Amicorobot e il festival della Robotica Educativa

La rete “AmicoRobot” nasce ufficialmente nel 2007, con il primo Festival della Robotica Educativa in Lombardia, anche se, già in precedenza, dalla fine degli anni novanta, furono svolte svariate esperienze di robotica dalle scuole che hanno dato vita alla nascita della rete.

Giuseppe Di Benedetto*

Il contesto
Coordinate epistemologiche e metodologiche
La Robotica Educativa è stata introdotta nella scuola italiana da diversi anni come attività di laboratorio con la consapevole intenzione di sperimentare il collegamento tra le Nuove Pedagogie (costruttivismo, stili cognitivi, metacognizione) legate all’innovazione didattica educativa nei processi di apprendimento e di insegnamento con le Nuove Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (multimedialità, interattività, collaborazione online, e-learnig,) sia in ambito disciplinare per l’acquisizione di contenuti e abilità specifiche, sia in quello laboratoriale e multidisciplinare per l’acquisizione di competenze trasversali.
A questa prima motivata ragione per introdurre la robotica a scuola, se ne aggiunge una seconda, più di ordine metodologico, che può essere rappresentata dalla contrapposizione tra didattica d’aula e didattica di laboratorio.
L’esigenza di garantire nelle attività didattiche una quantità di conoscenze predefinite che venga assimilata dagli studenti entro vincoli temporali dati (la programmazione per obiettivi, ad esempio, è una tipica risposta a questa esigenza) è considerata una finalità che appare ragionevole e condivisibile che, però, deve fare i conti con risultati spesso deludenti: la sequenza lezione-esercitazione tende a produrre una comprensione superficiale delle conoscenze. Sequenze di informazioni che calano dall’alto non hanno tempo di sedimentarsi, di interagire con le conoscenze del soggetto che apprende, di essere oggetto di dialogo e confronto tra punti di vista diversi, di concretizzarsi in esperienze significative e inevitabilmente “scivolano come gocce di pioggia sul vetro della finestra”.
Al contrario la modalità della didattica di laboratorio cerca di promuovere una partecipazione motivata del soggetto al proprio processo di apprendimento, di creare un rapporto attivo con la realtà e collaborativo con i compagni, conducendo ad una comprensione profonda delle conoscenze.
Questa seconda ragione contribuisce a chiarire le ragioni per cui vale la pena occuparsi di robotica educativa a scuola, perché diventa un valido strumento per creare le condizioni di un apprendimento che sia attivo e costruttivo, contestuale e problematico, conversazionale e collaborativo, intenzionale e riflessivo, tratti e caratteri tipici, al di là delle differenze tra scuole di pensiero, del paradigma costruttivista, che è emerso con forza negli ultimi anni.

La rete “Amicorobot”

La rete “AmicoRobot” nasce ufficialmente nel 2007, con il primo Festival della Robotica Educativa in Lombardia, anche se, già in precedenza, dalla fine degli anni novanta, furono svolte svariate esperienze di robotica dalle scuole che hanno dato vita alla nascita della rete, in collaborazione con l’ex- Irre della Lombardia.
L’accordo di rete si chiama “Io Bambino, Tu Robot” ed è consentito dalle norme che regolano il DPR 275/99 (autonomie scolastiche), purché nei piani formativi siano previste attività di robotica. L’accordo è di un anno, rinnovabile, con il vincolo per l’adesione che nei PTOF siano presenti ed attuate delle attività didattiche in un laboratorio di robotica educativa.
Ad oggi, formalmente, alla rete risultano iscritte oltre 20 scuole della Lombardia, mentre diversi istituti, che ancora non hanno formalizzato la loro posizione, hanno garantito, negli ultimi anni, una partecipazione attiva. In questo caso il numero di scuole collegate alla rete risultano essere oltre 30. Ciò che lega tutti gli istituti che partecipano alla vita della rete è la presenza di laboratori di robotica educativa e di insegnanti interessati e coinvolti nell’attività laboratoriale nelle singole scuole, mentre il fine condiviso che sottostà alla sua creazione è l’idea che, all’interno dell’attività didattica, i laboratori di robotica possano avere una rilevanza formativa e che sia,quindi, possibile apprendere tramite la costruzione di robot.
Questo progetto nasce da una concezione pedagogia precisa, quella per cui “si impara facendo”: attraverso la costruzione e la programmazione di robot, infatti, è possibile imparare, oltre a socializzare e a divertirsi.
La rete organizza eventi, gare di robot, scambio di esperienze, progetti di ricerca e di formazione.
Per alcuni anni è stata presente anche un piattaforma online, un forum, che permetteva ai diversi insegnanti di poter far parte anche di una comunità online; è possibile conoscere alcune delle iniziative svolte nel passato e la documentazione del Festival della Robotica Educativa grazie al sito www.amicorobot.net
L’esperienza fatta con l’ex-Irre si concluse con la partecipazione ad un progetto, finanziato in gran parte dal Ministero della P.I. Questo progetto si chiamava SeT, ovvero “Scienze e Tecnologia” in cui si cercava di puntare sulla combinazione tra aspetto tecnologico e aspetto scientifico, valorizzando l’attività di laboratorio e il protagonismo degli alunni nella costruzione dell’apprendimento.
In questi anni di vita, la rete ha partecipato a diversi progetti in collaborazione con diversi enti accademici e/o culturali, pubblici e/o privati (ITD-CNR di Genova, Dipartimento di Elettronica del Politecnico di Milano, Il Museo della Scienza e Tecnologia di Milano , il CIRD di Lugano, La scuola di Robotica di Genova, la Fondazione Don Gnocchi e la Fondazione Pirelli).
A partire dal 2014 la rete ha avviato una collaborazione con il Dipartimento di Scienza della Formazione dell’Università Bicocca di Milano. Con alcuni ricercatori e docenti del suddetto Dipartimento, infatti, si sta concretizzando da una parte un fattivo contributo nella gestione del Festival, dall’altra parte si sta sviluppando la promozione di appuntamenti di riflessione metodologica sui percorsi di robotica che gli insegnanti della rete hanno condotto in questi anni scolastici. Molto significativi al riguardo sono stati:
-il convegno del 15 maggio 2014 dal titolo “Giocare a pensare. Didattica con i robot tra ricerca e formazione”;
– il seminario del 28 novembre 2016 dal Titolo “Didattica con i Robot nella scuola primaria e secondaria di primo grado”
Questi appuntamenti si sono svolti negli spazi e in ambito delle attività del Dipartimento e hanno coinvolto ricercatori, insegnanti e studenti universitari.
Quest’anno scolastico la rete è impegnata a partecipare alla selezione ministeriale per la costruzione di un Curricolo Digitale di Robotica Educativa.
Tra le iniziative portate avanti dalla rete, quella del Festival della Robotica Educativa è la più significativa e condivisa da tutti, anche per il risvolto di azione di stimolo e di divulgazione dei temi della robotica negli ambiti territoriali locali in cui si svolge l’iniziativa.

Il Festival della Robotica Educativa
Il Festival della Robotica Educativa è un evento, organizzato dalle scuole della rete, in cui si presentano ogni anno,nel mese di maggio e in giorni successivi degli stand di attività di robotica educativa progettati, allestiti e gestiti da classi di Scuola Primaria . e gare di robotica educativa per le classi di scuola secondaria di 1 grado, per le quali i ragazzi si preparano durante l’anno all’interno dei laboratori di robotica.
L’idea di queste attività nasce dalla convinzione che sia possibile stimolare cooperazione e collaborazione, ma anche una sana competizione tra i ragazzi. Inoltre questa viene vista dagli operatori scolastici come un’opportunità per “uscire dalla scuola”,in quanto la manifestazione non viene svolta all’interno di istituti scolastici, ma si svolge in ambienti aperti o spazi ben strutturati messi a disposizione da Enti pubblici o Comuni. In questo modo la partecipazione delle classi e/o dei gruppi delle varie scuole per l’ esibizione di Exhibit o per una gara di robot viene proposta e vissuta come un momento di confronto di esperienze didattiche e culturali, ma anche di integrazione e di socializzazione tra tutti i partecipanti.
Al Festival possono partecipare certamente le scuole facenti parte della rete, ma anche scuole che non sono iscritte, ma che sono comunque interessate all’ambito della robotica.
I bandi di gara vengono ideati e predisposti dai referenti delle singole scuole della rete che si incontrano periodicamente (una volta al mese, durante l’anno scolastico) presso gli edifici di una scuola di Milano sia per la scuola primaria sia per la scuola secondaria di primo grado. Ogni anno viene scelto un tema o argomento dagli insegnanti che fa da sfondo nella costruzione dei bandi per i diversi ordini di scuole. Ogni anno temi e attività cambiano.
Da diversi anni il Festival si è ampliato la sua azione di intervento,perché, oltre a proporre un’attività di carattere operativo, tecnologico e scientifico, si è aperto anche all’idea della creatività ed espressività; sono stati, così, creati e annualmente proposti anche il bando grafico-pittorico e il bando letterario.
Le scuole che scelgono di parteciparvi devono presentare, entro una certa data, i disegni o i racconti disegnati e scritti dagli alunni, che verranno poi valutati e scelti.
Il disegno che viene scelto come vincitore servirà poi per realizzare il manifesto, di cui costituirà lo sfondo, per promuovere e pubblicizzare il Festival e le gare.
Nel primo giorno è offerta la possibilità alle classi della scuola primaria di presentare i loro exhibit ai partecipanti e alle classi ospiti; il giorno successivo gruppi e classe della scuola secondaria di 1 grado entrano in azione affrontandosi in gare basate su problem solving che è presentato in modalità competitiva e collaborativa.

Il Laboratorio di Robotica Educativa come esperienza di vita: “Collaborare e Competere”
L’attività laboratoriale per le classi è predisposta in modo tale da favorire un’attività didattica autonoma e la partecipazione in squadre alla manifestazione “Festival della Robotica Educativa” sia per mostrare i prodotti realizzati a scuola, sia per partecipare alle gare proposte.
La partecipazione è finalizzata soprattutto a sollecitare la creatività e la progettualità degli alunni nella fase ideativa , nella fase costruttiva e in quella della programmazione di un prototipo meccanico che sia in grado di risolvere un problem solving proposto attraverso alcune tipologie di bandi di gare.

Processi cognitivi, obiettivi didattici, operatività
All’interno del laboratorio di robotica al gruppo di studenti viene richiesto di costruire un sistema robotico. Costruire un robot pone gli alunni di fronte ad una serie di sfide che richiedono di attingere al loro pensiero astratto , alle loro conoscenze, abilità e competenze, necessari ad esempio per riflettere sulle risorse disponibili, per fare previsioni sulla riuscita del progetto, per pianificare una sequenza di azioni col fine di raggiungere degli obiettivi e per verificare l’effettivo raggiungimento di quest’ultimi.
È possibile definire i processi cognitivi come strutture mentali che gestiscono l’informazione, controllandola, elaborandola e immagazzinandola (Neisser , in La psicolgia Cognitiva ). E grazie ad essi che l’individuo è in grado di adattarsi all’ambiente, apprendere e aumentare la propria conoscenza sul mondo.
Secondo Moro et al. (Imparare con la Robotica Educativa, Erikson 2011), nonostante siano ancora poco studiati i processi cognitivi coinvolti nell’uso dei robot, è possibile delineare quelli che si suppone possano essere maggiormente implicati e potenziati dall’uso dei robot in ambito educativo:
– Abilità visuo-percettive e motorie.
le abilità visuo-percettive sono stimolate in fase di assemblaggio, quando lo studente deve scegliere i componenti, in mezzo ai tanti da cui è costituito il kit, e montarli nella maniera opportuna, per costruire il robot desiderato.
– Il ragionamento logico.
Le capacità di ragionamento, tra cui induzione, deduzione ed abduzione, sono fortemente coinvolte nella programmazione dei robot, in quanto gli studenti devono ragionare su quali indicazioni dare al robot perché compia i movimenti desiderati. Se il risultato sarà positivo, questo consoliderà le loro capacità, qualora invece i loro tentativi non funzionassero, essi possono
ripensare e ritentare. La robotica educativa, infatti,stimola anche l’approccio basato su prove ed errori, tipico della verifica delle ipotesi, che è proprio del metodo sperimentale. Gli alunni verranno aiutati a progredire nell’acquisizione del ragionamento scientifico.
– La memoria visuo-spaziale.
I robot, essendo oggetti fisici che si muovono in uno spazio tridimensionale, dovrebbero stimolare il processo di visualizzazione. Alcuni studi condotti da ricercatori dimostrano che le abilità spaziali possedute dal soggetto gli permettono di rappresentarsi la posizione dei robot nello spazio e di visualizzarne i movimenti futuri, tramite un processo di identificazione col robot stesso.
– La pianificazione.
La programmazione dei robot stimola la pianificazione e l’organizzazione gerarchica dei comandi che devono essere impartiti al robot. Lo studente, infatti, deve pianificare le azioni che vuole far compiere al robot;
– Il problem solving.
Già in precedenza è stato citato il problem solving come processo cognitivo stimolato dalla robotica educativa. Si può dire che l’impianto tipo dei laboratori di robotica educativa permetta lo sviluppo di abilità di problem solving: dalla costruzione, alla programmazione, alla pianificazione, fino ad arrivare alla verifica del proprio lavoro. Tutto ciò che viene svolto col robot può sviluppare abilità di problem solving.
– L’attenzione e la motivazione.
Secondo gli autori attenzione e motivazione si muovono di pari passo in quanto la prima dipende dalla seconda: si è più attenti, infatti, quando si è più interessati a qualcosa. La robotica educativa sfrutta la sua dimensione ludica e quella educativa per alzare il livello di motivazione degli studenti; sembra infatti che il passaggio dal lavoro al gioco e dal gioco al lavoro sia un’efficace metodologia per promuovere un apprendimento motivato.
Anche la dimensione affettiva ed emozionale, è molto presente nel lavoro con i robot. Già l’impianto laboratoriale ha un impatto diverso sui ragazzi, perché più coinvolgente e perché sentito come spazio in cui è possibile discutere e confrontarsi.
Il fatto che si lavori in gruppo, inoltre, stimola le abilità di socializzazione e anche un sentimento di condivisione e di partecipazione con gli altri, perché ci si sente parte di un gruppo.
Il fatto, poi, che al termine del lavoro vi sia un artefatto concreto, visibile e tangibile, oltre ad aumentare il coinvolgimento dello studente perché vede e tocca effettivamente ciò che ha progettato, stimola anche un sentimento di appagamento e di gratificazione per qualcosa che si è creato e che si vede funzionare. Questo aspetto ha un rilievo fondamentale nell’attività laboratoriale coi robot perché crea uno spazio in cui i ragazzi hanno la possibilità di sentirsi partecipi e emotivamente coinvolti in qualcosa.

Il ruolo dell’Insegnante: un’ impercettibile presenza ovvero un’ innocente assenza
Gli alunni durante le ore di laboratorio possono sperimentare operativamente ciò che hanno studiato, progettato, realizzato e valutato, perchè l’ottica che guida l’attività di robotica educativa è quella di “imparare facendo”, quindi l’apprendimento è situato nella pratica e legato al progetto che gli alunni devono realizzare condividendo con i compagni del team e con l’insegnante le loro idee, ipotesi e scoperte. Il compito dell’insegnante, quindi, si definisce come quello di un facilitatore dei processi di apprendimento dei ragazzi , non quello di ” impositore” delle nozioni o di “valutatore”della quantità e della qualità delle conoscenze apprese.L’insegnante si pone all’interno del laboratorio come una guida o un supervisore, in quanto gli alunni sono i principali protagonisti di tutte le fasi di lavoro.

Epilogo: Scoraggiamenti e Momenti di Gloria
Risultati
L’attività di Laboratorio si conclude con la partecipazione dei gruppi alla manifestazione del Festival di Robotica Educativa il 21 Maggio.
Occorre sottolineare che tutte le squadre coinvolte che sono presenti all’evento hanno progettato e realizzato prototipi di robot in grado di affrontare le gare , quindi hanno elaborato sia dal punto di vista meccanico, sia informatico la soluzione del problema proposto. E’ sorprendente osservare la molteplicità di soluzioni che rimandano ai diversi approcci con cui i vari gruppi sono giunti alla ideazione,progettazione, realizzazione verifica del loro prototipo.
Nulla toglie al valore delle loro soluzioni,ma come si sa le gare sono un’altra cosa.

Prima conclusione
Riassumendo è possibile delineare quattro principi fondamentali che fondano l’approccio costruzionista alla robotica educativa: (M.Moro ed altri)
– L’individuo riconosciuto come attivo:
il soggetto infatti è artefice stesso del suo processo di apprendimento, a seconda delle sue caratteristiche e delle sue esperienze;
– Imparare facendo:
una base teorica è importante, ma non sufficiente. Il costruzionismo ritiene importante l’interazione con l’ambiente fisico e grazie ad essa lo studente può apprendere, attraverso la creazione di diverse ipotesi e andando per prove ed errori, secondo un vero ragionamento scientifico;
– L’apprendimento situato:
una specifica didattica della robotica propone dei quesiti che consentono di rispondere a problemi realistici, tramite l’utilizzo pratico di nozioni derivanti da altre materie, in questo modo l’apprendimento diventa situato e legato all’esperienza diretta;
– La condivisione dell’apprendimento:
il lavoro coi robot permette ai ragazzi la condivisione con gli altri delle esperienze, delle ipotesi, degli errori e dei progressi.

Seconda conclusione
Più che una conclusione sarà meglio considerare quanto segue un rilancio sul senso e sulla pratica di questa avvincente attività che è la robotica educativa; attraverso alcuni blocchi di domande riadattate, infatti, scaturite da un’analisi e riflessione su 25 punti che Stefano Penge ha formulato su una pagina Facebook a proposito del pensiero computazionale, è possibile interrogarsi su una molteplicità di problematiche e/o di criticità che restano ancora senza risposte o poco indagate.

Domande/criticità di ordine teorico metodologico
Che rapporto c’è tra pensiero computazionale e robotica educativa( sono indipendenti, sono uno entro l’altro, sono connessi)?
La robotica educativa è utile solo in campo scientifico? Altrimenti, in quali altri campi?
È più importante risolvere problemi dati o creare strutture originali con comportamenti emergenti?
Vanno usati ambienti ( e linguaggi) diversi in base all’età, ai livelli di competenze acquisite o ai livelli cognitivi? Se sì, secondo quale principio e quale pratica?
Quanto conta nell’efficacia delle attività di robotica educativa l’aspetto affettivo( l’entusiasmo, il divertimento, la piacevolezza, la facilità, il rafforzamento dell’autostima)?
Gli aspetti di genere, di inclusione e di dispersione vanno presi in considerazione? Se sì come?

Domande/criticità di ordine organizzativo e/o didattico
Può insegnare robotica educativa chiunque? Altrimenti , solo chi ha ricevuto una formazione specifica, oppure solo chi ha una competenza informatica?
La robotica educativa a scuola va affidata ad un’ora speciale o va praticata all’interno delle altre ore (tecnologia, scienze ecc)
Deve esserci un curriculo uguale per tutti, o ogni scuola (ogni insegnante) può definire quello adeguato al contesto?
Serve un docente /tutor nelle attività di robotica educativa? E che ruolo possono avere gli studenti più avanzati?

*Coordinatore della rete Amicorobot
Allego un estratto di un elaborato scritto di un alunno della mia scuola in occasione della prova scritta di italiano durante la sessione di esami di terza media nel 2015.

“…In questi tre anni ho conosciuto molte cose che mi porterò dentro come ricordi per sempre, ma oggi vorrei parlarvi di un’esperienza che ho vissuto in prima persona. Ciò è accaduto grazie ad un progetto del mio professore di Lettere che, con un percorso durato per tutti i miei tre anni di scuola media, mi ha fatto capire l’importanza della tecnologia e della creatività nel mondo d’oggi.
Ora vi descriverò il Laboratorio pomeridiano di Robotica Educativa che ho frequentato dalle ore 14,30 alle ore 16,30 di ogni venerdì dell’anno. Quest’attività può essere schematizzata in quattro fasi:
– spiegare le conoscenze di base e le aspettative degli studenti iscritti al laboratorio;
– Guidare l’apprendimento del mondo dei robot e dei Kit della Lego;
– Individuazione di un problema e progettazione della soluzione da parte del gruppo;
– Condivisione della propria risoluzione con le altre squadre con la partecipazione al Festival della Robotica alla fine del terzo anno.
La manifestazione è organizzata da una rete di scuole “ amico robot” , cui aderisce la mia scuola che si propone i seguenti scopi:
– Aiutare gli studenti ad entrare nel mondo della robotica e far capire loro l’importanza della scienza e della tecnologia nel mondo d’oggi;
– Insegnare la progettazione e la programmazione di un robot con i Kit Lego;
– Mettere alla prova gli alunni e a risolvere un problema e spingerli a confrontare la soluzione ottenuta con i coetanei;
– Stimolare una competitività tra i coetanei ,però al fine di essere orgogliosi di sé, sia in caso di vittoria sia in caso di sconfitta nel confronto.
Ora vi parlerò della mia esperienza al festival della robotica. Quel giorno ero emozionatissimo, ci aspettava la gara; il Festival era visto da noi ragazzi come la meta da raggiungere, la fine di un ciclo in cui speravamo di dimostrare di essere all’altezza del compito e in cuor nostro di uscirne vincitori. A me sembrava solo un sogno, ma alla fine ce l’abbiamo fatta.
Mentre eravamo in pullman per raggiungere la palastra dell’Università Bicocca dove ci aspettava la gara, io mi sentivo un po’ impaurito all’idea di affrontare le squadre delle altre scuole, ma ho cercato di non pensarci troppo e alla fine siamo arrivati. I primi dieci-quindici minuti mi sono sembrati i più lunghi della mia vita; ero concentratissimo e dato che nelle prove a scuola la soluzione del problema era risultata ottimale, ero sicuro che io e ed il mio compagno di squadra, Luca, ce l’avremmo fatta a vincere contro tutti.
Appena arrivati in questa palestra molto grande e già rumorosa, io e la mia squadra ci siamo messi subito a testare il nostro robot sul campo di gara, accorgendoci subito che era molto diverso da quello che avevamo utilizzato a scuola. Le nostre prime cinque o sei prove sono fallite miseramente! Allora abbiamo modificato la programmazione del robot, ma facendo un’ulteriore prova ci siamo accorti che il sensore ultrasuoni, capace di riconoscere gli ostacoli ad un certa distanza , come le onde sonore utilizzate dai pipistrelli non funzionava, facendo andare a sbattere il robot contro la parete del labirinto. Luca, il mio caro compagno di squadra, a quel punto stava per arrendersi e continuava a ripetere: “non ce la faremo mai, siamo spacciati! Non riusciremo mai a risolvere tutte le difficoltà in tempo!”. Sentendo quelle parole mi si gelò il sangue. Allora, gli risposi “Ma sei impazzito, vuoi buttare via tre anni di lavoro alla prime difficoltà? Io non ci sto e sono certo che troveremo una soluzione e che dimostreremo a tutta la gente che è presente qui, che siamo i Migliori”. Luca sentendomi dire queste parole è rinato e nelle due ore successive siamo riusciti nel nostro intento: avevamo di nuovo il robot più veloce. Eravamo pronti alla gara, che consisteva nel costruire un robot che, dopo essere staro rinchiuso in un labirinto, fosse in grado di uscire superando diversi ostacoli nel tempo minore possibile. Ogni squadra aveva due tentativi a disposizione. Nel nostro primo tentativo abbiamo sbagliato e il mio compagno si è di nuovo demoralizzato, ma io ero sicuro che ce l’avremmo fatta, anche perché molte altre squadre aveva no fallito come noi, solo in pochi avevano completato il percorso. Dopo mezz’ora era giunto di nuovo il nostro turno; avevamo fatto solo, nell’attesa,qualche sistemazione al meccanismo e modificato qualche dato alla programmazione. Era il nostro secondo tentativo, quello decisivo; determinato, posizionai il robot al punto di partenza nel labirinto, presi la mira e pigiai il tasto “run” (corri o azionati). Il robot schizzò via e uscì dal labirinto in un tempo record senza alcun errore: 17,15 secondi, tempo imbattibile! In quel momento ho guardato il mio professore, mi ha sorriso e si è messo a saltare di gioia, sembrava un bambino a cui viene dato un dolciume. In quel momento le persone più felici al mondo eravamo noi: la mia squadra perché avevamo raggiunto il nostro obiettivo e il nostro professore perché era veramente fieri di noi.
Io consiglio di provare quest’attività a tutti, perché è molto divertente ed appassionante, per me è stata decisiva per farmi capire cosa volevo davvero; per di più mi ha insegnato a combattere per i miei sogni, a non mollare mai, a lavorare in gruppo per raggiungere il miglior risultato possibile, però sempre rispettando l’avversario e imparando da lui.
Ed anche per questo che ringrazio il mio professore che ha sostenuto me e tutti i miei compagni. Durante i festeggiamenti con i compagni oltre alla gioia per la vittoria, mi vennero in mente alcune frasi che mi disse il mio professore qualche tempo prima: “Ricorda che nella vita ci sarà sempre qualcuno più bravo di te, un gigante; tu devi essere sempre umile e sentirti un nano per imparare da lui, solo così potrai salire sulle sue spalle e riuscirai a vedere più lontano e in profondità”.