Scoperta della mancanza e nascita del soggetto

Dalla castrazione alla costruzione del desiderio

Riandiamo dunque alla coppia madre-bambino. Il primo tempo di costituzione della relazione, nel senso della temporalità immanente all’Edipo, avviene secondo le determinazioni inconsce che presiedono al desiderio della madre cui il bambino è chiamato a rispondere. La madre non ha il fallo, il bambino è l’oggetto che è nel posto di esaudire l’aspettativa materna, quella di essere, per lei, il fallo che le manca. Per il bambino tuttavia la prospettiva è rovesciata. Per lui la madre ha il fallo, è onnipotente e onnisciente e lui stesso è impegnato a confermarla in questo ruolo, cancellando o dimenticando le sue mancanze. La madre può e fa, i rapporti tra i due sono circolari ma non certo simmetrici. Lui stesso è identificato dal potere materno: se la madre ha il fallo, lui, a sua volta, «condividendone» la forza e il volere, ne è contaminato, investito. In altri termini, è il fallo. Il fallo, insistiamo, che manca alla madre. Il suo soddisfacimento, poiché è di questo alfine che si tratta, coincide con quello della madre, la sua assenza di sofferenza con il non far soffrire l’altro e così via. Il padre, non necessariamente la figura del padre reale, ma qualcuno o qualcosa che ne venga a prendere la funzione in relazione al desiderio della madre, è ciò che viene a sussistere come elemento separatore della coppia e costitutivo della soggettività del bambino. Dire il padre significa introdurre a tutti gli effetti l’esistenza della problematica fallica per il soggetto. I nomi sono diversi, ma servono per identificare il medesimo passaggio: scoperta della sessualità, percezione della differenza sessuale, incontro con la castrazione. Per comprendere la tesi psicoanalitica occorre provare a rovesciare le tappe di una costruzione di stampo evolutivo o gradualista, sospendendo una linearità troppo evidente. La sessualità in quanto orientata genitalmente non è precedente alla scoperta della differenza sessuale.

Essa non costituisce un già lì, garantito dalla fisiologia del soggetto, tale per cui, ad esempio, la suddetta scoperta verrebbe per così dire a interferire nella direzionalità di uno sviluppo come un momento di arresto, un «sovrappiù» il cui unico scopo sarebbe quello di fondare un uso timorato della stessa. Il percorso che ci propone la psicanalisi è d’altro tipo. È la scoperta, non meramente anatomica, della sessualità che pone per la prima volta al soggetto il problema della sessualità vera e propria, della sessualità in quanto cuore dell’umana esperienza. Il termine castrazione viene solitamente ripreso nel linguaggio comune attraverso un grossolano ribaltamento di significato in relazione all’accezione che invece ritrova nel discorso psicoanalitico. La castrazione non è la mutilazione, la castrazione è ciò che è chiamato a supportare e a costruire il desiderio del soggetto. La scoperta della differenza sessuale, coi relativi fantasmi di castrazione che si porta appresso, ha quindi un valore creativo, poiché è istituente e non inibente il rapporto
del soggetto con la sessualità. La scoperta che la madre è mancante, vale a dire la scoperta della castrazione dell’Altro, dove il soggetto «vede» primariamente la sua, non va senza inquietudini e angosce. Ma essa è altresì il momento che introduce il soggetto alla problematica fallica e dunque al desiderio. La scoperta della castrazione dell’altro e della differenza sessuale fanno nascere il soggetto alla questione fallica, o meglio ancora fanno sì che il fallo si ponga come questione al soggetto, «per sé» e non più «in sé» o per l’altro. Non a caso Freud associa al periodo che va dai tre ai cinque anni il sorgere di una pulsione che denomina pulsione di sapere. Il bambino fa domande, chiede, vuole sapere. Il sapere ruota intorno a un’interrogazione che non possiede alcun carattere accademico, essa ha di mira il posto, il nuovo posto, che il bambino «scopre» di occupare in relazione alla madre: cosa sono io per lei? Cosa vuole da me? Dice così, però cosa intende effettivamente affermare? La «comparsa» del padre è comparsa di un enigma che inizia a lavorare il soggetto; enigma che accompagna e scandisce il  vacillare che scuote il soggetto e che é all’origine dei tentativi di risposta fantasmatica che l’inconscio suggerisce. L’entrata in scena del padre come potenziale oggetto di desiderio della madre pone infatti il bambino dinanzi a una scelta, simmetrica a quella della madre. La donna scegliendo l’uomo rinuncia al figlio come oggetto prioritario del suo amore e così facendo lo mette in condizioni di poter incontrare la sessualità: altre donne. Per il bambino la scelta, nel senso che utilizza questo termine Freud, è altrettanto radicale. È una scelta tra il tutto e la parte, tra l’essere e l’avere, vale a dire tra l’essere il fallo dell’altro e averlo. Per averlo (il fallo) deve rinunciare ad esserlo, salvando così la sua sessualità. La madre castrata è la madre segnata dal desiderio, da un desiderio che non fa del bambino il suo oggetto esclusivo, da un desiderio che è rinuncia al godimento del piccolo. La sua mancanza apre alla presenza di un soggetto chiamato a fare da terzo nella coppia madre-bambino: è la seconda, drammatica fase dell’Edipo, quella che realmente lo costituisce come tale, in grado di aprire sulla terza, definitiva, quella che consegnerà al bambino un’identificazione non più promossa sotto il segno della madre, ma su quella del padre. Il fallo è il perno, si è detto, e la scommessa dell’intera questione, quella della sessualità. Lì Freud, tagliando corto con ogni suggestione storicista, individua il punto di partenza, non dimenticato e perduto, di accesso del soggetto alla sessualità. I successivi avvenimenti, le occasioni che il soggetto si troverà chiamato a fronteggiare nei passaggi cruciali della sua esistenza non faranno altro che risvegliare, rivitalizzare il rapporto che nella scoperta della sessualità ha segnato il soggetto, indicando il legame tra questa e la castrazione, la legge edipica, il padre. Ed è qui in definitiva che le tematiche sollevate all’inizio ci spingono a ritornare, provando a riprenderle meno in generale (si veda l’abbondante letteratura in merito), quanto cercando di collocarle nello specifico preso in esame.