Musica

Norah Jones

Day Breaks

Universal Classic, 2016, € 19,90

Spesso il successo danneggia l’ispirazione.

Sembra lecito aspettarsi da Norah Jones qualcosa di meglio di Day Breaks, sesto ed ultimo album della cantante americana, soprattutto considerando ciò che ha mostrato a tutto il mondo nel suo album di esordio ed in quelli immediatamente successivi. La musicista di New York ha strabiliato e stregato tutti grazie alla sua voce calda e morbida, alla sublime tecnica canora ed alle atmosfere, spesso sognanti ed ammaliatrici, dei suoi brani.

Norah, figlia di Sue Jones (cantante soul) e Ravi Shankar (famoso suonatore di sitar, nonché insegnante di George Harrison, chitarrista dei Beatles), ha da sempre avuto una formazione musicale che ha toccato generi quali il blues, il jazz, il country ed il gospel.

Il suo stupefacente disco di debutto Come Away With Me (2002) ha raggiunto lo strabiliante numero di 20 milioni di copie vendute, entrando nella classifica dei 50 album più venduti di tutti i tempi. Oltre a questo, la Jones ha vinto la bellezza di 5 Grammy Awards (l’equivalente dei Premi Oscar nella musica) in una sola serata, record raggiunto solo da regine del soul, r&b e pop come Alicia Keys, Beyoncé, Amy Winehouse e Lauryn Hill. Le successive uscite discografiche, Feels Like Home (2004) e Not Too Late (2007), primo caso in cui scrive tutti i testi delle canzoni di sua mano, hanno rafforzato l’immagine di artista affermata a livello mondiale, facendo registrare 15 milioni di copie acquistate negli USA e circa 40 milioni in tutto il resto mondo, oltre ad altri 9 Grammy. Dopo gli straordinari inizi, The Fall (2009), …Featuring (2010) e …Little Broken Hearts (2012) non hanno però rappresentato né la crescita stilistica aspettata, né una continuità nel campo delle vendite. Il sesto album dell’artista è Day Breaks: in realtà, la Jones cerca di riprendere la strada percorsa con successo nei lavori precedenti, ma è proprio per la mancanza di creatività e di innovazione stilistica che non si rimane complessivamente soddisfatti dopo l’ascolto del disco. Brani come “It’s A Wonderful Time For Love” e “Burn” esprimono un carattere neutro e poco emotivo, seguendo linee jazz molto tecniche e precise (forse troppo). Dal punto di vista strettamente strumentale non ci si può lamentare neanche di “Once I Had A Laugh” e di “And Then There Was You”, colpevoli di costituire un copione che si ha la sensazione di avere già letto.

Nell’opera sono presenti anche tre cover: “Don’t Be Denied” di Neil Young (poco impulsiva e troppo razionale), “Peace” di Horace Silver (con un sassofono prepotentemente incisivo, ma senza quelle atmosfere fumose e malinconiche presenti nel brano considerato) e “Fleurette Africaine (African Flower)” di Duke Ellington (senza lo scambio alternato di tamburi e pianoforte che si rincorrevano l’un l’altro). Seppure il talento della Jones potrebbe essere in grado di perfezionare questi pezzi, già notevoli nella loro versione originale, il risultato non è pienamente soddisfacente per l’assenza di quella delicata e particolare componente emotiva che ha rappresentato il marchio di fabbrica dell’autrice di “Sunrise” sin dai suoi esordi.

Non è certamente in dubbio il talento dell’artista, che fa sempre capolino, anche da pezzi che non ne rendono l’effettiva e reale caratura. Ciò che stupisce nell’ascolto di “Day Breaks” è che non ci sia niente di particolare e di speciale che emerga da un jazz pulito ed ordinato. Insomma, una linearità che quasi sfocia nell’impersonale. Eppure le potenzialità per stupire ancora, come ci ha già mostrato in passato, ci sono tutte, eccome.

Raphael Gualazzi

Love Life Peace

Sugar, 2016, 18,99

Il sorprendente quarto album del cantautore di Urbino consolida il suo successo nel panorama della musica italiana e non solo. Questo perché il nostro Gualazzi, il quale ha sempre scelto titoli inglesi per i suoi lavori discografici (Love Outside The Window nel 2005, Reality And Fantasy nel 2011, Happy Mistake nel 2013 e Love Life Peace nel 2016), non si è limitato all’Italia per far conoscere il proprio talento, ma si è spinto oltre, facendosi conoscere in giro per l’Europa. Infatti il suo curriculum parla chiaro: oltre alla partecipazione a manifestazioni di genere (Fano Jazz, Trasimeno Blues e Ravello International Festival, tra gli altri) ed a kermesse popolari (vincitore della categoria Giovani al Festival di Sanremo nel 2011, con il brano “Follia d’amore”, e seconda posizione con The Bloody Beetroots nel 2014, con “Liberi o no”) nel proprio paese, ha avuto modo di veder comparire il proprio nome tra quelli di altri artisti di livello internazionale nella compilation Piano Jazz uscita in Francia nel 2008, suonare al Side Club di Parigi (tempio europeo della musica jazz), classificarsi al secondo posto all’Eurovision Song Contest 2011 in Germania e, sempre in quella occasione, vincere il premio della giuria tecnica.

L’anima stilistica di Gualazzi possiede un nucleo di carattere jazz, maturato grazie all’istruzione musicale con cui è cresciuto il pianista, e presenta, inoltre, altri generi vicini ed affini, quali il blues, il soul ed il ragtime, fusi tra di loro.

Il 15 luglio 2016, dopo due anni di assenza dalle scene, esce il singolo “L’Estate Di John Wayne” (brano notevole sia per l’originalità del testo che per la varietà del contesto musicale) che annuncia l’uscita del quarto album “Love Life Peace”:Ho scelto un titolo semplice che potesse mettere in rilievo delle tematiche importanti: amore, vita, pace. Questo progetto intende rappresentare una tappa importante del mio percorso artistico, ma anche concentrarsi su quello che ci accade intorno. C’è bisogno di un messaggio semplice ma concreto”, ha affermato l’artista in un’intervista.

Se il titolo, a quanto dice l’autore, fa riferimento alla semplicità, lo stesso non si può dire del contenuto di questo disco. La musica che si ascolta, infatti, è ampiamente variegata. La canzone intitolata “Mondello Beach” ha sonorità un po’ cubane (una specie di mambo rivisitato) ed un po’ circensi, una via di mezzo tra la musica popolare siciliana ed il jazz originale di New Orleans. Il duetto con Malika Ayane, “Buena Fortuna”, fonde la bossa nova con il pop. “Lotta Things” si tinge di tonalità rockabilly, quasi da saloon western, per poi trasformarsi in un pezzo disco music, mentre “Disco Ball” ha un carattere funky con accenti dance.

Al di là dei propri gusti musicali, non si può non rimanere in qualche modo colpiti dallo stile versatile di Gualazzi, il quale rappresenta una felice eccezione nel panorama della musica italiana, in fatto di innovazione e mescolanza di generi. Love Life Peace continua il processo di maturazione dell’artista, ripercorrendo le orme lasciate dietro di sé dai lavori precedenti, ma cercando di perfezionandosi ulteriormente con nuovi spunti ed esperimenti.

Insomma, qualcosa che vale la pena di provare, almeno una volta, ad ascoltare.