Cinema

di Ewan Mcgregor

American pastoral

USA 2016,

Produzione: Lakeshore Entertainment

Distribuzione: Eagle Pictures

Durata: 108 minuti

I complotti del caso

A CHI? Agli adulti che hanno voglia di mettere in discussione le proprie certezze.

PERCHÈ? Per ammirare un’opera che celebra l’incommensurabile complessità delle relazioni umane e per ricordare che molte volte i casi della vita giocano duro.

IL FILM: Lui è il grande Lebov, alto, forte, biondo, intelligente, atletico, responsabile, gentile. Lui è “lo svedese”, in sintesi: un perfetto. La sua energia irradia bellezza tutt’intorno, facilita l’invidia, la fantasia, l’ammirazione di chiunque. Sposa una bella e concreta donna che ricambia il suo amore, ha una fabbrica che rende da generazioni, diventa papà di una bella bimba. La storia ha però tutti i connotati di una tragedia che si articola innestandosi nelle pieghe del contesto storico che attraversa gli anni Sessanta e Settanta americani; anni feroci, rivoluzionari, ardenti che influenzano in modo significativo il corso degli eventi che vive Lebov. Sì, perchè la bella bimba, la sua bella figlia diventa, nel tempo, una ragazza irriconoscibile; aumenta con la crescita il suo difetto di pronuncia, la sua voce tartaglia e la sua rabbia cresce, inoltre assume, fa propri i furori dei gruppi ribelli che lottano contro le eclatanti ingiustizie della guerra, del razzismo. Assistiamo alla progressiva trasformazione della bambina silenziosa e malinconica in una adolescente con scarse relazioni, con notevole impedimento nella comunicazione orale, quella che i primissimi piani delle sue labbra che si inceppano durante la pronuncia delle parole ci restituiscono all’ascolto, con una insistenza a tratti insopportabile. La rabbia che la ragazza cova, esplode attraverso la totale adesione alla logica del terrorismo; una minorenne che crede, ha fede nelle idee e le asseconda, mettendosi contro i genitori, quei “borghesi” sfruttatori. L’incresparsi delle pieghe dei volti, l’accendersi di offese gridate, lo scorrere delle lacrime trasformano completamente l’identità e il ruolo dei genitori e della figlia: la perfezione familiare si infrange, la distanza si apre, la sofferenza di ciascuno corrode l’interno e l’esterno dell’esperienza. Ma tu chi sei? Chi è mia figlia? Chi è diventata? Le domande affaticate che scalciano nella testa della madre e del padre portano avanti uno dei nodi fondamentali: quanto si governa la natura dell’identità della propria figlia? Chi ne è responsabile? Il potere del difetto di pronuncia, il potere dell’ideologia, il potere del confronto con i pari, il potere dei geni, il potere dell’educazione genitoriale. A chi appartiene la personalità in crescita? La risposta non arriva, ma arriva qualcosa di altro:i n forma iconica forte, mai sopra le righe, sempre pressante con primi piani di dialoghi incandescenti, ecco il ritratto di un amore impronunciabile. È il potere dell’amore che lega Lebov a sua figlia, malgrado le sue azioni irreversibilmente dannose. Malgrado il caso. Perchè è lui, il caso, il protagonista invisibile di un film che ha osato tradurre in immagini il testo narrativo di Philip Roth; è il caso che travolge, irrompe, si impone con sottile invadenza, con pesante pienezza, con inflessibile cadenza a ricordare che progetti e programmi sono solo culle in cui crediamo di tenere al sicuro le nostre vite in movimento. La visione del film mette in moto riflessioni che non perdonano. Da vedere per amare un dettagliato ritratto dell’America degli anni Settanta in cui affonda una storia che è segno di quei tempi ma è, soprattutto, segno dello spessore dei legami umani, della travolgente complessità del caso che in essi si annida rivelandone inattesi potenziali distruttivi. Ma anche spinte soavemente creative.

Cristiana La Capria

di Andrew Stanton e Angus MacLane

Alla ricerca di Dory

USA 2016

Produzione: Pixar Animation Studios

Distribuzione: Walt Disney Picture

Durata: 97 minuti

Perdere la rotta della ragione

A CHI? Ai grandi, a quelli che prendono le vitamine per rinvigorire la memoria, usandola per ricordare gli appuntamenti di lavoro da inserire in agenda e dimenticando chi li ama.

PERCHÈ? Per disimparare a proiettare le azioni e i pensieri in piani troppo definiti, per vivere sull’onda degli imprevisti, delle congiunture, delle occasioni. Per perdere la memoria e ritrovarla altrove,

IL FILM: Sprofondare nelle viscere del mare e sentire lo spessore dei colori densi della vita che sta là in fondo. Alla ricerca di Dory è una corsa alla memoria, un inseguimento appassionato, sulle tracce di ricordi mancati, lungo il selciato degli affetti memorabili delle origini. Questo è il centro narrativo di questo film che ha rischiato nel proporsi come sequel dell’azzeccatissimo Alla ricerca di Nemo, senza però invidiargli proprio niente, anzi. Lo stupore dello sguardo della pesciolina azzurra che incarna con poesia tante delle debolezze umane, è penetrante come i suoi pensieri: non ricorda ciò che ha appena detto e fatto, non fa in tempo a progettare un’azione che già l’idea è cancellata, ma il suo ragionare incanta e spiazza. Svanita? Ingenua? Persa? Lei interpreta una fragilità che è anche una forma di intelligenza fuori dal comune, capace di leggere il mondo con lenti capovolte, disattenta ai nomi, alla funzione degli oggetti, al risultato concreto dei processi, ma sensibile ai legami, alla lealtà, alla fiducia nell’altro. Un film carico di bellezza visiva, narrativa, esistenziale. Una storia di formazione capovolta, che fa saltare i punti fermi dell’immagine di vita sensata, pianificata, concreta e sostanziosa propria dell’idea di successo codificata nel nostro Occidente. La vita è scoperta di fondali, di correnti improvvise, di fluttuazioni, di incontri intrecciati, altri svaniti, poi ritrovati. Una lezione che sembra destinata soprattutto ai grandi, a quelli che stanno attenti a tenere sveglia la memoria a breve termine per portare avanti il lavoro della giornata e lasciano perdere il senso dei legami che segnano nel tempo l’identità. Dory vaga e divaga nel profondo blu del mare, ma poi si impiglia nel nodo fondamentale, la memoria di mamma e papà, ora che lo sa, non può non cercarli, ora che si è ricordata di loro si impegna a ritrovarli e si butta in situazioni pericolose con slanci di coraggiosa intraprendenza. Ci rallegra, ma anche ci fa pensare la sua capacità di seguire la scia adattandosi alle onde, senza progettare troppo, senza irrigidire l’orizzonte su traiettorie fisse. Questo è un film che risveglia la memoria delle cose che contano, che recupera il passato e spinge verso un futuro in grado di trascinarci in avventure sorridenti fino al centro di quell’universo marino che sta dentro di noi.

Cristiana La Capria