – Not in education, employment or training – giovani che non studiano, non lavorano e che passano le giornate più o meno sdraiati su divani, a trasformarsi in categorie sulle quali ciascuno di noi può e vuole dire la sua… Sembrava che la categoria dei Neet fosse in continuo aumento, salvo che qualche sera fa da più telegiornali il fenomeno veniva dato in calo. Sarà così? Speriamo!

Cosa significa entrare in questo girone infernale ancora così giovani e sentirsi invece nel mezzo del cammin di nostra vita?

E i genitori? Le case? Tutto è in continuo cambiamento: i legami, i luoghi, i sentimenti. Todo cambia, canta Mercedes Sosa in quella sua meravigliosa canzone. È qui sì, occorre cogliere l’attimo e surfare.
Anche il percorso universitario sembra non appassionare più: si è ormai diffusa l’idea per cui frequentare l’università e laurearsi sia una necessità, un obbligo. L’indirizzo di studi non è più scelto in base alle proprie inclinazioni e passioni, ma casualmente, oppure in funzione della facilità con cui si troverà un lavoro una volta laureati. Anche i servizi di orientamento scolastico dovrebbero interrogarsi su queste questioni e preparare i ragazzi a fare i conti con i loro più autentici desideri. Prepararli a non considerare la reale e difficile situazione economica e sociale nella quale viviamo come definitiva, ma avere uno sguardo proiettato nel futuro che consenta ai ragazzi e alle ragazze di proporre desideri, immaginare soglie dalle quali partire e ripartire ed essere visionari. Partorire sogni…

Surfare, certo. Per cercare di intercettare la parte più forte e più bella di noi. Quella che ci fa navigare nel mondo.

Quella che ci dà quella forza speciale che fa dire a Lucrezia, giovane giornalista, “è il momento dell’egoismo, del voglio investire su di me perché, per la miseria, ho studiato e sudato e ora io i miei sogni li voglio acciuffare come dico io…