Musica

imm23
Margo Price

Midwest farmer’s daughter

Third Man, 2016, € 23,90
Se il rock è morto, il country non lo è di certo. Che sia fedele alla tradizione o meno, il country conserva sempre gli stessi tratti distintivi che lo rendono una delle sfaccettature musicali più rappresentative degli Stati Uniti d’America. In questo contesto, gli artisti emergenti nella scena offrono l’opportunità di un cambiamento di stile che non altera la purezza originale del genere, ma, al contrario, fornisce un rinnovamento del suo vigore. Questo è il caso di Margo Price, che con Midwest Farmer’s Daughter, sancisce il suo esordio come cantante solista. Nonostante questa sia la sua prima uscita discografica personale, la Price non è del tutto nuova al mondo del country: la cantante di Aledo (Illinois) ha suonato a lungo con la band dei Buffalo Clover (in cui compariva, come chitarrista, anche suo marito Jeremy Ivey), registrando 3 album (Pick Your Poison nel 2010, Low Down Time nel 2011, Test Your Love nel 2013), prima di formare i Price Tags, gruppo che la accompagna in questa nuova esperienza. Prima di pubblicare il suo primo album, la cantautrice si era già guadagnata una discreta reputazione esibendosi a Nashville per quasi una decade, ma ottenendo appena qualche riguardo da parte delle case discografiche e dei media. Nell’ultimo periodo, però, la sua sorte ha subito un brusco cambiamento: ha firmato con la Jack White’s Third Man Records (il Jack White dei White Stripes e dei Racounteurs, per fare alcuni esempi dei suoi innumerevoli progetti) ed ha debuttato in tv al The Late Show with Stephen Colbert. Oltre alla voce ed al talento nello scrivere canzoni country, la maggior parte dell’attenzione suscitata dalla Price si è concentrata sui retroscena della sua vita: il padre perde l’azienda agricola, Nashville la rifiuta, ha una storia con un uomo sposato, perde un figlio, trascorre un breve periodo in prigione ed impegna il proprio anello nuziale e la propria auto per pagare le sessioni di registrazione del suo primo album ai leggendari Sun Studios di Memphis (da dove sono passati, tra gli altri, Elvis Presley e Johnny Cash).

L’apertura dell’album, il pezzo di 6 minuti intitolato “Hands of Time”, parla della sua storia meglio di quanto potrebbe fare chiunque altro: si tratta di una presentazione al pubblico di un’artista che è sia una debuttante che una veterana. Ciò che rende questo brano così potente è il contrasto tra tutte le cose negative che ha sopportato ed i modesti traguardi raggiunti per riscattarsi: “All I wanna do is make a little cash”/“Tutto quello che volevo era fare un po’ di soldi”. Con Midwest Farmer’s Daughter, la Price emerge come una donna che lotta per reclamare a Nashville la propria storia e la ripropone in melodie country tradizionali che si fondono con altri generi, per esempio il western, il rock n’ roll ed il rythm & blues. È un modo ambizioso di fare musica e di scrivere storie, sottolineato da una notevole band di supporto (i Price Tags) e da una voce dura che trasmette sia vulnerabilità che incoscienza. Suona il violino mentre Nashville brucia in “This Town Gets Around”, brano che descrive tutti i manager senza scrupoli ed i promotori sessisti che popolano il mercato: “Maybe I’d be smarter if I played dumb”/“Forse sarei stata più intelligente se mi fossi comportata da stupida”, dice qui, saggiamente, la ragazza dell’Illinois.

Per la maggior parte dell’album, comunque, la Price si mostra forte e rude, in canzoni che si adattano direttamente alle storie della vita campagnola: minaccia un tizio in un bar di fare a botte nel pezzo intitolato “About to Find Out”, annega il diavolo sulle sue spalle con whisky e tequila in “Since You Put Me Down”, dà il benvenuto ad un amante ribelle con “How The Mighty Have Fallen”. Sono melodie robuste, esempi di musica country d’autore, che, però, non colpiscono con la stessa intensità delle canzoni più personali presenti nell’album. Infatti, Midwest Farmer’s Daughter migliora quando le sue canzoni sono specificamente in prima persona, cioè quando la Price piega ed adatta il country per raccontare la sua storia attraverso il suo stile piuttosto che quando piega se stessa per conformarsi ai tradizionalismi del country.

Come detto in precedenza, la sua musica prende delle sfumature che la allontanano dal country originale, in particolare a causa delle influenze di altri generi: la Price, quindi, si macchia di blues e di western in pezzi come “Hurtin’ (On the Bottle)” e “Desperate and Depressed”. In queste tracce, in particolare, ma anche per la maggior parte dell’album, le inclinazioni della voce ed i virtuosismi della chitarra, assieme a tutti gli altri strumenti, rendono più tridimensionale un genere spesso molto (o troppo) consolidato sulle proprie strutture, trasformandolo in un country più moderno e sfaccettato, meno prevedibile e più aperto. Insomma, più godibile.