Il parateatro di Rena Mirecka ed Ewa Benesz

Un invito a operatori, insegnanti, artisti, studiosi della formazione a partecipare all’esperienza formativa parateatrale.

Le origini del Parateatro di Jerzy Grotowski

Il Parateatro è una forma di ricerca esperienziale nata intorno agli anni ‘70 nell’ambito delle attività del Teatro Laboratorium fondato da Jerzy Grotowski in Polonia1.  Si tratta di un’esperienza guidata da conduttori esperti rivolta ad un piccolo gruppo di partecipanti, che non ha come obiettivo la creazione di spettacoli, ma l’espansione di coscienza e quindi l’apertura di nuove possibilità di conoscenza e di relazione verso se stessi, gli altri e l’ambiente nella sua totalità. Il parateatro è dunque una esperienza di “conoscenza diretta” di carattere artistico-formativo, psicocorporeo e spirituale. La radice “mitica e antropologica” di queste esperienze partecipative risale alla notte dei tempi, ma il loro senso innovativo, elaborato da Grotowski e dai suoi attori, ha  trasformato e superato i limiti simulacrali dello spettacolo teatrale e dell’ arte come rappresentazione2.

Il Parateatro di Rena Mirecka ed Ewa Benesz

Per lunghi anni Rena Mirecka – prima interprete femminile del Teatr Laboratorium  – in collaborazione con Ewa Benesz e Mariusz Socha – anch’essi attori del Laboratorium – hanno continuato a sviluppare la ricerca parateatrale, e dopo alcune fasi fondamentali sono giunti alla strutturazione di speciali processi esperienziali – Now it’s the flight; Essere; Canoa  – aperti alla partecipazione di un piccolo gruppo di persone. Durante questi processi (che si sviluppano nel corso di alcuni giorni), a poco a poco, ma con disciplina e determinazione si praticano diverse tecniche per trasformare il corpo, la mente e lo spirito; si apprendono arti, canti, musiche, danze e insegnamenti provenienti da grandi tradizioni rituali e di saggezza; si partecipa individualmente e con gli altri offrendo la propria spontaneità e la propria esperienza umana e creativa. Così qualcosa si muove dentro, ed è possibile che una profonda verità interiore, addormentata o dimenticata, inizi a risvegliarsi e a vivere insieme alle energie della natura, di “Madre Terra”, di “Padre Cielo”, del “nostro Centro”, e dell’ “amore che muove il sole e le altre stelle”…

Un’interpretazione
junghiana del “parateatro”

Da circa dieci anni, in maniera più o meno continuativa, partecipo attivamente alle ricerche parateatrali condotte da Rena Mirecka ed Ewa Benesz. Nello stesso periodo ho sviluppato i miei studi dapprima nel campo semio-antropologico, e poi in campo psicologico. Ho dunque avuto la possibilità di esperire e di comprendere, entro certi limiti e modalità, alcune dinamiche fondamentali della ricerca parateatrale, come quelle relative alle ‘energie’ che trasformano i segni in “simboli archetipici” (e viceversa), e più in generale quelle che consentono di entrare in contatto con forze che attraversano il mondo interiore della psiche individuale e collettiva.

Dunque, da un punto di vista teorico/empirico mi sono orientato a considerare il parateatro come un’esperienza evoluta di “immaginazione attiva” in cui è possibile sviluppare la “funzione trascendente” di cui parla Jung3, in quanto funzione psichica di cooperazione tra impulsi consci e inconsci, e quindi come possibilità di avvio di un “processo di individuazione” capace di indirizzare l’ esperienza della vita verso il Sé: l’archetipo del Centro

Questa prospettiva di studio dell’esperienza parateatrale può essere ulteriormente evidenziata dalle rivoluzionarie concezioni di Hillman sul “fare anima”4, in quanto espansione di coscienza a favore delle personizzazioni mitiche che agiscono nei panni dei nostri personaggi e dei nostri fantasmi quotidiani.

In ogni caso, la comprensione intellettuale della ricerca parateatrale non può assolutamente esaurire o sostituire la partecipazione diretta, poiché solo questa può diventare re-fero, ovvero “portatrice di una esperienza di senso vitale” (dal sanscrito ‘parä’), di un mysterium , che è tale, non perché esso consista in un segreto occultistico o settario, ma perché non può essere disvelato con segni, parole o rappresentazioni, le quali rinvierebberero le interpretazioni ad infinitum, almeno fino a quando questa ermeneutica non venga integrata e superata da un esperienza concreta, la cui natura psichica può essere intesa junghianamente come “funzione trascendente”.

Del resto la dinamica formativa, non può essere valutata sulla base di una conoscenza puramente teoretica, essa richiede un impegno nel fare e nell’agire (ed è in tal senso che, secondo i precetti aristotelici, la pedagogia e l’andragogia sono scienze pratico-poietiche).

* ricercatore e formatore

nel campo della comunicazione

e della psicologia del teatro e delle arti

1 Il Teatr Laboratorium per molti aspetti, tra cui quelli ‘post-teatrali’ può essere considerato come la più importante esperienza teatrale della seconda metà del nostro secolo (si veda J. Kumiega, Jerzy Grotowski, La ricerca nel teatro e oltre il teatro 1959-1984, Firenze, La Casa Usher, 1989).

2 Si veda P. Brunelli “Il teatro del giocattolo rotto” in Pedagogika n. 2, ottobre, Milano,  1997.

3 Si veda C.G. Jung, La funzione trascendente, 1916, in Opere di C.G. Jung, vol.8. Torino, Boringhieri, 1976.

4 J. Hillman, Re-Visione della psicologia, 1975, Milano, Adelphi, 1983.

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