Vociamo! … quindi siamo

Un percorso di psicomotricità vocale nella quarta primaria

La conoscenza e la consapevolezza della propria voce crea una relazione più approfondita con se stessi, poiché la voce è il suono dell’intera persona.

La voce è comunemente usata per veicolare la parola, tuttavia prima di giungere all’articolazione verbale l’essere umano possiede una vocalità carica di emotività e colore che si smarriscono esattamente con la progressiva acquisizione del linguaggio. Senza la voce non potrebbe esserci la parola, mentre il contrario è possibile: ne deriva che la voce precede la parola essendo il canale comunicativo dell’intera persona; ecco la ragione che porta la nostra non specialistica conoscenza della voce ad arrestarsi sul piano linguistico anzichè approfondire le dimensioni della sonorità umana.

Un neonato conosce la voce meglio di qualsiasi adulto specializzato in materia; la sua conoscenza è di tipo esperienziale: egli frequenta la voce in ogni attimo della sua quotidianità sino all’incirca al dodicesimo anno di vita, ovvero quando arriva il momento in cui la parola comincia ad usare la voce per emergere articolandosi sempre più con precisione; dal termine della fase della lallazione (dal decimo mese circa), il bambino acquisisce progressivamente la parola perdendo gran parte della sua sonorità arcaica e nella fase adulta questa perdita viene completamente nascosta dall’evoluzione linguistica.

E’ lecito pertanto praticare la voce anche dopo la
comparsa della parola per non perdere una parte di noi molto significativa. Nella scuola primaria Mentasti di Busto Garolfo, lavorando con le quarte, è stato proposto e allestito un laboratorio di psicomotricità vocale con l’obiettivo di approfondire la conoscenza vocale attraverso l’emotività espressa dalla voce (il laboratorio è durato 6 mesi circa per 1 incontro settimanale della durata di 2 ore).

Durante l’incontro di apertura è stato chiesto ai bambini cosa fosse per loro la voce; pressoché unanimemente la risposta ha accostato la voce alla parola. E’ stato illustrato ai bambini il percorso laboratoriale che avrebbero affrontato, spiegando gli obiettivi e le dinamiche ludico-sonore che si sarebbero svolte. Durante i primi incontri all’interno della classe è stato permesso ai bambini di sperimentare i toni, i volumi e i timbri vocali pronunciando il loro nome, camminando a ritmo e gestualizzando il suono. In questa fase i bambini hanno fatto esperienza diretta della propria voce impegnata sulla ricerca delle proprie capacità.

Successivamente il lavoro si è mosso sul piano dell’emotività: la voce è uno dei veicoli delle emozioni, dalla rabbia alla gioia, dall’ansia alla serenità, dalla delusione, all’amore, alla paura. I bambini hanno elaborato l’emotività della voce usando materiali da disegno e da composizione, allestendo un resoconto grafico sulle emozioni e particolarità sonore della voce: il suono della rabbia, quello della felicità, la voce della delusione o quella della timidezza; di seguito ci si è avvicinati maggiormente alle qualità emotive della propria voce, rappresentate con tratti grafici, colori e materiali.

L’ultima parte del laboratorio ha voluto concentrarsi sull’importanza del canto e della tradizione sonora di un popolo o un Paese. Sono stati scelti brani folcloristici lombardi da realizzare adoperando esclusivamente il suono della voce, sia per cantare, sia come vero e proprio strumento: melodie, bordoni, percussioni e bassi che si intrecciavano per creare un solo accordo vocale. Ciò ha permesso di lavorare sulla relazione e sul gruppo, ma anche sulla percezione delle diversità vocali di ciascuno.

Diverse sono state le attività svolte, legate l’una all’altra per raggiungere un solo obiettivo: un approfondimento della vocalità per comprendere che attraverso questo canale emotivo si manifesta l’intefra persona. Le attività hanno permesso ai bambini di scoprire la propria voce giocando e sperimentandola direttamente; l’utilizzo di materiali grafici e di composizione ha aiutato i bambini a sviluppare un contatto con l’emotività trasmessa dal canale vocale; infine il canto ha permesso di mettere in pratica il lavoro svolto in precedenza.

*Insegnante della scuola primaria Mentasti di Busto Garolfo e componente del

Gruppo di Ricerca Storica di Busto Garolfo.

**Educatore e formatore presso la Facoltà di Scienze della formazione all’Università di

Milano-Bicocca.